Più di mille insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria hanno preso parte a Firenze al corso nazionale di formazione intitolato ‘Educare all’uguaglianza di genere, fin dall’infanzia’, organizzato dalla Fondazione Giulia Cecchettin e dal dipartimento Forlilpsi dell’Università di Firenze.
Si tratta della prima esperienza strutturata in Italia rivolta agli insegnanti sul tema dell’educazione e della parità di genere. Sono arrivate oltre 1.300 domande, superando il numero massimo previsto, da regioni come Toscana (54,3%), Veneto (30,6%) e Puglia (15,1%), oltre alla provincia di Trento, che hanno partecipato alla fase pilota del progetto.
La maggioranza dei partecipanti è composta da donne (97,6%).
Il programma del corso prevede 4 moduli per un totale di 60 ore, che includono videolezioni, studio autonomo e verifiche finali. Le attività si svolgeranno online fino a novembre. Parallelamente, il progetto sarà accompagnato da una ricerca nazionale, coordinata dal dipartimento formazione, lingue, intercultura, letterature e psicologia dell’Ateneo fiorentino. Questa ricerca analizzerà la consapevolezza di genere tra il corpo docente, le esigenze formative e le competenze acquisite durante il percorso, con la presentazione dei risultati prevista in un report entro la fine del 2027.
“L’obiettivo è estendere il corso a tutto il territorio nazionale e trasformarlo in un percorso accademico e culturale sistematico”, ha affermato Gino Cecchettin, padre di Giulia. Secondo Cecchettin, la predominanza femminile tra i candidati è attribuibile al fatto che “gli insegnanti sono per lo più donne”.
“Intervenire presto è fondamentale: nella scuola dell’infanzia e primaria si formano le prime rappresentazioni di sé e degli altri e si sviluppano molti degli stereotipi che influenzano il modo in cui bambini e bambine percepiscono il mondo, ha spiegato Irene Biemmi, responsabile scientifica del corso e del progetto di ricerca. “Per questo motivo abbiamo scelto di lavorare con gli insegnanti che accompagnano le prime fasi della crescita, fornendo strumenti per riconoscere questi condizionamenti culturali e promuovere percorsi educativi più consapevoli e inclusivi”.