L’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze ha arricchito la propria offerta di endoscopia digestiva introducendo nuove tecniche mininvasive per il trattamento di patologie complesse dell’apparato digerente.
Recentemente è stata eseguita con successo la prima POEM, senza complicazioni. Questa procedura endoscopica avanzata permette di trattare l’acalasia – una patologia che ostacola il corretto passaggio del cibo nell’esofago – evitando interventi chirurgici tradizionali e garantendo minore invasività e tempi di recupero più rapidi.
Altre tecniche innovative
Un’altra tecnica introdotta è la dissezione endoscopica sottomucosa (ESD), che consente l’asportazione radiale di lesioni precancerose o tumorali superficiali del tratto gastrointestinale, preservando l’organo e evitando interventi chirurgici maggiori. Nel 2025 sono stati già eseguiti circa 20 interventi di ESD, con risultati molto positivi.
Inoltre, la settotomia endoscopica per il diverticolo di Zenker è un’alternativa mini-invasiva alla chirurgia tradizionale per una patologia che può causare difficoltà nella deglutizione, rigurgito e tosse. Nel 2025 sono state effettuate 12 procedure con ottimi esiti clinici.
L’impatto della nuova direzione
L’introduzione di queste tecniche – tra cui la dissezione endoscopica sottomucosa (ESD), la miotomia endoscopica perorale (POEM) per l’acalasia esofagea e la settotomia endoscopica per il diverticolo di Zenker – è stata facilitata dall’arrivo al San Giovanni di Dio del dottor Ottaviano Tarantino, il quale porta con sé un’esperienza consolidata maturata presso l’ospedale San Giuseppe di Empoli, dove tali metodiche sono già attive.
Queste procedure avanzate si affiancano all’attività diagnostica e operativa consolidata del servizio di endoscopia, che quotidianamente esegue gastroscopie, colonscopie e procedure interventistiche, aumentando ulteriormente il livello di specializzazione per i cittadini.

Il successo di queste metodiche è il risultato di un importante lavoro di squadra. Essenziale è stato il contributo degli infermieri del servizio di endoscopia dell’ospedale di Empoli, che hanno collaborato con il personale del San Giovanni di Dio per formare e condividere competenze sulle nuove tecniche. Questo rappresenta un esempio concreto di collaborazione professionale e crescita condivisa.
Il percorso di integrazione è stato ulteriormente facilitato dall’esistenza di un’unica Azienda sanitaria, che promuove una più agevole integrazione tra le strutture, garantendo ai cittadini un accesso uniforme alle tecnologie e alle cure più avanzate.
“L’obiettivo è offrire ai pazienti trattamenti sempre più efficaci, meno invasivi e disponibili sul territorio – ha sottolineato Pasquale Palumbo, direttore del Dipartimento Specialistiche Mediche – riducendo la necessità di spostamenti verso altri centri e rafforzando il ruolo dell’ospedale come punto di riferimento per l’endoscopia digestiva avanzata”.
“L’introduzione di queste tecniche – ha concluso Ottaviano Tarantino – non è solo un ampliamento dell’offerta tecnologica, ma rappresenta l’evoluzione naturale di un modello organizzativo che punta sulla specializzazione avanzata, sull’integrazione multidisciplinare e sulla presa in carico completa del paziente“.
Negli ultimi anni, inoltre, è stata progressivamente sviluppata l’ecoendoscopia (EUS), una metodica diagnostica e operativa che sta crescendo in termini di volumi e complessità.
L’ecoendoscopia ha permesso la conferma diagnostica di numerosi tumori della regione bilio-pancreatica, facilitando biopsie mirate e una più rapida definizione del percorso terapeutico. Inoltre, ha consentito il trattamento mini-invasivo di complicanze post-pancreatitiche, riducendo la necessità di interventi chirurgici tradizionali e migliorando la gestione clinica dei pazienti.