La decisione della Corte d'Assise

Condannato a 10 anni e 4 mesi "il diavolo" di Montemurlo: era a capo di una setta

Accusato di aver costretto i suoi adepti a subire atti sessuali. Alcuni di loro anche minorenni. Venivano adescati in tutta Italia

Condannato a 10 anni e 4 mesi "il diavolo" di Montemurlo: era a capo di una setta
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Condannato a dieci anni e quattro mesi di reclusione. Così la Corte d'assise d'appello di Firenze ha deciso per Matteo Valdambrini, il 26enne di Prato arrestato dalla squadra mobile di Firenze nel giugno del 2020 con l'accusa di essere a capo di una setta e di aver costretto i suoi adepti a subire atti sessuali, dopo averli convinti di essere il 'Diavolo'.

In primo grado, il giovane era stato condannato in abbreviato a 6 anni per cinque delle tredici violenze sessuali contestate e assolto dall'accusa di riduzione in schiavitù. Il giovane "bene" che si definiva come «diavolo» o «vampiro» e dotato di poteri sovrannaturali.

Durante il primo grado Valdambrini era stato condannato a sei anni e per più della metà dei capi di imputazione era stato assolto. Ben 13 gli episodi contesti, allora, tra cui la riduzione in schiavitù.

Giugno 2020 gli arresti

Ma riavvolgiamo il nastro al giugno 2020, quando per lo studente di una famiglia bene della provincia di Prato sono scattati gli arresti domiciliari. Uno choc per la comunità.

Per l'accusa, il 24enne sceglieva i ragazzi, suoi coetanei e non solo, e faceva credere loro di essere dei prescelti. Tutti avevano dei poteri sovrannaturali. O meglio, avevano un'altra identità: Amon, Atena, Banshee, Aracne, Eva, le Sette Furie, Ares i nomi di fantasia, scelti dal diavolo Valdambrini.

Ma i veri poteri li aveva solo il 24enne di Montemurlo che per trasmetterli agli adepti si doveva congiungere con loro.

Le accuse della squadra mobile di Firenze

Le indagini culminate con gli arresti domiciliari nel giugno 2020 accusano Valdambrini di aver ridotto e mantenuto in uno stato di profonda soggezione diverse persone, alcune delle quali anche minori, abusando della loro condizione di inferiorità psichica e approfittando di situazioni di vulnerabilità per compiere violenze sessuali.

Lui era il diavolo, a capo di una setta

Il giovane di Montemurlo si definiva il diavolo e si sarebbe messo a capo di una “setta satanica”. Dal gruppo dei prescelti aveva totale obbedienza e totale accondiscendenza. Il tutto avveniva con violenza, minacce e inganno. A far scattare le indagini la denuncia di alcuni ragazzi minorenni. Chiara l'accusa: riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, violenza sessuale e pornografia minorile.

Le indagini scattate nell'aprile 2019

E' stata la mamma di due ragazzi a denunciare per prima. Le vittime venivano adescate online e in ogni parte d'Italia.

Durante l’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Angela Pietroiusti gli inquirenti hanno assunto importanti informazioni dalle vittime ed eseguito complessi accertamenti tecnici sul traffico telefonico e sui profili social del montemurlese.

È stato così possibile ricostruire un contesto di soggezione continuata «indotto mediante inganno, minacce e violenza - scrivevano gli inquirenti nel loro rapporto - contraddistinto da una visione distorta della realtà nella quale il leader era, come già detto, considerato il “Diavolo”, con capacità e poteri sovrannaturali, e i suoi seguaci entità non umane che, al fine di acquisire più poteri, sarebbero stati costretti a rituali di ogni genere, anche di natura sessuale».

Abusi sessuali

Il giovane avrebbe fatto credere a tutti gli appartenenti al gruppo che erano persone prescelte, che nelle precedenti vite avevano avuto un’altra identità sovrannaturale (Amon, Atena, Banshee, Aracne, Eva, le Sette Furie, Ares, etc) e che la loro missione era quella di salvare il mondo.

L’indagato avrebbe così sottoposto i suoi adepti a una serie di domande su presenze estranee invisibili, quali vampiri e lupi mannari, al fine di convincerli a fare una specifica richiesta al diavolo mediante la stipulazione di un patto in ragione del quale gli dovevano essere fedeli e mantenere il segreto per evitare disgrazie e sofferenze a sé stessi e alle proprie famiglie.

Una volta si è fatto strangolare, per poi fingersi morto

Per dimostrare di essere immortale il 24enne si sarebbe addirittura fatto stringere il collo con le mani da un fidato appartenente al gruppo per poi cadere a terra fingendosi morto fino a quando non si sarebbe rialzato rimettendo a posto l’osso del collo e la trachea.

Il giovane, a capo della setta sosteneva, inoltre, che ogni persona che si avvicinava al gruppo e seguiva i suoi precetti poteva acquisire gli stessi suoi poteri sovrannaturali.

Per farlo c'erano dei riti ben precisi: premere con forza il proprio indice sul loro occhio; dare morsi sulle braccia con fuoriuscita di sangue; afferrare la testa premendo forte sulle tempie; imporre di inalare incensi e cristalli; farsi inviare tramite Whatsapp immagini di corpi nudi facendo credere che le foto sarebbero state viste da un’entità cibernetica denominata “Hydra”; costringerli, infine, con violenza fisica e minacce di morte, rivolte anche ai loro familiari, a compiere e a subire, in diverse occasioni, rapporti sessuali di vario tipo.

Secondo gli inquirenti  molte vittime venivano attratte dalla promessa di sbloccare le loro potenzialità e risolvere i loro problemi di isolamento, solitudine finanche, talvolta, di depressione.

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