CONFINDUSTRIA

Accise sull’energia elettrica 2010-2011, la tripla beffa ai danni di imprese e loro consorzi

"La vicenda di queste addizionali alle accise è una sorta di apoteosi degli infiniti ostacoli che incontrano le imprese nel nostro paese".

Accise sull’energia elettrica 2010-2011, la tripla beffa ai danni di imprese e loro consorzi
Firenze, 25 Giugno 2020 ore 10:57

La vicenda, già ben nota alle imprese, è venuta alla ribalta a seguito dell’opportuno pressing fatto dal presidente di Confindustria Bonomi nei confronti del Governo nazionale: le addizionali provinciali alle accise sull’energia non erano dovute, ma le aziende per riavere gli importi pagati devono sobbarcarsi di iter complessi e costosi.

Accise sull’energia elettrica

Questa in sintesi la vicenda: le addizionali provinciali alle accise sull’energia elettrica pagate dalle imprese sono state riconosciute illegittime prima, di fatto, da una direttiva europea del 2018, poi, a ottobre dell’anno scorso, da una sentenza della Corte di cassazione italiana. Nessun recupero può essere effettuato per i primi due anni di applicazione, 2008 e 2009, che sono già prescritti; questa possibilità è invece aperta per il biennio 2010-2011, ultimi anni di applicazione dell’addizionale prima della sua abolizione.

Somme consistenti

Si tratta di somme consistenti: l’aliquota era leggermente diversa da provincia a provincia ma, tenuto conto del tetto previsto, all’importo massimo di 27.000 euro l’anno o comunque a importi rilevanti erano arrivate molte delle imprese del territorio Lucca-Pistoia-Prato dei più diversi settori, dal cartario alla moda, dalla meccanica alla chimica-plastica, fino al lapideo, all’alimentare e alla nautica. Ma in maggiore o minor misura tutti i settori hanno versato per quel biennio somme riconosciute come non dovute. Le modalità per il recupero del denaro illegittimamente richiesto sono però pesanti e difficili: a richiedere il rimborso direttamente all’erario non possono essere le aziende, ma il fornitore di energia o l’eventuale intermediario. E, soprattutto, non si tratta di una richiesta semplice ma di un atto che deve passare dal giudizio civile. La class action non è possibile; pertanto sono le aziende che, una a una, devono nella sostanza far causa al proprio fornitore, che si tratti direttamente dell’erogatore di energia elettrica o del consorzio di appartenenza.

E’ l’apoteosi degli ostacoli alle imprese

“La vicenda di queste addizionali alle accise è una sorta di apoteosi degli infiniti ostacoli che incontrano le imprese nel nostro paese – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi -. La beffa è tripla. Le imprese italiane pagano l’energia quasi un terzo in più dei loro concorrenti europei e per limitare i danni molte di esse, fra cui gran parte dei nostri soci, cercano di fare fronte comune riunendosi in consorzi che possano negoziare al meglio i prezzi delle forniture; sempre le imprese si sono viste richiedere accise che poi si scopre essere illegittime; ora, nonostante il riconoscimento di tale illegittimità, si trovano a chiamare in causa gli stessi loro consorzi. Questi ultimi potranno rivalersi sull’amministrazione finanziaria, ma con quali tempistiche? I flussi di denaro come si muoveranno e che peso dovranno portare i consorzi in questo momento in cui la carenza di liquidità segna pesantemente le attività economiche? Quanto alle aziende, se vogliono riavere importi che per i due anni 2010-2011 possono arrivare a 54.000 euro, devono a loro volta spendere per intentare una causa, magari ai loro stessi consorzi che pure le aiutano a limitare i costi energetici. Qualcuno intervenga a sanare questo scempio: urge un intervento legislativo che consenta un recupero più agevole e certo, che si tratti di credito fiscale o altro.”

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