Morte al money transfer di Empoli: ascoltati quindici testimoni

Le indagini della Procura di Firenze per chiarire le circostanze che hanno ucciso Arafet Arfaoui, il 32enne tunisino deceduto giovedì sera durante un controllo di polizia

Morte al money transfer di Empoli: ascoltati quindici testimoni
Val d'Elsa, 19 Gennaio 2019 ore 15:09

Almeno quindici persone sono state ascoltate per chiarire le circostanze che hanno portato alla morte di Arafet Arfaoui, il 32enne tunisino deceduto giovedì sera in un negozio di money transfer a Empoli durante un controllo di polizia.

Le versioni dei quattro poliziotti intervenuti sarebbero concordanti e non avrebbero fatto emergere dubbi sulla regolarità delle procedure. Anche le telecamere di videosorveglianza avrebbero confermato che non vi sarebbero state irregolarità o forzature.

Il fatto

Secondo quanto emerso finora, intorno alle 18.30 di giovedì, il 32enne si è recato al Taj Mahal, un negozio etnico e di spezie di Empoli che è anche un money transfert. Voleva spedire dei soldi in Tunisia ma il proprietario del negozio non ha eseguito l’operazione perché era convinto che una banconota da 20 euro fosse falsa. Di fronte al rifiuto, il 32enne ha dato in escandescenze e il proprietario del negozio ha chiamato la Polizia, intervenuta sul posto. Il 32enne, che era già noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti, tra i quali resistenza a pubblico ufficiale e oltraggio, ed era in condizioni di forte agitazione. I poliziotti gli hanno messo le manette ai polsi gli hanno legato i piedi con un cordino, per evitare che scalciasse. Poi l’uomo ha avuto un malore ed è morto d’infarto. Una tesi rigettata con forza dai famigliari della vittima.

Le reazioni

Naturalmente la vicenda ha suscitato tantissimi commenti, soprattutto dopo il post del ministro dell’Interno Matteo Salvini. «Un immigrato, con precedenti penali – ha scritto Salvini su Facebook – fermato per aver usato denaro falso, è morto per infarto nonostante gli immediati soccorsi. Tutto il mio sostegno ai poliziotti che, aggrediti e morsicati, hanno fatto solo il loro lavoro: per fermare un violento ed evitare altri danni si usano le manette, non le margherite».

«Il ministro Salvini intervenga per chiarire l’esatta dinamica di quanto accaduto a Empoli e che ha portato alla morte di un uomo di 32 anni durante un controllo di polizia – chiede in un’interrogazione il deputato del Pd Gennaro Migliore – La scorsa notte Arafet Arfaoui è morto per un arresto cardiaco nel corso di un controllo di polizia in un money transfer, con le manette ai polsi e le gambe bloccate da una corda. Restiamo in attesa delle indagini degli organi inquirenti, ma è necessario fare luce su quanto accaduto».

Ha abitato a Montelupo

Arafet Arfaoui, tunisimo ma cittadino italiano, era stato sposato con una donna toscana e aveva vissuto a Montelupo Fiorentino e a Firenze.

Sull’episodio sta indagando il sostituto procuratore Christine Von Borries della Procura di Firenze. Lunedì verrà eseguito l’esame autoptico.

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