Un volo impeccabile, con andata e ritorno. Così, lo scoppio del carro si è svolto con successo. Sotto un caldo sole primaverile, una grande folla, composta da fiorentini e turisti, ha assistito senza intoppi allo spettacolo pirotecnico del Brindellone.
Alle ore 11:06 della mattina di Pasqua, sul sagrato del Duomo di Firenze, si è svolto il rito secolare che unisce folclore e devozione. Protagonista della mattinata è stata la colombina, un razzo a forma di colomba – simbolo dello Spirito Santo – che, partendo dall’altare all’interno della Cattedrale, ha percorso la lunga navata centrale per uscire dal portone principale. Qui, nel “paradiso” (così viene chiamato lo spazio tra il sagrato e il Battistero), attendeva il carro di fuoco pronto per essere innescato. La colombina era stata accesa con il fuoco sacro, la cui scintilla è derivata dalle pietre del santo sepolcro, un momento del rito che si celebra la sera del Sabato Santo. Una volta acceso l’innesco del carro, la colombina doveva completare il viaggio di ritorno fino all’altare, e così è stato. Il successo di questo meccanismo era anticamente associato al “buon raccolto”. Nel corso dei secoli, si è diffusa la superstizione che un fallimento della colombina potesse portare a eventi nefasti, come l’alluvione del 1966 o la grande gelata del 1985, con l’ultimo “intoppo” registrato nel 2018.
Le radici storiche del rito
Questa tradizione millenaria affonda le sue origini nella crociata di Goffredo di Buglione, a cui partecipò anche Pazzino de’ Pazzi, esponente della nobile casata fiorentina. Secondo la leggenda, Pazzino fu il primo a salire sulle mura di Gerusalemme. In segno di gratitudine, l’Imperatore lo omaggiò con schegge del santo sepolcro, reliquie che Pazzino portò in trionfo a Firenze. Per celebrare questo evento, fu costruito un carro che è giunto fino a noi. Nel corso dei secoli, l’usanza ha subito trasformazioni, inclusi momenti di damnatio memoria legati alla vendetta medicea contro i congiurati della famiglia Pazzi, e ha conosciuto grandi ritorni e drammatiche interruzioni, come durante le guerre o a causa del Covid. Tuttavia, la tradizione è sempre sopravvissuta, giungendo fino ai nostri giorni.