COMITATO PROVINCIALE AREA PRATESE

Lavori sulla Direttissima, Risaliti: “Pratesi si sentono isolati”

Lavori sulla Direttissima, Risaliti: “Pratesi si sentono isolati”
Cronaca Prato, 03 Febbraio 2021 ore 10:22

Anche il Cpap, Comitato Provinciale Area Pratese, interviene sui lavori che da settimane stanno creando disagi ai pendolari del treno.

Lavori sulla Direttissima

“La chiusura quasi totale, e per un lungo periodo, dei trasporti ferroviari  passeggeri sulla linea Prato Bologna , la storica Direttissima, sta creando pesanti disagi ai cittadini  della Provincia di Prato e zone limitrofe; naturalmente i più penalizzati risultano i residenti nei Comuni della Vallata”.

Così inizia la sua nota scritta Roberto Risaliti del Comitato Provinciale Area Pratese

“I Pratesi si sentono isolati  tanto più dopo  il “declassamento” della Direttissima in seguito all’attivazione della Tav che ha eliminato la seconda città della Toscana ( ormai titolo che sembra non avere alcuna rilevanza) dai grandi assi ferroviari  in   grado  di garantire veloci collegamenti con le più importanti città italiane. La storica Prato-Bologna non deve “chiudere” ma essere rinvigorita. Ecco alcune idee. Prima di tutto devono essere aumentati gli Intercity che  rimangono, pur sempre, un mezzo abbastanza veloce di collegamento diretto con Milano e Roma senza fastidiosi cambi di treno , soprattutto se con bagagli a mano. Si deve poi dare  concreta attuazione alla famosa “metropolitana della Val di Bisenzio” creando altre  stazioni di fermata lungo il tragitto Vernio-Prato  sì da renderla preferibile alle  “curve”  ed agli ingorghi di traffico  della 325. Si deve far diventare la Stazione di Prato Centrale un “terminal ferroviario” di smistamento del traffico verso Bologna- Firenze e Lucca – Versilia; un capolinea “a raggiera”, vista la  posizione baricentrica della nostra città,  con coincidenze favorevoli e comode in modo  da incentivare i cittadini a spostarsi verso le  tre direttrici usufruendo esclusivamente del servizio ferroviario. Sogni? Forse. Ma se non ci diamo una mossa rischiamo di diventare davvero una “enclave ferroviaria”.

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