L’analisi dei dati pubblicati dalla Banca d’Italia

Zona rossa o lockdown? I soldi restano sul conto corrente (e aumentano)

La ricchezza non teme l’avanzata della pandemia, numeri in crescita ovunque

Zona rossa o lockdown? I soldi restano sul conto corrente (e aumentano)
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Nel luglio scorso, con i dati aggiornati al termine del lockdown, i nostri settimanali “Giornale di Pistoia e della Valdinievole”, “Bisenziosette”, “Chiantisette” e “Valdelsasette” vi avevano già svelato una sfaccettatura della pandemia che, fra locali ed aziende chiuse, lavoro che scarseggiava e prospettive future decisamente cupe, lasciava davvero stupiti: restando a casa le spese sono diminuite (quelle accessorie, diciamo così, non certo le rate del mutuo o le bollette) e, di conseguenza, chi ha uno stipendio regolare ha visto accrescere il proprio conto in banca.

A distanza di otto mesi siamo tornati, pertanto, a vedere com’è la situazione e lo stupore resta tale: i risparmi in banca dei toscani non temono ne il lockdown ne le zone rosse come dimostrano i dati che riportiamo nella tabella in alto a questa doppia pagina.
E viene da chiedersi: ma di fronte ad una crisi, grossa, di alcuni settori economici specifici (ristorazione, turismo, wellness, palestre e tanti altri) siamo tutti “Paperon dei Paperoni” e non lo sapevamo oppure, semplicemente, vale sempre la vecchia regola che i risparmi di una vita fatti dai nostri nonni, tramandati ai nostri genitori ed arrivati fino a noi servono davvero a tenere in piedi la nostra economia?

I riflessi dei numeri
Così, come successo durante il lockdown, anche per le varie “zone” che si sono susseguite in questi i mesi i soldi in banca di tutti i pistoiesi, i fiorentini, i pratesi ed i senesi sono aumentati. In maniera decisamente meno esponenziale rispetto a quanto successe fra marzo ed aprile del 2020 ma la tendenza quella rimane, tenendo presente che, in questo caso, l’ultimo dato aggiornato che possiamo pubblicare è quello al 31 gennaio scorso e, di conseguenza, con già la “seconda ondata” autunnale sulle spalle e maggiori consumi durante le festività natalizie.
La classifica in Toscana
C’è un dato sicuramente curioso che emerge da tutte le cifre che si possono estrapolare dal database della “Banca d’Italia” e che, raffrontato con quanto poi è realmente accaduto nel quotidiano di tutti noi, fa riflettere: da un anno a questa parte la ricchezza è sempre aumentata tranne che nel raffronto fra l’ottobre ed il novembre scorso quando la situazione pandemica è tornata a farsi pesante ed, evidentemente, le spese sono salite per molti, magari anche per affrontare problemi di salute. Complice numero di popolazione più elevato, al comando della ricchezza resta la provincia di Firenze con 31,93 miliardi di euro ed una crescita dalla fine del lockdown 2020 di quasi due miliardi: menomale che il turismo si è azzerato ed interi settori economici sono alla canna del gas. Una ricchezza che, però, durante l’estate scorsa, era scesa fino a 29,97 miliardi di euro a giugno.

Il “caso Siena” che avevamo fatto emergere già nella precedente inchiesta resta ancora nel suo habitat: fra le province di uscita dei nostri settimanali rimane la seconda con 7,87 miliardi di euro accantonati al gennaio scorso ma con uno scarto inferiore a quello degli altri confrontando con aprile 2020 (7,30). Quello che c’è da segnalare, però, è che siamo sempre oltre il miliardo di euro sotto alle cifre che erano accantonate, per esempio, ad aprile 2019 o ad anni ancora precedenti, segno di quanto la crisi del famoso “sistema Montepaschi” in tutta la provincia senese si è fatto sentire e, probabilmente, sono strascichi che andranno avanti ancora per diverso tempo.
Fra Pistoia e Prato, invece, il duello continua a vincerlo la città di Giano su quella laniera, anche se il margine di differenza di ricchezza e minimo seppur con tessuti economici molto diversi fra loro. La provincia di Pistoia, nell’aprile 2020, poteva contare su di una ricchezza di 6.53 miliardi di euro che, invece, al gennaio scorso è cresciuta fino a 7.12 mentre Prato partiva da 6.51 e adesso si attesta a 7.10: in otto mesi, quindi, tutto è rimasto fermo com’era anche se bisogna dire che il calo certificato fra ottobre e novembre come fatto notare poche righe sopra si è visto molto di più nel pratese piuttosto che nel pistoiese.

In numeri generali, alle spalle di Firenze il podio è completato da Pisa con 10.81 miliardi di euro di depositi bancari e da Lucca che si ferma subito dietro a 10.80: quarto posto per Arezzo con 8.98 e poi arrivano i nostri territori con Siena al quinto posto in Toscana, Livorno al sesto con 7.47, l’accoppiata Pistoia-Prato come appena descritto e chiusura della graduatoria affidata a Grosseto con 4.73 e Massa Carrara con 4.49. Numeri che fanno capire come ci sia un passo decisamente diverso sul fronte interno rispetto alla costa, eccezion fatta soprattutto per il pisano.

Le motivazioni
La domanda che ci facciamo è semplice: come è possibile, in un periodo del genere, aver fatto crescere il conto in banca? Perché rispetto al lockdown in tanti si sono mossi, comunque, di più e, allo stesso tempo, numerose attività sono rimaste ferme al palo. E, vedendo quanto succede anche con gli ultimi dati pubblicati sul fronte della povertà e chi va alle varie mense Caritas, la sensazione è quella che con questi numeri si stia sempre più ampliando la forbice fra chi sta bene ed accresce la propria ricchezza e chi, invece, non ha più nulla.
Ora ci troviamo di fronte mesi che potrebbero portare i cittadini toscani a risparmiare di meno di fronte alla riapertura di tante attività (si spera) e verso l’estate: sarà interessante rianalizzare questi numeri poco prima di Natale per capire se la tendenza sarà confermata oppure no anche perché, alle porte, c’è la fine del blocco dei licenziamenti che potrebbe portare notizie davvero pessime per tantissime famiglie.

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