LA STORIA

La scelta di Salvatore: «Adesso chiamatemi Elisa»

L’impiegato del Comune di Campi comincia una nuova vita.

La scelta di Salvatore: «Adesso chiamatemi Elisa»
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La scelta di Salvatore: «Adesso chiamatemi Elisa»

Adesso chiamatemi Elisa. Nelle scorse settimane, Salvatore Cercato, 55 anni, dipendente comunale di Campi Bisenzio, ha informato i colleghi dell’ufficio anagrafe della sua scelta. Così, in attesa di avviare nel febbraio prossimo, il vero e  proprio percorso di transizione, già in queste settimane Salvatore ha iniziato a vivere a tutto tondo la sua nuova dimensione chiedendo ad amici, colleghi e parenti di chiamarlo Elisa. La sua scelta, intima e personale, in ragione dell’impiego che svolge presso il comune di Campi, ha ovviamente destato una certa curiosità, pur senza alcuna bramosia. Quando contattiamo Elisa per chiederle se è disponibile a raccontare, sulle colonne di Bisenziosette il suo percorso e la sua storia, Elisa risponde subito positivamente. «Sono onorata di rilasciare alcune mie dichiarazioni – ci scrive – non tanto per una questione di egocentrismo, quanto, piuttosto, per dare risalto alla tolleranza, all’accoglienza e soprattutto al rispetto assoluto che ho ricevuto dai miei colleghi di lavoro». E’ così che dopo poche ore incontriamo Elisa, in pausa pranzo quando ha un’ora libera prima di andare dalla psicologa, insieme alla quale sta vivendo questi mesi di nuova vita. «Certo – ha precisato – oggi ho 55 anni e forse sono arrivata davvero tardi nell’assumere definitivamente questa scelta ma fin da ragazzo ho avvertito questa necessità. Sono nata e cresciuta a Napoli e già intorno ai dieci anni percepivo distintamente che il mio corpo non era il mio. Così ho iniziato a vestirmi da donna, utilizzando gli indumenti delle mie tre sorelle e poi quando ero più grande ho iniziato a comprarmi gli abiti da sola, vestiti femminili che indossavo unicamente nel mio ambiente casalingo e privato. Durante l’adolescenza mia mamma non mi ha mai portato da uno specialista. Per quanto attiene alla carriera professionale, ho lavorato 10 anni presso il comune di Bologna. Nel capoluogo emiliano avevo assunto una maggiore consapevolezza di me, per anni ho avuto una relazione con un ragazzo ma i colleghi, che avevo informato dei miei desideri, mi avevano sconsigliato di venire a lavoro vestita da donna e così avevo rinunciato».

Elisa, da sempre alle prese con un perenne stop and go

Elisa è da sempre alla prese con un perenne stop and go, funestata da mille dubbi e domande, in bilico tra il desiderio e la paura. Dalla scelta che ognuno di noi fa in un attimo, tra proseguire dritto o deviare,  spesso si gioca non solo la nostra esistenza ma anche quella di chi ci sta vicino. Così Elisa lascia perdere, ancora una volta,  e mentre si trova a Bologna, inizia una lunga relazione con una donna che presto diventerà sua moglie. Una unione coniugale che è durata circa 20 anni, vissuta tra la Calabria, dove si erano trasferiti una volta sposati e Prato dove nel mentre si erano recati a vivere negli ultimi dieci anni. «Oggi con mia moglie – ha precisato – stiamo ancora convivendo, ma ovviamente abbiamo interrotto la nostra relazione. Recentemente l’ho informata di tutto,  raccontando l’esigenza che provo. Paradossalmente il nostro rapporto è migliorato, adesso riusciamo ad uscire e a viaggiare. Andiamo a fare la spesa e viviamo la quotidianità con rinnovata spensieratezza. In passato, invece, mi ero quasi rinchiusa in casa, non avevo voglia di uscire, diventando apatica e priva di interessi.  Durante il matrimonio ho vissuto in una condizione di limbo, non mi riconoscevo come volevo, ho vissuto a metà. Ora finalmente tutto è cambiato. Da mesi frequento una terapia psicologica e sono stata indirizzata anche presso l’ospedale di Careggi per fare tutte le pratiche per procedere alla transizione ed al cambio di sesso. Nelle prossime settimane inizierà la terapia ormonale, anche se sono avanti con l’età, ovviamente il mio fisico cambierà, diventando sempre più femminile».

Il nuovo nome non è stato casuale

Il nuovo nome al posto di Salvatore non è stato casuale: «Già in giovane età, guardando il cartone animato Dolce Remì, mi identificavo nel personaggio di Elisa e così non ci ho pensato due volte quando ho dovuto scegliere quale nome assumere nella mia nuova dimensione femminile. In queste settimane – ha raccontato ancora Elisa positivamente sollevata – non ho subito alcuna denigrazione, anzi, mi sono sentita accolta bene dovunque. Prima del Natale ho iniziato a raccontare della mia vita ai colleghi, facendo vedere alcune foto di come mi sono sempre sentita fin da giovane e dopo qualche giorno ho indossato gli abiti femminili per recarmi a lavoro. Nella mia vita non era mai accaduto, avevo sempre indossato questi indumenti con le amiche, in occasioni private e casalinghe, ma nella dimensione pubblica tutto questo non era mai avvenuto. E’ stata una sorta di liberazione, il primo giorno in ufficio c’è stato un po’ di silenzio, poi sono stata accettata nel modo più assoluto ed ora sento che i colleghi mi vogliono più bene di prima. In queste settimane sto continuando a frequentare gli stessi bar e gli stessi ristoranti di sempre, anche in questo caso, tutto scorre regolarmente ed io non posso che esserne davvero felice. La terapia che andrò ad assumere nei prossimi giorni durerà tutta la vita,  finalmente sono state rimosse quelle catene che mi facevano vivere nell’abisso senza farmi apprezzare l’azzurro del cielo. La libertà, in fin dei conti, non ha prezzo, non bisogna mai rinunciare alla nostra felicità ed oggi riconoscermi nello specchio è per me fonte di vera gioia».
Insomma, lo sappiamo, nella vita di tutti noi, è solo nel momento delle decisioni che si plasma il nostro destino. La scelta di Elisa rappresenta oggi la contemporaneità. Probabilmente, non tutto è possibile capire.  Là dove non arriva la comprensione, però, deve necessariamente arrivare il rispetto dell’esperienza. Quel rispetto che i colleghi di Elisa non hanno certo fatto mancare. Ognuno di noi, in questa vita, vive un proprio viaggio ed Elisa ha scelto quale viaggio vivere. Oggi cammina per i corridoi del Comune, con un filo di rossetto, finalmente a testa alta.
Il suo è un percorso fatto di sofferenze, gioie, luci ed ombre. Oggi Elisa è pronta a rinascere verso un nuovo futuro con la sola ambizione di essere felice, pienamente sé stessa.

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