Ritorna utile

Crisanti supera le riserve: "La app Immuni va scaricata, è importante"

Il virologo parlava di "una montagna di soldi buttati". E proprio per fugare quel timore, dovrebbe essere utilizzata.

29 Settembre 2020 ore 11:13

Ora, alla vigilia della seconda ondata, Immuni ritorna utile. A lockdown finito, il “virologo che ha salvato il Veneto”, ovvero il professore di Microbiologia dell’Università di Padova Andrea Crisanti, non aveva lesinato perplessità riguardo alla app “immuni”.

E in effetti il flop annunciato della app arrivata innanzitutto troppo tardi lo abbiamo anche noi sottolineato più volte. Anche Crisanti in estate esprimeva riserve, temendo in sintesi un inutile spreco di soldi a fronte della ridotta efficacia dello strumento, scaricato da troppo pochi utenti.

Ma vi avevamo anche più volte detto “malgrado il flop, la app Immuni potrebbe comunque ritornare utile in autunno”, e ora anche il virologo è sulla stessa linea:

“Rimane una risorsa importante e va scaricata”.

Le perplessità estive di Crisanti su Immuni

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Andrea Crisanti

“Io sul tracciamento, anche informatico, sono favorevole”.

Cominciamo col dire intanto che Crisanti non ha mai detto no a Immuni. Il problema era un altro:

“Se gli stessi sviluppatori dicono che per essere efficace dev’essere scaricata almeno dal 60% della popolazione, significa che anche se così fosse la app sarà in grado di tracciare solo il 36% dei casi totali. Ma considerando gli asintomatici e i casi non notificati, questa app per come è concepita può tracciare al massimo il 9% dei contagi. Proporzionalmente, se la scarica il 50% della popolazione, le percentuali scendono al 25% e al 5%. E’ matematica”.

Così Crisanti la scorsa estate, che ha addirittura parlato di “una montagna di soldi buttati”.

Crisanti supera le riserve: “Immuni va scaricata”

“L’app Immuni rimane una risorsa importante e va scaricata. Purtroppo è stata un flop tra i giovani. Avrebbe potuto aiutare a contenere l’ondata di contagi di quest’ estate, ma c’è stato molto pregiudizio”.

Così invece ora il virologo, che alla vigilia della temuta seconda ondata aggiusta il tiro e mette in fila una serie di correttivi:

    • primo, quadruplicare i tamponi su scala nazionale, perché i 90mila al giorno massimi attuali non basteranno per far fronte alla domanda che ci sarà.
    • secondo, rivedere l’obbligatorietà della mascherina, che va messa sempre in caso di assembramenti.
    • i contagi saliranno sicuramente, ma se i focolai resteranno sotto controllo, non ci sarà bisogno di ulteriori misure restrittive.

Che cos’è “Immuni” e come funziona

L’app funziona senza seguire gli spostamenti e senza conoscere l’identità della persona che la installa sul proprio cellulare. Una volta attivata, registra i contatti con altri utenti utilizzando la tecnologia Bluetooth: quando un utente risulta positivo, attraverso l’app si attiva un meccanismo per cui vengono avvisati tutti i soggetti con cui è entrato in contatto. Naturalmente, quelli che hanno scaricato la app…

Immuni si scarica gratuitamente e va impostata una sola volta: dopo averla aperta e letto le istruzioni si dichiara di avere almeno 14 anni, si sceglie la regione di residenza e si dà il consenso ad abilitare le notifiche di esposizione al virus; il sistema resta operativo anche quando l’app è chiusa. L’unica possibilità che ha l’utente è quella di caricare eventualmente i dati del proprio tampone in caso di positività.

Immuni lavora da sola, scambiando codici casuali con gli smartphone con cui entra in contatto. In caso di positività tutti coloro che sono stati in contatto più di qualche minuto con il cittadino positivo saranno avvertiti con un alert, ma non potranno risalire alla persona nè al luogo dell’incontro e tantomeno all’orario. A quel punto saranno le autorità sanitarie, su base regionale, a dare consigli su come comportarsi. Sarà possibile disattivare l’app in ogni momento, nessun dato personale nè i propri movimenti verranno comunicati.

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