Un viaggio attraverso 60 anni di storia dell’Arno, dalla devastante alluvione del 1966 ai cambiamenti climatici odierni, prende forma in un’installazione digitale. L’opera, dal titolo Invisible Ecologies, si propone di tradurre in suoni, colori e immagini le variazioni stagionali che caratterizzano il ciclo di vita del fiume.
Presentazione al Bright Festival
Realizzata dall’artista visivo Tommaso Cherubini, l’installazione sarà presentata alla prossima edizione del Bright Festival, in programma dal 17 al 19 aprile nel centro di Firenze, tra Stazione Leopolda, Innovation Center e The Social Hub.
Il progetto e la sua realizzazione
Prodotto da Forma Edizioni con il supporto di Publiacqua, e grazie alla collaborazione del Servizio idrologico regionale che ha fornito dati fondamentali, il progetto si è sviluppato in due fasi. Nella prima, Cherubini ha raccolto meticolosamente dati sulla portata del fiume, le sue temperature, il livello dei sedimenti e i modelli meteorologici.
Combinando design interattivo e modelli di intelligenza artificiale generativa, ha trasformato questi dati in immagini e suoni che si modificano in base ai cambiamenti del corso d’acqua. Il risultato è un linguaggio sensoriale e narrativo che rivela i ritmi, le tensioni e le trasformazioni del fiume nel tempo. L’iniziativa gode anche del sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.
Un invito alla riflessione
“Invito gli spettatori, soprattutto i fiorentini, a considerare il fiume come un organismo vivente, non solo come una risorsa da misurare o controllare”, afferma Cherubini. “Da questo tipo di relazione possono nascere nuove forme di attenzione e empatia ecologica”.
Le immagini generate dall’AI, astratte e semi-realistico, raccontano la storia dell’Arno intrecciandola con quella di Firenze, offrendo una prospettiva unica dal punto di vista del fiume stesso.
“La parte che più mi ha colpito è quella relativa ai giorni dell’alluvione”, spiega l’artista. “Le immagini tradotte mostrano chiaramente quel drammatico picco, passando da colori giallo chiaro a rosso intenso. Così si crea una storia digitale dello stato di salute dell’Arno, utile per comprendere il suo e il nostro comportamento in futuro”.
L’obiettivo finale è quello di incoraggiare il pubblico a superare una visione antropocentrica, promuovendo forme più lente di attenzione, empatia e consapevolezza ecologica.