Un nuovo capitolo si apre nel caso della morte di Barbara Squillace, una donna di 42 anni incinta di quattro settimane, deceduta il 19 luglio 2018. Le tre dottoresse del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Empoli, condannate in primo grado a due anni e quattro mesi di reclusione per omicidio colposo, sono state assolte dalla Corte d’Appello di Firenze, che ha dichiarato che il reato non sussiste.
Il caso e la condanna iniziale
Le dottoresse erano state rinviate a giudizio nel 2019 con un’accusa grave. Secondo la ricostruzione processuale, la morte di Barbara sarebbe stata causata da un’occlusione intestinale non diagnosticata, curata invece come ipermesi gravidica. Durante il ricovero, i sintomi della paziente, tra cui addome teso, vomito, nausea e forti dolori addominali, non hanno portato a una diagnosi corretta, nonostante le ecografie effettuate.
La donna è stata trattata per vomito gravidico e sono state prescritte valutazioni da parte di una nutrizionista e di uno psichiatra, mentre un chirurgo, che avrebbe potuto salvare la vita a Barbara, non è stato consultato. Il 17 giugno 2024, il giudice della seconda sezione penale del tribunale di Firenze aveva emesso una sentenza di colpevolezza nei confronti delle dottoresse, condannandole a due anni e quattro mesi di reclusione, sulla base della richiesta del pubblico ministero.
Ricorso e assoluzione
Le dottoresse hanno presentato ricorso in appello, ottenendo di dimostrare la loro innocenza. Le motivazioni del nuovo verdetto saranno rese note entro 90 giorni.
Il dramma di una vita interrotta
La vicenda ha lasciato un segno profondo nella comunità di Empoli e oltre. Barbara Squillace lavorava in una pasticceria industriale in via Limitese ed era rimasta incinta dopo diversi tentativi. I suoi sogni e progetti per il futuro sono stati tragicamente interrotti.