Silke Sauer non è solo la donna decapitata in un campo abbandonato di Scandicci, né semplicemente una clochard dell’ex area Cnr.
Prima di diventare un caso di omicidio volontario, era una moglie e madre.

A Bonn, in Germania, la sua assenza non è passata inosservata. Un uomo si presenta in commissariato e denuncia la scomparsa della moglie, affermando che si chiama Silke Sasse. Ha 44 anni e due figli piccoli che ora non hanno più madre, una vita che appariva normale fino a quel momento.
Le ricerche iniziano con il cognome da sposata e vengono diffuse in tutta Europa tramite Interpol.
Tuttavia, la donna che viene fermata a Roma per un controllo nel giugno 2025 non si chiama Sasse.
Agli agenti, infatti, dichiara il suo cognome da nubile: Sauer. Silke Sauer non risulta scomparsa e non ci sono collegamenti con la denuncia proveniente dalla Germania.

Nel frattempo, emergono dettagli su Issam Chlih, un marocchino di 29 anni senza fissa dimora, che è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario.
Il 17 febbraio, poche ore prima dell’ultima traccia di Silke, viene segnalato mentre si comporta in modo violento. È noto nella zona, dove gira spesso con un pitbull.
Portato al San Giovanni di Dio, viene sedato e indotto in coma farmacologico. Quando il 18 febbraio viene trovato il corpo della donna, le indagini risalgono fino al suo letto in ospedale.
La sera del 19 febbraio, i carabinieri notificano a Chlih il decreto di fermo, considerandolo gravemente indiziato. Le armi rinvenute nel casolare – un machete e un coltello – insieme alle immagini e alle testimonianze, contribuiscono a un quadro ritenuto grave dalla Procura.