Cultura
LA STORIA

L’uomo che fece grande la città gigliata e che parla ancora alle nostre coscienze

Il libro “Firenze è la mia patria, Coluccio Salutati e la nascita dell’Umanesimo”, di Massimo Vanni.

L’uomo che fece grande la città gigliata  e che parla ancora alle nostre coscienze
Cultura Firenze, 17 Ottobre 2022 ore 19:39

L’uomo che fece grande la città gigliata e che parla ancora alle nostre coscienze

di Osvaldo Sabato

Coluccio Salutati, chi era costui? Il nome ci è familiare soprattutto per via della toponomastica, non tutti però ricordano che fu lui, nativo di Stignano, frazione del Comune di Buggiano, a fare grande Firenze tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento. Non era un accademico, era un notaio.
Diventò cancelliere della Repubblica fiorentina e da lì, da Palazzo Vecchio, aprì la strada all’Umanesimo, che in capo a pochi anni si diffuse in tutta Europa.

Il libro

C’è un libro appena suscitò a ricordarcelo (Firenze è la mia patria, Coluccio Salutati e la nascita dell’Umanesimo, Porto Seguro editore): l’ha scritto Massimo Vanni, un giornalista oggi impegnato nella ristorazione e nella guerra con le bollette, che stanno mettendo a rischio la sua attività e quella di tante piccole aziende.
A fronte di una spesa media di mille euro al mese, ha ricevuto un bolletta di oltre 5mila euro e una di quasi 8mila. Piazza dei Ciompi è a quattro passi, anche la mitica Piazza di Santa Croce è nei paraggi. La ragnatela di strade e stradine fanno di questa parte di Firenze una sorta di labirinto nel quale muoversi non è poi così complicato.
E’ qui che si trova il suo ristorante vietnamita. La zona molto popolare, la strada è un via vai continuo di auto, scooter e biciclette, a fare da contorno qualche scritta sui muri e la schiera dei cassonetti interrati perennemente ricettacolo di rifiuti ingombranti, posizionati da persone lontane dal rispetto di una pur minima regola di convivenza civile.

Via dell'Agnolo a Firenze

E’ via dell’Agnolo a Firenze, la strada dei tabernacoli e dei fiorentini di una volta. Almeno, così pare. Anche se la vicina moschea di Piazza dei Ciompi fa di questo angolo della città una sorta di intreccio di voci e culture. Pizzerie, ristoranti e trattorie della tipica cucina fiorentina vanno a braccetto con il kebab e il pane arabo condito con i sapori orientali. In questo angolo Firenze è una miscela di accenti e zig zag tra le “cacchine” dei cani, lasciate come ricordo della loro passeggiate, naturalmente loro poverini non hanno nessuna colpa, il problema molto spesso sono i loro padroni. Così tra una bolletta e l’altra Massimo ha trovato il tempo di scrivere questo libro. Forse anche per fuggire un presente doloroso. Del resto basta vedere la televisione per capire che le cose non vanno bene: la guerra in Ucraina, le bollette impazzite, come il clima, la situazione politica interna. «A sentire i Tg e a leggere i giornali fanno venire l’ansia - ha detto il nostro ristoratore». Forse con questo stato d’animo si è messo alla ricerca di qualcosa che potesse aiutarlo a distrarsi, mettendosi a studiare Salutati.

 

Ma com’è che all’improvviso si torna a parlare di lui?

Ma com’è che all’improvviso si torna a parlare di lui? «Da tempo i leader politici parlano di nuovo Rinascimento e nuovo Umanesimo, spesso a sproposito. Sono così andato a leggere qualche testo e mi sono imbattuto in Coluccio, rimanendo colpito da questo uomo che, quasi da solo, aprì per primo la strada dell’Umanesimo - ha raccontato Vanni». Ma che ha da dirci a noi Coluccio, donne e uomini del terzo millennio? Perché rileggere oggi i suoi trattati e le sue lettere, dopo più di seicento anni? Bella domanda. Quale mondo ci aspetta, come dobbiamo attrezzarci di fronte al nuovo che si annuncia? Quali sono i pensieri vecchi che dobbiamo ormai abbandonare e quali quelli nuovi?
Coluccio Salutati da Stignano parla ancora alle nostre coscienze, ora che le grandi trasformazioni tecnologiche planetarie stanno cambiando tutto. Coluccio ne uscì rimettendo l’uomo e la sua opera al centro, combattendo gli egoismi ed esaltando il bene comune della Repubblica.
E in fondo, guardando alla povertà e alla fragilità della politica, anche oggi avremmo bisogno di quella lezione.

 

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