Niccolò Paperetti, una lezione di vita e di coraggio a 15 anni

La storia di Niccolò Paperetti, tornato a casa prima di Natale dopo un grave incidente: mesi di coma ma la forza di lottare come un leone.

Niccolò Paperetti, una lezione di vita e di coraggio a 15 anni
Pistoia, 13 Gennaio 2019 ore 18:12

Vittima di un investimento il 29 aprile 2018, il 15enne Niccolò Paperetti dopo mesi di coma ed una lunga riabilitazione fra il Meyer di Firenze e “La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini è tornato a casa prima di Natale. L’articolo pubblicato lo scorso 14 dicembre sul “Giornale di Pistoia e della Valdinievole”

La storia di Niccolò Paperetti

«E’ incredibile come l’intera città ha sentito suo il caso di Niccolò e l’affetto che ci viene dimostrato in questi giorni è davvero qualcosa di inaspettato».
La forza d’animo e la determinazione che in sei mesi ha sconvolto la vita di una famiglia come tante non fa neanche trasparire una lacrima di commozione dagli occhi di Nicola Paperetti, padre di Niccolò che lo scorso 29 aprile ha rischiato di interrompere la sua giovane vita a soli 15 anni.
Stava giocando insieme ad alcuni amici nel centro del paese dove vive, Candeglia, quando in sella alla sua bicicletta decise di spostarsi dal circolo verso casa, distante soltanto poche decine di metri. In quel momento, lungo via Antonelli, sopraggiungeva un auto che lo colpisce in pieno: l’impatto è tremendo, il ragazzo viene sbalzato via per alcuni metri e ricade pesantemente a terra.
«Uscì di casa scalzo ed in pantaloncini – ha detto il padre – ed anche senza aver visto niente avevo già in mente che era successo qualcosa. Mi avvicinai vedendo che respirava e, dopo essermi messo ad urlare, provai ad alzargli una palpebra vedendo che aveva le pupille dilatate: al momento dell’impatto era già entrato in coma».
Da lì iniziò la corsa verso l’ospedale assieme alla mamma Sandra ed al fratello maggiore, Mattia: una famiglia conosciuta in città sia a livello sportivo (entrambi i figli giocano e giocavano a calcio e calcio a 5) sia a livello vivaistico perché i genitori lavorano in una importante azienda.
«Dopo il trasporto con l’elicottero a Careggi, nel cuore della notte fu trasferito al Meyer – ha ricordato ancora Nicola Paperetti – lì ci dissero che era gravissimo con una lesione al mesencefalo, la parte di cervello che riguarda la parte cognitiva e del riconoscimento, dicendoci che le successive 48 ore sarebbero state decisive. Nessuno, però, gli dava speranze di sopravvivenza solo che, al termine dei due giorni, Nicco era ancora vivo, seppur in coma, e così pensammo che davvero potesse iniziare una lenta ripresa».
Un episodio che scosse la città con tantissime dimostrazioni d’affetto a tutti i livelli, dal sociale al religioso, dallo sport alla politica: anche se solo col pensiero, tutti al fianco di Nicco.
«La parte sinistra del suo corpo era totalmente distrutta – ha aggiunto la madre – visto che è stato operato a zigomo, mandibola, omero oltre alla frattura alla tibia ed al piatto tibiale che dovrà essere sistemata fra qualche mese: non intervennero, a suo tempo, sulla gamba perché pensavano che non sarebbe sopravvissuto».
Fu proprio al Meyer, durante il mese di giugno, che furono riscontrati i primi segnali di miglioramento e da lì la decisione: il trasferimento a “La Nostra famiglia” di Bosisio Parini, in provincia di Lecco.
«Il 12 giugno ci siamo trasferiti – ha detto Nicola Paperetti – e fin da subito siamo rimasti meravigliati dell’accoglienza e del modo di lavorare: anche 7-8 ore di terapia al giorno ed è lì che Niccolò è uscito definitivamente dal coma ed ha iniziato a muovere di nuovo qualche arto».
La lunga degenza, in mezzo ad altri casi gravi quanto o più di lui, e poi l’annuncio che per Natale Niccolò Paperetti poteva tornare a casa: appena saputo, il paese si è vestito a festa riservandogli una grande accoglienza con addirittura la banda ed il parroco, don Maurizio, pronto a suonare le campane a festa.
«A casa adesso si sta bene – ci ha raccontato “Nicco” – perché ci sono la nonna e la zia che mi preparano il sugo e posso mangiare un po’ di più. Sono contento di aver rivisto i miei amici che, seppur da lontano, mi hanno sempre fatto sentire la loro vicinanza».
Adesso, ovviamente, la riabilitazione per Niccolò non è finita, ma la può svolgere vicino a casa, vale a dire al centro “don Gnocchi” di Scandicci anche se, a febbraio, dovrà tornare a Lecco. Nel frattempo, però, dopo le vacanze di Natale sarà anche l’ora di tornare a scuola, lui che nonostante l’incidente è stato promosso in 2° superiore al “Pacini” di Pistoia.
«L’elenco di ringraziamenti sarebbe infinito e non voglio scordarmi di nessuno – ha concluso il padre di Niccolò – però mi è doveroso citare la dottoressa Sara Galbiati ed il primario Strazzer de “La Nostra famiglia” assieme a tutta l’equipe e l’entourage della struttura così come il reparto di rianimazione del Meyer, il consiglio comunale, la Pistoiese, il Pistoia Basket e le rispettive tifoserie, i nostri amici, la famiglia di Fabrizio Tesi e l’intera città. Siamo molto credenti e praticanti: per noi questo è davvero un miracolo».

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