E' successo nel pisano

Caporeparto in fabbrica con la maglia fascista: "Sei nero, non hai voglia lavorare"

La ditta è quella delle Officine Ristori. Nessun commento da parte dell'amministratrice delegata, Simona Ristori

Caporeparto in fabbrica con la maglia fascista: "Sei nero, non hai voglia lavorare"
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Razzismo e fascismo. Non manca nulla vicenda di un caporeparto che si è presentato in azienda con indosso una maglia di stampo fascista. Siamo a Santa a Maria a Monte nella frazione di Montecalvoli, in provincia di Pisa. La ditta è quella delle Officine Ristori e che fa parte dell'indotto Piaggio. Nessun commento da parte dell'amministratrice delegata, Simona Ristori. 

Sembra che tutto sia nato in seguito ad un litigio con un operaio senegalese e il caporeparto. Poi sono volate parole, insulti. Insulti di stampo razzista, raccontano i testimoni. La vicenda però non si chiude così, in un impeto di rabbia. Anzi, peggiora. Il giorno dopo il caporeparto, pisano, si è presento in fabbrica con una maglietta dal significato inequivocabile. 

"Sì, sono fascista",  avrebbe urlato. Poi in seguito sarebbero arrivate anche le scuse.

Ma riavvolgiamo il nastro. A ricostruire il tutto ci ha pensato Riccardo Bartoli, della segreteria Uilm Pisa.

"La scorsa settimana - ha detto - all'interno dell'azienda qualcuno si è lamentato dei tempi di una linea di produzione. Il caporeparto ha parlato col lavoratore, un uomo senegalese nostro delegato".

Da qui il litigio

"Il nostro delegato ha risposto dicendo che era nei tempi e il capo si è arrabbiato. Si è subito passati a parole forti, ha pronunciato frasi tipo 'Siete neri, non avete voglia di lavorare' o 'Che siete venuti a fare in Italia' oltre a altri epiteti gravi.

Ha lanciato offese gravi ai lavoratori senegalesi, poi è andato al suo armadietto, ha preso una maglia con scritte fasciste, l'ha indossata e ha urlato 'Sono fascista'. Quest'uomo ha sempre manifestato pensieri particolari, ma sempre nei limiti, non ha mai fatto cose del genere. Per noi però è troppo, non va bene".

Poi sono arrivate le scuse

"Ha affisso un foglio nella bacheca dell'azienda e ha scritto di aver agito in quel modo perché portato all'esasperazione - ha raccontato ancora Bartoli -  Una risposta simile, però, è più grave perché ammette in toto quanto fatto prima.

Ci siamo stupiti che l'azienda non abbia preso subito provvedimenti, ci aspettavamo una sospensione. Per questo motivo abbiamo deciso di scioperare per otto ore e fare un presidio".

 

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