Un grande amore

La fotografia “personale” di Cocchi: Dagli scatti non convenzionali a elementi della natura che, visti da un’altra prospettiva, possono nascondere qualcosa

Da un hobby è diventata una vera passione tanto da organizzare svariate mostre fotografiche negli anni

La fotografia “personale” di Cocchi: Dagli scatti non convenzionali a elementi della natura che, visti da un’altra prospettiva, possono nascondere qualcosa
Cultura Prato, 27 Dicembre 2020 ore 10:00

«La fotografia secondo me è una cosa che sta prendendo molto campo in qualsiasi forma d’arte visiva anche se in Italia rispetto agli altri paesi è meno considerata perché siamo abituati a cose diverse».

Così ha spiegato quello che fa il fotografo Riccardo Cocchi che ha iniziato vent’anni fa a dedicarsi a questa arte.

«All’inizio facevo foto per documentare i viaggi che facevo, prevalentemente all’estero – ha spiegato Cocchi – e per mantenere vivo il ricordo e la memoria di luoghi lontani. Col tempo mi sono reso conto che si trattava di una passione che mi prendeva sempre più e ho voluto approfondirla. Per questo ho fatto tanti workshop con fotografi professionisti e ho studiato la materia. Poi mi sono dedicato maggiormente alla fotografia che mi piace definire “personale”, cioè una fotografia lontana e diversa da quella che facevo in vacanza o da quella comune che tutti conosciamo. Ero diventato insoddisfatto e non mi piaceva più fotografare quello che vedevo normalmente».

Si è iscritto a diversi concorsi di vario genere, sia per il gusto di partecipare, sia anche per scoprire sempre qualcosa di nuovo. «Non ho lasciato del tutto il mondo dei concorsi – ha proseguito – ma ho preferito dedicarmi ad una fotografia non convenzionale che mi dava e continua a darmi soddisfazione e alla quale ormai mi dedico sempre di più».

Quello che era inizialmente un hobby, nato semplicemente per documentare qualcosa, si è trasformato in una vera e propria passione.

«Una cosa che mi piace particolarmente – ha continuato Riccardo Cocchi – è l’acqua. Si tratta di un elemento che mi affascina e che è quasi onnipresente nelle mie foto. Io mi ricordo addirittura di alcuni miei cantanti contemporanei che usavano l’acqua come tema delle proprie canzoni, anche perché essa rappresentava lo spartiacque tra il convenzionale e quello che si vede con la mente. Ed è proprio questo che io ho sfruttato per realizzare le mie foto».

L’acqua è indubbiamente uno degli elementi più importanti della vita e che si può interpretare in vari modi.

«Ho voluto sfruttare questo – ha spiegato Cocchi – perché, in parte, mi sono collegato anche a vecchi ricordi che avevo, un po’ da mia nonna, un po’ da persone del luogo che affermavano che nell’acqua ci sono le paure. Vivendo vicino ad un torrente, spesso mi capitava di uscire con il cane e osservare l’acqua finché un giorno decisi di portare con me la macchina fotografica per fare qualche scatto».

Ed è da lì che è iniziato tutto fino alla prima mostra fotografica a distanza di un paio d’anni.

«Quello che mi preme sottolineare – ha continuato – è che c’è ovviamente una buona parte di introspezione nelle mie foto, nelle quali si vedranno forme sfumate e non chiaramente figure definite e delineate. Ed è proprio questo ciò che voglio portare con i miei lavori: il coinvolgimento del pubblico. In ogni mostra che ho fatto e in ogni foto che ho scattato ogni singola persona ci ha sempre visto e ci continua a vedere una cosa diversa che mi spinge a continuare in questa ricerca anche se ora ho un po’ rallentato. Quelli che si vedono nelle mie foto sono i fluidi dell’acqua, ma sembra siano entità particolari».

Non c’è una vera e propria tecnica nella realizzazione delle foto di Riccardo Cocchi, o meglio essa non è mai la stessa perché tutto dipende dal momento, dalla luce, dalle circostanze e dagli elementi messi in gioco, siano essi naturali o artificiali.

«Nelle mie foto non ci sono modifiche – ha concluso Cocchi – e i colori che si vedono sono quelli naturali che io ho visto nel momento in cui ho scattato la foto, naturalmente in determinate circostanze. Spesso impiego molto tempo per trovare il punto e il momento giusto per scattare. Alcune, poi, sono anche più fortunate perché magari mi trovo al posto giusto nel momento giusto e tutto viene da sé».

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