La guerra in Medio Oriente sta comportando un aumento dei costi di produzione per le aziende agricole toscane, con rincari che in alcuni casi superano il 30%. Secondo Coldiretti Toscana, i settori maggiormente colpiti sono energia, fertilizzanti e materie plastiche. Questo rappresenta una vera minaccia per la filiera agroalimentare regionale, che coinvolge 327 imprese e quasi 4.000 lavoratori nel segmento dell’industria alimentare, come evidenziato dall’Irpet.
Le tensioni nel Golfo Persico stanno anche ostacolando la crescita dell’export agroalimentare toscano, che negli ultimi cinque anni aveva visto un incremento del 55% verso i Paesi del Medio Oriente. Tra le categorie più critiche, i fertilizzanti mostrano un aumento significativo: l’urea ha registrato rincari intorno al 35% rispetto al periodo pre-conflitto, con prezzi che superano i 200 euro a tonnellata. Anche altri prodotti, come il nitrato ammonico e il solfato ammonico, seguono questa tendenza, evidenziando la forte dipendenza dell’Europa dalle importazioni.
Un ulteriore elemento di preoccupazione è il rischio di un rallentamento nei traffici commerciali, poiché il canale di Hormuz rappresenta un snodo cruciale per le esportazioni verso mercati come Emirati Arabi, Israele e Arabia Saudita, un bacino che vale complessivamente circa 56 milioni di euro per la Toscana.
In questo contesto, Coldiretti Toscana rivolge un appello alla politica, sollecitando interventi strutturali e l’assegnazione di risorse europee per sostenere le imprese agricole e proteggere i consumatori.