CALENZANO

Prete pedofilo, parla il vicino che lo fermò: “Rifarei tutto”

Il ragazzo: "Mi stupisce che chi ha portato avanti le indagini non abbia più voluto sentire i testimoni: io ad esempio dopo un primo interrogatorio non sono stato mai più ascoltato".

Prete pedofilo, parla il vicino che lo fermò: “Rifarei tutto”
Piana Fiorentina, 19 Luglio 2020 ore 10:27

Dimezzata la pena all’ex parroco Paolo Glaentzer che abusò di una bambina e fu colto sul fatto a Calenzano. Per la prima volta ai genitori riconosciuta una provvisionale.

L’intervista uscita su Bisenziosette a inizio luglio al vicino di casa che fermò l’ex parroco quella notte di due anni fa.

Prete pedofilo, parla il vicino che lo fermò: “Rifarei tutto”

La Corte d’Appello a fine giugno ha dimezzato la pena all’ex parroco che abusò della bambina che all’epoca dei fatti, due estati fa, aveva appena 10 anni.
Se il tribunale di Prato infatti aveva dato a Glaentzer quattro anni e quattro mesi, la Corte d’Appello ha modificato la sentenza riducendo la pena a due anni due mesi e 20 giorni.

Tra coloro che non si capacitano di questa sentenza c’è il vicino di casa della famiglia della bimba abusata che, insospettito dagli strani movimenti che notava intorno casa, scese giù e trovò don Glaentzer appartato in auto con la piccola:

«Come ho sempre detto fin dal principio l’omertà e l’indifferenza rovinano le persone – dichiara Simone – Io ho fatto quello che un qualsiasi cittadino avrebbe dovuto compiere assistendo ad una situazione sospetta che si protraeva da tempo e lo rifarei. Non posso dire però che sia servito a molto se le cose stanno così e questo mi addolora tantissimo visto che ci sono di mezzo dei bambini. Mi stupisce che chi ha portato avanti le indagini non abbia più voluto sentire i testimoni: io ad esempio dopo un primo interrogatorio non sono stato mai più ascoltato».

Il Sindaco: reato aberrante

L’amministrazione, che si era costituita parte civile, dopo aver appreso la notizia della sentenza di appello nei confronti del parroco, ha commentato così:

«Ribadiamo le motivazioni, riconosciute anche dalla sentenza, che ci hanno spinto a costituirci parte civile nel processo per un reato aberrante, che ha gravemente danneggiato una nostra giovane concittadina e portato Calenzano alla ribalta dei media nazionali, legando il nome della nostra città a quella vicenda – ha dichiarato il sindaco Riccardo Prestini – Per il resto rispettiamo le decisioni della magistratura».

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