Strade deserte, città d’arte silenziose e persone rinchiuse nelle proprie abitazioni. Sono passati sei anni dal 9 marzo 2020, giorno in cui l’annuncio del primo lockdown nazionale, trasmesso in diretta televisiva, ha segnato l’inizio di una straordinaria prova collettiva. Oggi, l’Italia e la Toscana si fermano per la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid-19, un momento dedicato a dare volto e storia ai numeri che spesso restano freddi e distaccati.
Il dramma in Toscana era iniziato ufficialmente un giorno prima della chiusura totale. L’8 marzo, l’ospedale Cisanello di Pisa registrò il primo decesso nel territorio toscano: Giovanni Di Noia, 79 anni, divenne il simbolo di una minaccia che fino ad allora sembrava lontana.
Da quel primo lutto, il bilancio ha continuato a crescere, fino a raggiungere, ad oggi, 18 marzo 2026, ben 12.829 toscani deceduti a causa del Covid-19. Un numero che colpisce e corrisponde all’improvvisa perdita di un intero comune di medie dimensioni nelle nostre province.
Quello che oggi sembra un passato remoto è stato, in realtà, un periodo di grande emergenza sanitaria. Reparti d’urgenza trasformati, personale sanitario sottoposto a turni massacranti con risorse limitate e la solitudine estrema di chi si è spento senza il conforto dei propri cari.
Una minaccia che persiste: il Covid continua a manifestarsi insieme ad altre patologie, generando quadri clinici complessi che richiedono ancora oggi un’attenzione massima.