Il dolore e il silenzio sono stati interrotti dalle grida strazianti di Maati, che hanno scosso nuovamente gli animi. Nella aula bunker di Santa Vediana a Firenze, sono state proiettate le immagini relative alle diverse fasi che hanno portato all’omicidio di Maati Moubakir, un giovane di soli 17 anni di Certaldo.
Il processo per la morte del ragazzo, ucciso da un “branco” dopo una serata in discoteca il 29 dicembre 2024, è entrato nel vivo. In aula, erano presenti i genitori e gli amici di Maati, insieme ai cinque imputati.
La Corte d’Assise ha ascoltato le prime testimonianze, inclusa quella del luogotenente Mauro Tacconelli, comandante del nucleo operativo e radiomobile della compagnia carabinieri di Signa, che ha guidato le indagini. Il luogotenente ha utilizzato registrazioni video provenienti da diverse telecamere della zona di via dei Tintori a Campi Bisenzio, dove Maati ha trovato la morte.
Sette video e un montaggio di un minuto e quarantatré secondi ricostruiscono le varie fasi dell’aggressione, culminata su un autobus, dove Maati ha tentato di salvarsi, ma è stato colpito a morte.
Queste immagini rappresentano la verità su un omicidio ingiustificabile. Pochi istanti sono stati sufficienti per annientare una vita e un futuro. La sequenza agghiacciante di un pestaggio e di un accoltellamento è stata mostrata in aula per la prima volta.

Quella sera, la discoteca di Campi Bisenzio era affollata per un evento gratuito dedicato ai minorenni. Maati si era presentato da solo.
Due ragazze avevano puntato il dito contro un giovane seduto vicino a Maati, accusandolo di aver rubato una sigaretta elettronica nell’estate del 2024. All’uscita dal locale, le ragazze hanno contattato i loro amici per segnalare il presunto ladro.
La disputa è continuata anche dopo, quando il locale ha iniziato a svuotarsi. Fuori, le auto dei genitori attendevano i figli. Maati, come altri giovani, si dirige verso la fermata del bus che lo avrebbe riportato a casa. Giunto al capolinea in via Buozzi, alla vista del pullman, corre per salirci ma viene accerchiato dal branco. Cerca di scappare, difendendosi verbalmente, sostenendo di non essere stato lui e di non aver fatto nulla.
Maati, si scoprirà solo in seguito, è stato probabilmente vittima di un “scambio” di persona. Due individui lo trascinano sul marciapiede e lo picchiano. Lui scappa verso l’autobus per salvarsi, ma viene raggiunto da Francesco Pratesi, che lo afferra per i capelli e lo colpisce al petto.
Poco dopo, il giovane viene ritrovato senza vita. Secondo l’autopsia, è morto a causa di cinque coltellate.
Oltre a Pratesi, sono sotto processo Diego Voza, 18 anni; Denis Alexander Effa Ekani, 22 anni; Denis Mehmeti, 20 anni; e Ismail Arouii, 20 anni. A tutti è contestato il reato di omicidio volontario in concorso, aggravato dall’agire per futili motivi e con crudeltà, considerando la particolare efferatezza dell’azione e la giovane età degli imputati. Tutti erano presenti in aula, ma sembravano non reagire alle immagini che hanno segnato la vita di sei famiglie, oltre a quella di Maati, che aveva solo 17 anni.