Firenze celebra il ritorno di due opere fondamentali del suo patrimonio artistico. Dopo un meticoloso restauro, la Porta dei Martiri e la Porta degli Apostoli sono state reintegrate nella Sagrestia Vecchia della Basilica di San Lorenzo, rioccupando finalmente il loro posto originale.
Commissionate da Donatello tra il 1440 e il 1442, queste due straordinarie porte bronzee sono state presentate durante un incontro pubblico che ha messo in luce gli studi e le sorprendenti scoperte emerse durante il restauro, prima di permettere una visita per ammirarle nella loro cornice rinascimentale.
Il restauro, eseguito dal Settore Bronzi e armi antiche dell’Opificio delle Pietre Dure sotto la direzione di Laura Speranza e Riccardo Gennaioli, ha visto il coinvolgimento di un’équipe specializzata di restauratori. La Porta dei Martiri è stata presentata nel 2022 in occasione della mostra Donatello. Il Rinascimento a Palazzo Strozzi, un evento cruciale per approfondire la figura del grande scultore.
Successivamente, grazie al sostegno di Friends of Florence e alla generosa donazione di Michael e Sandy Collins, è stato possibile restaurare anche la Porta degli Apostoli. I lavori sono iniziati nel giugno 2024 e si sono conclusi il 1° ottobre 2025.
Capolavori medicei: innovazione e fede
Le due porte, commissionate dalla famiglia Medici, rappresentano uno dei vertici della ricerca plastica di Donatello nella sua maturità artistica. Ogni porta è composta da due battenti e concepita come un polittico a rilievo, inserito in una complessa architettura in macigno, caratterizzata da colonne ioniche che sorreggono una trabeazione culminante in un timpano triangolare, generando un dialogo tra scultura e architettura.
Ogni battente presenta cinque ampi riquadri con coppie di santi. Nella Porta dei Martiri, denominata così per la presenza del ramo di palma, simbolo del martirio, nelle mani di ciascuna figura, troviamo Stefano, Lorenzo, Cosma e Damiano, protettori della famiglia Medici. Nella Porta degli Apostoli sono rappresentati Giovanni Battista, i Padri della Chiesa e gli Evangelisti. Tuttavia, l’identità di molte figure è ancora oggetto di studio, a testimonianza della complessità iconografica delle opere.
Le ante, realizzate con la sofisticata tecnica della cera persa, si distinguono per l’eccezionale qualità del getto. Donatello ha scelto di affidare l’effetto estetico alla lavorazione delle superfici: i fondi dei riquadri sono levigati con grande attenzione, mentre vesti e capelli presentano una finissima punzonatura che crea delicati effetti di luce e ombra.
Ogni anta, con uno spessore tra i 4 e i 5 centimetri e un incremento nella parte superiore per facilitarne la rotazione, è fusa in un unico pezzo, senza visibili agganci meccanici, nemmeno per i grandi cardini. Questo virtuosismo tecnico continua a suscitare ammirazione.
Indagini scientifiche e rinascita del bronzo
Prima dell’inizio del restauro, le superfici sono state sottoposte a scansione 3D e a un’approfondita campagna diagnostica condotta dal Laboratorio Scientifico dell’Opificio. Le analisi hanno fornito una comprensione dettagliata dello stato di conservazione, consentendo di pianificare interventi mirati e rispettosi della materia originale, capaci di restituire leggibilità all’opera senza alterarne la storia.
I battenti apparivano appiattiti a causa di ingenti depositi e sostanze oleo-cerose accumulate nel tempo, soprattutto nelle parti interne del modellato. Nella zona inferiore, vicino alla pavimentazione, il bronzo mostrava segni di spesse concrezioni e alterazioni cromatiche verdi dovute al degrado delle cere e alla corrosione.
L’intervento è iniziato con una spolveratura seguita da un lavaggio a vapore, integrato dall’uso di tamponi e pennelli per rimuovere i depositi. La pulitura è proseguita con miscele calibrate di solventi e un’accurata rifinitura, realizzata anche attraverso la sabbiatura criogenica, tecnica che utilizza piccoli pellet di ghiaccio proiettati ad aria compressa, capace di liberare la minutia lavorativa di fregi e figure senza danneggiare la superficie.
Per il retro, la pulitura è stata effettuata con maggiore cautela per preservare le tracce di antiche patinature e residui delle terre di fusione. Le concrezioni più spesse sono state rimosse con vibro-incisori, e alla fine, le superfici sono state protette con cere micro-cristalline.
Oggi, reintegrate nella Sagrestia Vecchia, le porte tornano a dialogare con l’architettura rinascimentale per cui erano state concepite. Non si tratta solo di due capolavori restituiti alla città, ma di un elemento fondamentale per comprendere l’audacia tecnica e la modernità di Donatello, che nel Quattrocento ha spinto il bronzo verso risultati che continuano a risuonare nel presente.