Si conclude con una serie di assoluzioni il processo riguardante la fusione tra Milo e Silo e il successivo dissesto della società Silo, collegata al consorzio della logistica CFT Consorzio Trasporti e Logistica, attivo a Novoli e tra i principali attori del settore.
Nel procedimento celebrato con rito abbreviato, il gup Gianluca Mancuso ha rigettato le richieste della Procura, dichiarando che “il fatto non sussiste” per tutti gli imputati che hanno scelto questo rito, affermando in più occasioni che gli stessi “non lo hanno commesso”.

Si chiude, inoltre, la posizione di tre persone che avevano patteggiato con l’accusa, mentre il processo continuerà solo per altri tre imputati esterni al gruppo CFT, coinvolti in presunti scambi di crediti con una società bulgara.
Tra gli assolti spicca l’ex presidente del consorzio Leonardo Cianchi, per il quale la Procura aveva chiesto una pena fino a otto anni e mezzo.
Le accuse, che includevano diverse ipotesi di bancarotta, sono state completamente respinte dal tribunale.

Assolti anche altri manager e dirigenti coinvolti nell’inchiesta, difesi da un team legale che ha smontato l’impianto accusatorio, dimostrando la correttezza delle operazioni contestate.
L’indagine, avviata dalla Guardia di Finanza su segnalazione del nuovo management del consorzio insediatosi nel 2019, si è concentrata sulla fusione tra Milo e Silo.
Secondo l’accusa, Silo si sarebbe accollata debiti superiori a 4 milioni di euro nei confronti di CFT, contribuendo al fallimento della società, dichiarato nel 2019 con un passivo di circa 50 milioni di euro.
La sentenza rappresenta un importante punto di svolta nella vicenda giudiziaria, ridimensionando notevolmente le accuse iniziali e lasciando aperti solo alcuni aspetti marginali dell’inchiesta.