Economia
Firenze

Bnl, sciopero e presidio a Firenze davanti alla sede in via de’ Cerretani contro il nuovo piano industriale che “precarizza il lavoro”

La Fisac Cgil: “No all’esternalizzazione di 900 addetti, tra cui 30 fiorentini, e no alla chiusura di 135 agenzie, di cui 3 in Toscana. Senza soluzioni, la lotta andrà avanti”.

Bnl, sciopero e presidio a Firenze davanti alla sede in via de’ Cerretani contro il nuovo piano industriale che “precarizza il lavoro”
Economia Firenze, 24 Gennaio 2022 ore 12:14

Bnl, sciopero e presidio a Firenze davanti alla sede in via de’ Cerretani contro il nuovo piano industriale che “precarizza il lavoro”

Oggi i lavoratori e le lavoratrici della Bnl hanno scioperato per la seconda volta in meno di un mese e hanno fatto stamani un presidio di protesta a Firenze davanti alla sede centrale della banca in via De’ Cerretani. L’agitazione è proclamata a livello nazionale da Fisac Cgil, First Cisl, Uilca Uil, Fabi e Unisin.

Dopo lo sciopero ampiamente riuscito del 27 dicembre scorso, banca Bnl, azienda facente parte primo gruppo bancario europeo Bnp Paribas, è rimasta sorda alle richieste che i sindacati portano avanti da mesi.

Per i sindacati si tratta di una precarizzazione del lavoro

“Chiediamo di ripensare il nuovo piano industriale che prevede l’esternalizzazione di circa 900 lavoratori, di cui una trentina sulla piazza di Firenze, la chiusura di 135 agenzie di cui 3 in Toscana (in particolare rimane senza agenzia Bnl il comune di Massa), zero assunzioni nella rete di agenzie per i prossimi tre anni e la contemporanea immissione nelle stesse di lavoratori a partita iva – spiega Laura Marchini, segreteria coordinamento Fisac Cgil Bnl -. Un vero e proprio piano di precarizzazione del lavoro attraverso la cessione di circa il 10% della forza lavoro ad aziende neo costituite che non danno nessuna garanzia occupazionale e la progressiva sostituzione del personale della rete con consulenti a partita iva”.

Il tutto in uno scenario che vede Bnl sbandierare risultati economici positivi e la casa madre incassare 15 miliardi dalla vendita di Bank of West negli Usa. Mentre già si è chiusa, senza accordo tra le parti, la cessione di 270 dipendenti dell’It (Information technology), nei prossimi giorni si aprirà il confronto nell’ambito della procedura di cessione di parte del back office che interessa quasi 600 lavoratori.

“Questo appuntamento – dice Marchini – sarà l’ultima occasione per sanare le storture di questo scellerato piano di riorganizzazione che mette da parte i bisogni dei lavoratori, dei territori e della clientela con l’unico obiettivo di remunerare maggiormente il capitale. Auspichiamo che l’azienda sia disposta a trovare una mediazione per una soluzione complessiva o la nostra lotta continuerà”.

 

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