L'evento

Lunaria, un successo da oltre 6000 presenze

Tanta gente arrivata anche da fuori provincia

Lunaria, un successo da oltre 6000 presenze
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Oltre 6.000 presenze al castello di Calenzano alto per Lunaria, il Festival delle arti di strada. Tante sono state le persone che hanno raggiunto il borgo medievale per assistere agli spettacoli dei 70 artisti, coordinati dalla direzione artistica dell’associazione Le Petit Voyage. Tra sirene, trampolieri, mimi e uno spettacolo di danza collettivo, quest’anno il filo conduttore sono stati i quattro elementi naturali, con postazioni dedicate ad aria, terra, fuoco e acqua.

Il commento dell'assessore

“Abbiamo registrato una crescita di visitatori rispetto allo scorso anno – commenta l’assessore alla Cultura Irene Padovani – che va di pari passo con la grande qualità dell’offerta artistica. Siamo contenti che l’impegno e l’amore con cui viene pensata Lunaria sia riconosciuta da tante persone, arrivate anche da fuori provincia per vivere la magia del Festival dentro il nostro borgo. Ringrazio l’Associazione turistica Calenzano che si è occupata dell’organizzazione e la direzione artistica de Le Petit Voyage per questa bellissima ed emozionante edizione”.

La soddisfazione del presidente dell'Atc

“Siamo molto soddisfatti – dice Niccolò Taiti presidente dell’Atc – dell’ottima riuscita di Lunaria, in termini di affluenze e di qualità degli spettacoli. Ringrazio i tanti volontari delle associazioni del territorio che hanno collaborato in maniera determinante per la buona riuscita del Festival”. “Durante questi mesi – spiega Evelyn Di Biase de Le Petit Voyage – abbiamo lavorato di cuore, di testa e di braccia: costumi, scenografie, oggetti di scena sono stati creati dalle nostre mani. Siamo stati supportati da una gran bella squadra a partire dal Comune di Calenzano, l’Atc, i professionisti e amici con cui abbiamo collaborato, i tecnici delle luci. Quest'anno erano tanti i figuranti che animavano ogni angolo del borgo, si poteva incontrarli ovunque sorridenti, perché la parola d'ordine è stata ‘accoglienza’: usare una risata per veicolare la poesia”.

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