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SCOPPIA IL CASO

Albergo sopra Boboli: le scuse (ironiche) di Idra all’Autorità regionale

Albergo sopra Boboli: le scuse (ironiche) di Idra all’Autorità regionale
Cultura Firenze, 10 Maggio 2021 ore 09:07

Il commento di Idra "Sciocco restare delusi: non era stata considerata la perdita di significato della parola “partecipazione”!.

Albergo sopra Boboli: le scuse (ironiche) di Idra

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa inviato da Idra, l'associazione di volontariato iscritta al registor dal 1998.

Che sciocchi! Idra chiede umilmente scusa. L’associazione iscritta dal 1998 al registro regionale del volontariato risponde al curioso comunicato emesso sabato scorso, a firma di una cronista dell’ufficio stampa del Consiglio regionale della Toscana cui è stato evidentemente affidato un commento dell’Autorità regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione sotto il titolo «Partecipazione: Autorità regionale su Albergo sopra Boboli, legge chiara delusi per Idra che non l’ha compresa. L’Organismo interviene sulle recenti dichiarazioni dell’Associazione e precisa: “Non si possono accogliere progetti definitivi se manca l’assenso dell’Ente coinvolto”» (chi cercasse il comunicato sulla pagina dell’Autorità, per inciso, non lo troverebbe: l’ultimo risale al 4 giugno 2015).

Aveva creduto, Idra, che l’Autorità regionale denominata ‘per la garanzia e la promozione della partecipazione’ provvedesse per l’appunto a garantire e a promuovere le attività proposte dai cittadini.

Aveva pensato che l’Autorità regionale ‘per la garanzia e la promozione della partecipazione’ fosse un organo indipendente, semmai leggermente più vicino ai cittadini che ai Palazzi. Che non hanno difficoltà – si osserva – ad ottenere le risorse necessarie a finanziare i propri processi ‘partecipativi’ dall’alto.

Aveva immaginato che, una volta verificata la validità dei progetti provenienti dal basso, dalla società, come è successo nel caso di “Laboratorio Belvedere” proposto per una delicatissima area Unesco di Firenze, l’Autorità provvedesse a difenderli, a sostenerli attivamente, a provarle proprio tutte prima di mollare. Perché, si sa, i progetti dei cittadini non è detto che piacciano sempre agli amministratori locali. Sennò, a che servirebbe una legge sulla partecipazione? A promuovere l’iniziativa popolare o il maquillage istituzionale?

E quindi pensavamo, noi ingenui: è lì che si misura il valore e la credibilità di un’autorità che deve ‘garantire e promuovere’!

E invece, abbiamo scoperto che all’Autorità toscana è consentito giocare un ruolo squisitamente notarile, anche se e quando questo la porta a contraddire e a negare la propria stessa ‘ragione sociale’.

Nel nostro caso, per esempio, l’Autorità ha vagliato il progetto preliminare “Laboratorio Belvedere”, ha verificato che fosse coerente con la legge regionale, lo ha dichiarato ammissibile e ha predisposto un supporto economico “in ragione della rilevanza dei temi affrontati e della loro corretta impostazione metodologica”. Un progetto che, nell’edizione definitiva, è stato accompagnato dal supporto di oltre 1000 cittadini. 677 residenti nell’Oltrarno, quasi il doppio del numero necessario, lo hanno firmato (in piena pandemia) documento alla mano.

A quel punto l’Autorità si è messa ad aspettare che l’Amministrazione locale (la Giunta di Firenze) rispondesse alle richieste di colloquio, di incontro, in presenza o a distanza, che i 677 cittadini residenti ripetutamente hanno trasmesso a Palazzo Vecchio perché il Comune partecipasse all’attivazione di quel progetto. Per settimane e settimane si sono susseguite sette lettere certificate, progetti e documenti, telefonate alle segreterie imbarazzate degli assessori e del sindaco. Zero riscontri.

Nel frattempo, i cittadini tenevano informata l’Autorità di tutto quello che succedeva, e soprattutto non succedeva. E chiedevano almeno a lei – in nome della funzione ad essa attribuita (‘garanzia e promozione della partecipazione’) - un incontro, un confronto, o almeno una prova della pressione che essa esercitava per ottenere un’interlocuzione col Comune. Anche qui, zero riscontri!

Si è scoperto poi, dai verbali, che non erano solo i cittadini ad essere delusi: anche i componenti dell’organismo regionale, in una seduta a porte chiuse, si mostravano stizziti per il comportamento della Giunta che non rispondeva neppure alle loro, di domande. Qualcuno ventilava perfino un’ipotesi di ritorsioni.

