IL CASO

La Battaglia di Anghiari? Leonardo non l’ha mai dipinta

Dai miti e le leggende dei romanzi di Dan Brown alla realtà e al rigore del metodo scientifico.

La Battaglia di Anghiari? Leonardo non l’ha mai dipinta
Firenze, 08 Ottobre 2020 ore 09:54

La Battaglia di Anghiari sulle mura del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio? Non è stata dipinta da Leonardo da Vinci.

La Battaglia di Anghiari? Leonardo non l’ha mai dipinta

Un mito andato avanti per anni, ma che adesso sembra essere cancellato per sempre. La Battaglia di Anghiari è e ormai rimarrà per sempre a quanto riportato nel libro presentato ieri nell’auditrium Vasari degli Uffizi, una leggenda che però può dirsi definitivamente solo questo e niente di reale.

Ieri è stato presentato il volume di ricerche “La Sala Grande di palazzo Vecchio e la Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci. Dalla configurazione architettonico all’apparato decorativo” curato da Roberta Barsanti, Gianluca Belli, Emanuela Ferretti e Cecilia Frosinini dell’Oppifizio delle Pietre Dure e agli Uffizi insieme al direttore Eike Schmidt erano presenti la professoressa di storia dell’arte moderna dell’Università di Pisa Cinzia Maria Sicca Bursill-Hall, la collega delll’Università della Virginia (Usa) Francesca Fiorani e lo storico Marcello Simonetta di Parigi.

Prima è stata ricostruita la storia del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, fin da quando era Sala Grande e poi i carteggi e il passaggio di denaro tra Leonardo e coloro che gli fornivano i materiali per lavorare. E in tutto ciò la Battaglia di Anghiari non c’è. Non è  mai esistita.

Cosa dicono gli esperti

Insomma secondo i tre esperti intervenuti ieri agli Uffizi il dipinto perduto di Leonardo, oggetto della celebre contesa con Michelangelo e la sua Battaglia di Cascina, non è mai stato realizzato da Da Vinci: preparò il muro e ordinò i materiali, ma poi si interruppe proprio prima di realizzarlo.

Dai libri e i miti al metodo scientifico

E quindi l’idea che aveva affascinato tanto lo scrittore Dan Brown, partito dalla scritta “chi cerca trova” nell’opera del Vasari che si ritrova nel suo best-seller e che ha incuriosito per anni le menti di noi comuni mortali, non sta in piedi. Sembra infatti che quell’enigma scritto dal Vasari non riguardasse affatto quest’opera, ma che fosse uno sfottò fatto dal vasari per conti di Cosimo I nei confronti dei suoi avversari.

Crolla quindi un mito che per anni aveva entusiasmato gli animi, a favore di un rigore nella metodologia scientifica, come sentenziato dallo stesso direttore degli Uffizi e riportato oggi dal Corriere Fiorentino.

 

 

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