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Green pass per poter lavorare: Cna dice sì

Confindustria propone la sospensione dal lavoro per chi non ha la certificazione. E Cna Firenze dice: "La legge stabilisca quando la salute pubblica sia da anteporre alla volontà del singolo".

Green pass per poter lavorare: Cna dice sì
Economia Firenze, 21 Luglio 2021 ore 13:27

Green pass per poter lavorare? Cioni, CNA: una scelta difficile, ma da adottare. La legge stabilisca quando la salute pubblica sia da anteporre alla volontà del singolo.

Green pass per poter lavorare: Cna dice sì

E' una proposta forte, quella lanciata nelle ultime ore da Confindustria. E al centro c'è il Green pass, protagonista assoluto del dibattito politico: se il Governo, per contenere i nuovi contagi, sta introducendo paletti perché sia obbligatorio per svolgere moltissime attività, allo stesso modo secondo gli industriali, dovrebbe essere un requisito essenziale per potersi presentare al lavoro. A tutela dalla salute pubblica, ma certamente anche per evitare focolai che potenzialmente possano mettere in crisi le attività delle aziende.

“Green pass per poter lavorare? Il tema è delicato, ma questo non significa che non vada affrontato e risolto. Da una parte il diritto costituzionale a non esser sottoposti ad alcun trattamento sanitario se non per disposizione di legge, dall’altra l’obbligo per il datore di lavoro di adottare ogni misura necessaria ad assicurare l’integrità fisica del lavoratore. Negli ultimi sedici mesi gli imprenditori hanno rispettato ogni adempimento richiesto per prevenire la pandemia, dalla sanificazione, ai gel alle mascherine, sostenendo costi che avrebbero dovuto essere ristorati, ma che lo sono stati solo per un 20%. Indipendentemente da questioni economiche, però, si è trattato, e si tratta, non solo di un obbligo, ma di un dovere che sentiamo nostro. Che tutto questo possa essere vanificato da una minoranza di collaboratori che rifiutano il vaccino è però inaccettabile. Il rischio è quello di aprire la porta all’ennesima ondata della pandemia e, a ruota, a nuovi stop o nuove limitazioni nell’attività di impresa. Insomma, piena libertà alla scelta di non vaccinarsi, ma non a quella di mettere a rischio la salute di colleghi e clienti. È la legge che deve intervenire e stabilire quando la salute pubblica sia da anteporre alla volontà del singolo. Come? Individuando, quando presente, il nesso tra l’attività svolta e la possibilità di contrarre e diffondere il virus. In alternativa, ci sia data la possibilità, anch’essa da sancire con legge, di poter assegnare i dipendenti non vaccinati ad altra mansione e, ove ciò non fosse possibile, di poter ricorrere ad una sorta di aspettativa ad hoc. Il nodo va sbloccato e velocemente, certo, in accordo con i sindacati dei lavoratori”.

Questa la posizione di Giacomo Cioni, presidente di CNA Firenze Metropolitana, sull’ipotesi di obbligatorietà del green pass nei posti di lavoro.

La proposta non piace ai sindacati

Non si è fatta attendere la reazione dei sindacati che parlano di violazione della privacy da parte dell'azienda che si informa sull'esecuzione del vaccino, laddove questo non è obbligatorio e bocciando una eventuale aspettativa forzata.

"Le vaccinazioni sono sicuramente utili - ha sottolineato la Femca-Cisl - ma non esiste alcuna norma che imponga la somministrazione del vaccino ai lavoratori. A questo si aggiunge che informarsi sullo stato vaccinale dei propri dipendenti rappresenta una grave violazione della privacy".

Tuona il segretario della Cgil Maurizio Landini:

"Non spetta a Confindustria decidere chi lavora. Spero che sia il caldo. In questo anno di pandemia i lavoratori sono sempre andati in fabbrica in sicurezza. Rispettando i protocolli e le norme di distanziamento. Non sono le aziende che devono stabilire chi entra e chi esce. Una scelta di questo tipo la può compiere solo il governo. I lavoratori sono stati i primi, durante la pandemia, a chiedere sicurezza arrivando addirittura allo sciopero per ottenerla. Io mi sono vaccinato e sono perché tutti si vaccinino. Ma qui, diciamolo, siamo di fronte a una forzatura. Non va mai dimenticato che i lavoratori sono cittadini e hanno i diritti e i doveri di tutti i cittadini. Confindustria, piuttosto, si preoccupi di far rispettare gli accordi contro i licenziamenti".