Ma alla fine una risposta dal Comune è arrivata: il rigetto dell’istanza dei 677 residenti. Non firmato da un assessore. Non dal sindaco. Dal… segretario generale. E privo di argomenti che trovassero riscontro nella realtà dei fatti, nell’iter del procedimento, nella ratio della legge regionale: un mero respingimento politico della domanda di democrazia allargata.

Cosa ha fatto a questo punto l’Autorità ‘per la garanzia e la promozione della partecipazione’?

Ha per caso obiettato, interloquendo col Comune ed entrando nel merito di quella risposta che contraddiceva le sue stesse valutazioni sulla congruità del progetto con la legge istitutiva della partecipazione?

Ha per caso proposto al Comune di attivare un’opportunità di confronto democratico al quale potessero partecipare anche i rappresentanti dei cittadini?

Ha per caso invitato i cittadini a discutere con lei una strategia per tentare di convincere il Comune della legittimità della loro istanza?

Niente di tutto questo. Neppure una telefonata all’associazione portavoce democratica.

Dopo aver letto quella - chiamiamola - ‘risposta’ arrivata dal funzionario amministrativo di Palazzo Vecchio, l’Autorità si è affrettata a spedire ai cittadini mai ascoltati dopo il deposito della domanda preliminare, mai aiutati ad esserlo, una nota fredda e secca con scritto che, se il Comune non gradisce, si rinunci a tutto! E senza l’ombra di un’argomentazione in difesa del diritto alla partecipazione sancito dalle legge regionale.

Bilancio finale dell’operazione: incapace di favorire il dialogo e il confronto, l’Autorità ha ‘garantito e promosso’ nei fatti il punto di vista del soggetto che si è negato al confronto, attraverso un atto notarile che ratifica i rapporti di forza esistenti, ovverosia la prevalenza della volontà politica dell’istituto ‘rappresentativo’ sulle sollecitazioni provenienti dalla società civile. Con buona pace proprio della lettera e dello spirito della legge regionale sulla partecipazione!

Un responso dunque che suona esso stesso politico, privo di quelle caratteristiche di terzietà che era lecito attendersi da un organismo di questo tipo. Sulla cui stessa nomina viene spontaneo a questo punto farsi qualche domanda.

Idra, pertanto, si scusa con questa Autorità: davvero l’associazione non aveva capito niente del funzionamento dello strumento regionale…! E male ha fatto probabilmente a proporlo anche agli altri concittadini che chiedono consiglio e informazioni essendo alle prese con ulteriori vertenze sociali, culturali e ambientali in cui il dialogo coi Comuni non funziona.

Adesso tutto è più chiaro: da quella parte non c’è niente di utile da aspettarsi! Un’applicazione così remissiva della LRT 46/2013 la trasforma infatti – non siamo i soli a segnalarlo - in una mera foglia di fico, che permette – dietro ai proclami di ‘democrazia partecipata’ - di negarla con la massima tranquillità ai cittadini che la propongono su temi scomodi. Va bene la partecipazione se si tratta di decidere come e dove piantare alberi in una piazza. Fino al paradosso di un percorso come quello ‘su prenotazione’ organizzato dal Comune di Firenze nelle aree verdi della città in vista dell’adozione del Piano del verde, che assomiglia piuttosto – è stato osservato - a un corso di ‘formazione’ sulle tematiche ambientali, con tanto di ‘guida’ distribuita ai partecipanti. Ma vade retro Satana se la partecipazione viene richiesta su una trasformazione urbanistica che rischia di avere un impatto drammatico sulla vita di un intero quartiere. Non sarebbe invece opportuno, suggerisce Idra all’organo legislativo regionale, fare chiarezza, sancendo una volta per tutte che su un progetto partecipativo giudicato dall'Autorità meritevole di sostegno “in ragione della rilevanza dei temi affrontati e della loro corretta impostazione metodologica” debba vigere l’obbligo per l’ente locale interessato di aderire all’istanza dei cittadini?

Rimane intanto per Idra solo l’attesa di un riscontro all’ultima richiesta formulata rispondendo all’offerta che compare in calce alla lettera di diniego a “Laboratorio Belvedere”. L’Autorità scrive infatti: “Resta tuttavia a disposizione, qualora lo riteniate utile ed opportuno, per un incontro al fine di valutare eventuali soluzioni alternative”. E l’associazione non ha certo omesso di richiederlo!