Il bilancio al Santo Stefano

Matarrese: "Gli effetti della zona gialla si vedranno prossimamente, manteniamo alta l'attenzione"

Calano di poco gli accessi covid al Santo Stefano di Prato ma aumentano i ricoveri no covid. Ancora alto il numeri dei posti letto occupati.

Matarrese: "Gli effetti della zona gialla si vedranno prossimamente, manteniamo alta l'attenzione"
Sanità Prato, 27 Aprile 2021 ore 08:53

"Le conseguenze dei comportamenti si vedranno nei prossimi giorni, lancio un appello ai pratesi affinché continuino ad usare precauzioni necessarie per fermare il virus".

"Gli effetti della zona gialla si vedranno prossimamente"

Con queste parole Daniela Matarrese, direttrice del Santo Stefano di Prato, ha voluto sottolineare l'importanza di mantenere la guardia alta nella lotta contro il Covid soprattutto in un periodo di riaperture. In attesa di una fornitura più ampia di vaccini da somministrare, al momento ancora insufficiente, la situazione dei reparti sembra essersi stabilizzata. Ad aumentare, però, i ricoveri no covid; circa 25 persone a cui si aggiungono 5/6 chirurgici. I posti letti rimangono leggermente sotto la soglia massima, 19 posti su 20 sono occupati. Gli accessi giornalieri al pronto soccorso restano circa 190, di cui il 18% viene ricoverato. Per quanto riguarda agli accessi covid molti vengono dirottati direttamente nelle strutture intermedie, con circa 6/7 ricoveri giornalieri.

Quattro su dieci sono stranieri

Rispetto alle ondate precedenti, la terza è stata caratterizzata da un aumento di ricoveri di cittadini stranieri. Negli ultimi dieci giorni, il 40% dei pazienti ricoverati è stato di nazionalità straniera. Un dato, questo, che fino ad oggi non era mai stato così rilevante. L'età media dei pazienti stranieri è infatti più bassa rispetto al resto dei contagi, situazione che potrebbe derivare da ambienti di lavoro non sufficientemente controllati o da situazioni abitative non adeguate.

Il punto dall'inizio della pandemia

Dall'inizio dell'emergenza covid sono 2025 i ricoveri covid al Santo Stefano di Prato, con un'età media di 68 anni; mentre al 19 aprile i decessi nell'area pratese sono arrivati a 397 dall'inizio della pandemia. Ieri, 26 aprile, erano 154 i ricoverati in area medica di cui 19 in terapia intensiva e 14 intubati.

"Le dimissioni non sono aumentate ma c'è un grande ricambio - ha spiegato Matarrese- il tempo di permanenza medio adesso è di una settimana/dieci giorni e poi vengono trasferiti nelle cure domiciliari o in strutture low care".

Importante sul territorio il report sull'andamento dei contagi fornito dalle Usca, sentinelle sul territorio, le quali rilevano una minor pressione. Il virus circola e, anche se per il momento sembra essere leggermente in discesa, è necessario mantenere comportamenti corretti anche a fronte di una riapertura quasi totale delle attività. Ad ottobre è stata potenziata l'area medica, aumentando di un terzo la capacità di ossigeno dell'ospedale, poiché oggi al 38% dei ricoverati viene applicata la Niv (ovvero il casco o maschera per una respirazione assistita ad alti flussi di ossigeno)  riuscendo così a tamponare la situazione per decongestionare la terapia intensiva. "Abbiamo acquisito con il tempo le competenze necessarie grazie soprattuto ad un lavoro di equipe con intensivisti, infermieri, e pneumologi", aggiunge la direttrice.

I primi risultati delle cure monoclonali

La terapia sperimentale, partita proprio dal Santo Stefano lo scorso marzo, sembra dare buoni risultati. La somministrazione del farmaco a base di anticorpi monoclonari ha riguardato ad oggi 35 pazienti. Il numero, ancora troppo piccolo a causa dei requisiti da ottenere, si compone di 3 ricoveri dopo la terapia e 8 pazienti che hanno dichiarato una riduzione o una scomparsa dei sintomi a partire dal giorno successivo.