Cassero, così Bardelli (Fdi): “lecito tenere ancora aperta la discarica?”

Presa di posizione dell'esponente di Fratelli d'Italia, Elena Bardelli, in merito alle novità giudiziarie in arrivo per la discarica del Cassero di Casalguidi.

Cassero, così Bardelli (Fdi): “lecito tenere ancora aperta la discarica?”
Pistoia, 14 Gennaio 2019 ore 15:32

Torna di attualità la situazione della discarica del Cassero, nel Comune di Serravalle Pistoiese: a prendere la parola Elena Bardelli, Fratelli d’Italia, che chiede se è ancora lecito tenere aperto il luogo di conferimento alla luce delle notifiche di tre capi di accusa a presidente e direttore tecnico.

Cassero, la posizione di Fdi

Questa la posizione di Elena Bardelli del circolo di Fratelli d’Italia di Serravalle Pistoiese.

Apprendo dagli organi di stampa che le indagini della magistratura riguardo all’incendio della Discarica del Cassero del 4 luglio 2016 si sono concluse con la notifica di tre capi di accusa a carico del presidente di PistoiAmbiente e del direttore tecnico della società, che rappresentano il preludio alla richiesta del loro rinvio a giudizio. I due – secondo quanto riportato-  vengono accusati di incendio colposo per un deficit di prevenzione; di violazione di alcune prescrizioni e autorizzazioni nella classificazione dei rifiuti; di violazione delle norme del Testo Unico sulla sicurezza, in quanto la condotta omissiva avrebbe provocato la propagazione delle fiamme. Da aprile scorso, dopo il dissequestro, l’impianto ha chiesto e ottenuto dalla Regione Toscana l’autorizzazione a riprendere la regolare attività. Da cittadina e militante di Fratelli d’Italia mi chiedo però a questo punto se in presenza di tali gravi capi di accusa rilevati dal Sostituto Procuratore sia opportuno o lecito, secondo le autorità competenti in materia, che la discarica continui ad essere in funzione.

I Vigili del Fuoco, dopo aver analizzato tutte le misure idonee di prevenzione, avrebbero concluso che rifiuti non correttamente qualificati erano distribuiti in modo arbitrario e potevano liberare sostanze incompatibili; che sarebbero state necessarie isole di stoccaggio separate da viabilità interna; che la rete idranti è risultata non in grado di garantire la copertura; che i pozzi di estrazione del biogas non erano segnalati; che ingenti quantitativi di pneumatici hanno prodotto fumi neri e densi ad alto contenuto inquinante; che gli addetti hanno operato senza idonei dispositivi di protezione. Chi ci garantisce che dalla riapertura ad oggi il gestore si sia adeguato alla normativa sulla sicurezza e che tali misure e accorgimenti di prevenzione siano stati effettivamente adottati? Qualcuno può dettagliatamente verificarlo e certificarlo? Il responsabile locale di ARPAT, invitato a Casalguidi qualche settimana fa ad una assemblea pubblica, ha addirittura affermato che i dati delle analisi annuali effettuate da questo ente di controllo non sono più rese pubbliche dalla Regione.

Ricordo che Fratelli d’Italia aveva presentato in occasione dell’incendio una mozione, approvata all’unanimità – anche dalla maggioranza di allora, che aveva però cercato di aggirare la proposta – perché l’amministrazione comunale di Serravalle, in caso di processo penale, si costituisse parte civile per tutelare i diritti e gli interessi della collettività.

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