Come hanno fatto

Discoteche, cinema, eventi al chiuso: a Wuhan ora stanno meglio che nel resto del mondo

I motivi principali: un lockdown durissimo e un imponente spiegamento di forze e operatori sanitari.

13 Ottobre 2020 ore 11:57

Cinema aperti, discoteche anche. Nei ristoranti puoi sederti dove vuoi. Hanno ripreso anche gli eventi che prevedono assembramenti al chiuso, come le partite nei palazzetti con il pubblico.

Vi ricordate Wuhan, dove tutto è cominciato? Sembra incredibile, eppure nella provincia cinese dell’Hubei ora la situazione è molto più rosea che in tutto il resto del modo.

A Wuhan ora stanno meglio che nel resto del mondo

Ma questo apparente paradosso com’è stato possibile?

Certo, tutti indossano la mascherina praticamente sempre, ma ormai è un fatto accettato e la vita sociale è ripresa su tutti i fronti.

Il motivo principale alla base della rinascita è il fatto che tra il 23 gennaio e l’8 aprile, Wuhan fu sottoposta a un lockdown durissimo, come non se ne sarebbero visti nemmeno nei paesi che presero le misure più severe come l’Italia.

Non solo, nel resto della mastodontica nazione cinese l’attenzione non è stata da meno. Ad esempio a Chengdu, a oltre mille chilometri di distanza, i funzionari dello Stato passavano diverse volte al giorno a chiedere se qualcuno era stato nella provincia dell’Hubei.

Discoteche, cinema, eventi al chiuso: tutto ha ripreso

E’ un po’ come immaginare che mentre da noi la bergamasca Valle Seriana esplodeva letteralmente, a Gallipoli i funzionari statali andavano porta a porta a stanare gente proveniente dalla Lombardia. Pura fantascienza.

E infatti il Governo cinese durante il lockdown aveva messo in campo ben diecimila operatori soltanto a Wuhan per fare le indagini epidemiologiche e il tracciamento dei contatti.

Uno sforzo immane. Ma il risultato è che a Wuhan non viene registrato un caso di trasmissione locale di coronavirus dal 18 maggio 2020.

Insomma, sono stati bravi, a Wuhan. Ma anche l’Italia, prima ad essere investita e protagonista di un blocco totale fra i più ferrei, rispetto al resto d’Europa sta meglio. E probabilmente non è un caso.

A Wuhan il calcolo totale è stato alla fine di 3.869 morti, 4634 il totale della Cina. In Italia il computo è arrivato a poco più di 36mila decessi. Intesta alla classifica negativa ci sono gli Usa a 220mila, il Brasile a 150mila, l’India a 110mila e il Messico a quota 83mila morti.

A META’ MAGGIO, MENTRE ANCORA CI INTERROGAVAMO SULLA FASE 2, A WUHAN CELEBRAVANO COSI’ LA RINASCITA:


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