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Firenze, 30 anni dalla strage dei Georgofili

In Toscana la mafia è quella dei colletti bianchi. Il 45% dei crimini mafiosi è compiuto in campo economico

Firenze, 30 anni dalla strage dei Georgofili
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In occasione dell’avvicinarsi del trentennale della strage di via dei Georgofili, CNA Firenze Metropolitana ha organizzato ieri sera, insieme a Banca Ifigest, la tavola rotonda “Imprese e legalità”.

Firenze, 30 anni dalla strage dei Georgofili

A prenderne parte Giacomo Cioni, presidente di CNA Firenze Metropolitana, Stefano Ciuoffo, Assessore alla legalità della Regione Toscana, Maria Federica Giuliani, Assessora alla legalità del Comune di Firenze, Daniele Gabbrielli dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, Luca Federici, consigliere di Banca Ifigest e Francesco Nocentini, giornalista.

A moderare il dibattito la giornalista Laura Montanari.

Un tema cruciale per la Toscana che è uno dei territori d’interesse per le consorterie criminali.

In base al sesto rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana (anno 2021, cura di Regione Toscana e Scuola Normale Superiore di Pisa) a farla da padrone è la ‘ndrangheta a cui sono riconducibili il 47% degli episodi criminali mafiosi. A seguire, crimini riferibili ad associazioni di origine prevalentemente mista e straniera (26%), alla Camorra (19%) e a Cosa nostra (3%).

I crimini sono compiuti prevalentemente in campo economico (45%), in misura uguale sia per le attività di riciclaggio che per i reati connessi (come quelli fiscali, truffe e frodi). Poi il traffico di stupefacenti (18%), estorsione/usura (10%), il favoreggiamento all’immigrazione clandestina e la criminalità ambientale (entrambi 6%), la prostituzione/caporalato, la contraffazione, la corruzione (tutti 4%) e i reati predatori (3%).

Azioni criminali compiute non solo nei mercati illeciti, ma anche attraverso meccanismi di infiltrazione delle mafie nei circuiti dell'economia legale: i settori economici di riferimento sono immobiliare (24% dei casi), costruzioni ed estrazione (17%), rifiuti (13%), appalti (11%), attività manifatturiere (11%), trasporti e logistica (9%), attività finanziarie (7%), alberghi e ristoranti (6%), altro (2%).

La pandemia ha spianato la strada alla crescita del riciclaggio: le difficoltà vissute dalle imprese toscane, specialmente nei settori turistico-alberghiero, manifatturiero, del commercio e della ristorazione, hanno evidenziato infatti una crisi legata in gran parte alla mancanza di liquidità.

Ciò ha lasciato spazio di manovra alle organizzazioni criminali forti dell’elevata disponibilità economica che gli consente di operare in sostituzione o in aggiunta allo Stato sociale.

“Soprattutto in tempi come l’attuale, caratterizzati da crisi economica, risalita incontrollata dei prezzi delle materie prime e, fino al 2022, da restrizioni legate allo stato di emergenza pandemica, il rischio che le organizzazioni mafiose si infiltrino nell’economia legale si fa più forte. Occorre monitorare costantemente tutti questi fenomeni e reiterare esperienze come quella del tavolo anti usura coordinato dalla Prefettura, di cui fanno parte tutte le associazioni di categoria che hanno un punto di vista privilegiato sui crimini di natura economica di cui sono oggetto le imprese” ha dichiarato Cioni.

“La mafia non è più quella delle stragi ma è la mafia dei colletti bianchi. Siamo passati dai pizzini alle holding, ai fondi di investimento, alle società collocate in borsa, ai paradisi fiscali – ha esordito Ciuoffo - Rispetto agli scenari nazionali possiamo ancora dire, con una certa cautela, di essere un’isola felice: le mafie sono presenti con investimenti, ma non hanno radicamenti sociali perché la cultura della legalità in Toscana non è fatta di vertice, ma è un’attitudine consolidata nel sistema economico.

Però bisogna che questa naturale vocazione consolidata venga valorizzata e non messa in discussione e che gli imprenditori non si sentano indifesi se si trovano difficoltà. Non saranno sotto il racket, non saranno sotto il pizzo, però potrebbero impattare con i sistemi mafiosi per l’usura, per l’utilizzazione di manodopera messa a disposizione con meccanismi non legali”.

L’Assessora Giuliani ha ricordato come “il ‘93 sia stato un anno terribile non solo per Firenze, ma anche per Roma e Milano: una guerra allo Stato che la mafia voleva intimorire.

C’è un prima, un dopo, ma anche un poi: oggi, come istituzione ci troviamo a lavorare con qualcosa che in questi 30 anni è sensibilmente cambiato.

Anche grazie a magistrati meravigliosi come Gabriele Chelazzi abbiamo capito come lavoravano, come erano strutturati, ma oggi oserei dire come sono cambiati”.

Gabbrielli ha raccontato, in presa diretta, gli istanti successivi alla strage e i mesi che seguirono, mentre Nocentini ha ripercorso la cronaca, anche giudiziaria, della vicenda.

La tavola rotonda ha preceduto l’apertura della, mostra sponsorizzata da CNA, UNAEZEROQUATTRO di Paolo Cagnacci e Matteo Cesari.

La mostra fotografica, curata da Irene Alison, sarà ospitata dalla galleria Rifugio Digitale, in via della Fornace 41, dal 25 maggio 2023 (vernissage ore 18:30), al 18 giugno 2023.

Contemporaneamente, la sezione video della mostra verrà proiettata dal 25 al 27 maggio 2023 presso la Sala d’Arme di Palazzo Vecchio.

“A 30 anni da quel terribile attentato, ne abbiamo documentato fotograficamente l’eredità, ricostruendo parte degli eventi lungo il filo delle diverse piste tracciate dagli inquirenti. Nei familiari delle vittime, nei feriti, negli avvocati che istruirono i processi, nei vigili del fuoco che quella notte estrassero i corpi dalle macerie, ma anche negli oggetti ritrovati e custoditi come ultimi ricordi e negli anonimi luoghi nei quali furono preparati i passaggi cruciali dell’attentato, resta viva la memoria di un evento che ha profondamente segnato la storia italiana” spiegano i due autori.

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