Economia
CRONACA

Il Cartonificio Fiorentino vuole trasferire l'azienda a Altopascio

«Da mesi – hanno spiegato Giuseppe Gentile della Slc-Cgil Firenze-Prato-Pistoia e Fabio Guerri della Fistel-Cisl - è in atto una vertenza fra il gruppo Pro-gest ed i lavoratori del Cartonificio Fiorentino di Sesto Fiorentino.

Il Cartonificio Fiorentino vuole trasferire l'azienda a Altopascio
Economia Piana Fiorentina, 24 Settembre 2021 ore 12:24

Si complica la vertenza che riguarda lo stabilimento sestese del Cartonificio Fiorentino, presente in viale Ariosto a Sesto. Nei giorni scorsi le organizzazioni sindacali hanno richiesto un nuovo incontro alla Regione: il rischio è che nel 2022 cessi per sempre la produzione all’interno dello stabilimento di Sesto e tutte le maestranze siano trasferite presso il capannone produttivo di Altopascio.

I sindacati

«Da mesi – hanno spiegato Giuseppe Gentile della Slc-Cgil Firenze-Prato-Pistoia e Fabio Guerri della Fistel-Cisl - è in atto una vertenza fra il gruppo Pro-gest ed i lavoratori del Cartonificio Fiorentino di Sesto Fiorentino. Il 7 settembre scorso, ad Altopascio si è svolto un incontro congiunto al quale erano presenti il presidente e l’amministratore delegato del gruppo industriale. Rispetto allo stabilimento di Sesto Fiorentino – hanno continuato – i vertici aziendali hanno comunicato che dalle ricerche fatte non è emerso nessun terreno ad un prezzo ragionevole per costruire un nuovo capannone e che nei prossimi mesi continueranno la ricerche. Tuttavia – hanno reso noto – se come credono l’azienda non riuscirà nell’intento, entro dicembre 2021 dovranno prendere la decisione di trasferire ad Altopascio (dove si sta costruendo un nuovo capannone) l’intera produzione entro l’estate del 2022». Da quanto apprendiamo l’azienda si è dichiarata disponibile ad avviare un confronto con le istituzioni finalizzato ad individuare soluzioni  e proposte. Tutto ciò, ovviamente, ha profondamente allarmato i sindacati e tutti i lavoratori che temono possa essere imminente il trasferimento ad Altopascio.

«Stamani – ha spiegato Simone Pinelli, membro della Rsu interna e delegato del coordinamento regionale Cgil – si terrà l’assemblea con i lavoratori per decidere le future mobilitazioni e nei giorni scorsi le organizzazioni sindacali hanno già richiesto un incontro all’assessora regionale Alessandra Nardini che ha comunicato aggiornerà il tavolo sulla vertenza entro il mese di settembre. Ovviamente – ha aggiunto – noi ribadiamo la necessità di mettere in campo tutte le possibili soluzioni, affinché la Piana non perda un importante sito produttivo come il Cartonificio Fiorentino. Ad oggi il numero di dipendenti diretti, indiretti ed indotto ammonta ad oltre 110 lavoratori e se davvero lo stabilimento fosse trasferito ad Altopascio le famiglie delle maestranze risulterebbero travolte da un pendolarismo non sostenibile, a circa 100 km di distanza, in un’azienda dove si lavora su tre turni, con il turno notturno compreso».

Peraltro, secondo Cgil e Cisl l’operazione prospettata  rischierebbe di produrre esuberi per le inevitabili sovrapposizioni di ruolo con i dipendenti di Altopascio o per la soppressione di servizi come mensa e pulizie. Il rischio, dunque, non è solo quello di trasferire lo stabilimento ad Altopascio ma anche quello di non riuscire a salvaguardare il posto di lavoro per tutti gli attuali occupati. La vertenza, lo ricordiamo, riguarda un’azienda leader nel settore del cartone pesante che produce un prodotto di assoluta qualità. Il lavoro non manca, così come gli ordini, ma con la direzione, secondo le organizzazioni sindacali, non ci sarebbero da tempo spazi per un proficuo confronto essendo in assenza di un piano industriale e di scelte commerciali adeguate. Da tempo, infatti, il sito sestese è stato ritenuto vetusto e particolarmente ampio per gli attuali occupati. Già nei mesi scorsi sia la Regione che il Comune di Sesto avevano richiesto il mantenimento dello stabilimento a Sesto, costituendo una presenza storica sul territorio, o per lo meno nell’area della Piana oltre alla salvaguardia dei livelli occupazionali. Le novità emerse in questi giorni, però, non fanno ben sperare.