Nuove rivelazioni in aula

Scarcerato Rahed Al Salahat, errori nelle intercettazioni sui fondi a Hamas

L'avvocato denuncia incongruenze nei nomi e nelle trascrizioni delle registrazioni

Scarcerato Rahed Al Salahat, errori nelle intercettazioni sui fondi a Hamas

Il tribunale del riesame di Genova ha disposto la scarcerazione di Rahed Al Salahat, 48 anni, dipendente dell’Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese. Al Salahat era stato arrestato il 27 dicembre 2025 a Firenze nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Genova sui finanziamenti a Hamas.

Rahed Al Salahat, uno dei responsabili della moschea di Firenze, si trovava nel penitenziario di Ferrara, dopo un passaggio da Sollicciano, accusato di sostenere Hamas tramite tre importanti associazioni benefiche pro palestina.

Il suo difensore, avvocato Samuele Zucchini, ha presentato ricorso, evidenziando errori e criticità nell’ordinanza e nelle trascrizioni delle intercettazioni audio.

Gli errori nelle intercettazioni

“Ci sono incomprensioni sui nomi emersi dalle intercettazioni. Sono citate persone diverse e ci sono errori nelle interpretazioni dei brogliacci delle telefonate”, ha dichiarato il legale. In un caso, un nome captato durante una conversazione di Al Salahat è stato confuso con quello di un ministro di Hamas, mentre si riferiva a un collaboratore del suo assistito, coinvolto in attività di informazione sulla crisi di Gaza. In un’altra telefonata, il referente europeo di Hamas, Majer Al Zeer, avrebbe chiesto ad Al Salahat se volesse avvisare Abu Al Abed, soprannome di Ismail Haniyeh, capo di Hamas ucciso due mesi prima, il 31 luglio 2024 a Teheran. Anche qui, ci sarebbe stata una confusione sui nomi.

Le considerazioni legali

“Tutte le informazioni provenienti dall’attività di intelligence di Israele non saranno incluse nel processo”, ha commentato l’avvocato Zucchini. “Questo è un aspetto fondamentale, valido per tutti i cittadini italiani, che non possono essere soggetti a verifiche da parte dei Servizi segreti di Stati stranieri, in particolare di Israele”. L’avvocato ha sottolineato che “il materiale di intelligence di Stati esteri non è idoneo a entrare in un processo” in Italia. Infine, secondo la difesa, non sarebbe dimostrato che Al Salahat avesse un ruolo apicale nel board della Pec, la conferenza dei Palestinesi in Europa.