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La Corte Europea: "Ora i bagni Ausonia di Castiglioncello tornino allo stato"

Spiagge all'asta, la sentenza legittima gli espropri da parte del demanio e va contro la legge Draghi: la preoccupazione dei balneari

La Corte Europea: "Ora i bagni Ausonia di Castiglioncello tornino allo stato"
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Una sentenza che rischia di fare giurisprudenza e che per questo preoccupa molto i balneari. E' quella della Corte di giustizia europea che pone fine al contenzioso tra i proprietari dei bagni Ausonia di Castiglioncello (Livorno) e lo stato, che per l'organo lussemburghese ha tutto il diritto di prendersi gratis le strutture degli stabilimenti balneari alla scadenza della concessione.

La sentenza di ieri, giovedì 11 luglio, arriva al termine di un contenzioso nato in seno allo stabilimento toscano, dal 1928 gestito dalla Società italiana imprese balneari. A mandare avanti l’attività è la famiglia Piancastelli, che comunque non si arrende.

L'incameramento da parte dello Stato

Ma andiamo per ordine. Nel corso degli anni all’Ausonia sono state messe in piedi strutture che, in seguito, sono state oggetto di una procedura di incameramento.

Vale a dire che tramite l’Agenzia del Demanio, passano allo stato: il litorale, infatti, è zona demaniale. Tra il 2007 e il 2008 il Comune di Rosignano Marittimo ha classificato queste strutture di difficile rimozione: cioè non facilmente rimovibili. E secondo il Codice della navigazione, risalente all’epoca della Seconda guerra mondiale, se qualcosa non può essere tolto rapidamente dal litorale deve passare appunto nella proprietà dello Stato.

Una concessione più salata 

La Siib ha controbattuto che tutte le opere presenti sono di facile rimozione, in quanto rimuovibili nel giro di tre mesi. Ma il Comune ha negato questa circostanza e, considerando incamerate le strutture, ha iniziato ad applicare i canoni previsti in caso di concessioni balneari dove sorgono proprietà statali: canoni decisamente più alti rispetto alla media - generalmente bassa - degli stabilimenti balneari.

Il lungo iter giudiziario

La vicenda giudiziaria è così passata al Tar, interpellato dai titolari dei Bagni Ausonia, che però nel 2021 si sono visti respingere il ricorso. Poi al Consiglio di Stato, che ha interpellato la Corte di giustizia europea, che si  è espressa ieri: "Il concessionario è tenuto a cedere – spiegano i giudici nel dispositivo – immediatamente, gratuitamente e senza indennizzo, le opere non amovibili da esso realizzate nell’area concessa, anche in caso di rinnovo della concessione". Insomma, è legittimo non indennizzare i balneari, in quanto nella norma non c’è contrasto con il diritto europeo; anzi, tutela il principio dell’impossibilità di vendere a privati il demanio pubblico.

"Ora intervengano il governo..."

La proprietà si è detta delusa, ma decisa a non mollare, sperando nell'intervento del Governo. Gli avvocati che hanno assistito i Bagni Ausonia nella causa, sottolineano inoltre come sia "salvo l’insegnamento del Consiglio di Stato, che è stato consolidato dalla cosiddetta legge Draghi, secondo cui va riconosciuto ai concessionari uscenti un indennizzo commisurato alle utilità immateriali e materiali dell’impresa".

... e il parlamento"

In effetti la sentenza della Corte di giustizia, come ricorda il sindacato Sib Confcommercio, non esclude la possibilità di risarcire chi perde l’asta, e quindi le proprietà sulla spiaggia. E mentre Assobalneari Confindustria e La Base balneare esprimono sconcerto e preoccupazione per le conseguenze della sentenza della Corte di giustizia Ue che distrugge l’eccellenza turistica italiana, si torna in Parlamento. Il deputato versiliese di Fdi Riccardo Zucconi ha infatti presentato una proposta per garantire ai balneari un risarcimento in caso di perdita del bagno e chiede a gran voce una legge che preveda gli indennizzi.

 

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