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Palazzo Regie Poste Firenze: 104 anni di storia

Se il fascino neo-rinascimentale del maestoso Palazzo è noto, molto meno lo è la sua storia. Tra le complesse vicende legate alla sua costruzione, una spicca in particolare: la questione della pietra forte.

Palazzo Regie Poste Firenze: 104 anni di storia
Cultura Firenze, 19 Aprile 2021 ore 09:00

A pochi passi da Piazza della Signoria, il 19 aprile 1917 viene inaugurato a Firenze il nuovo Palazzo delle Regie Poste, Telegrafi e Telefoni, opera dell’architetto Rodolfo Sabatini e dell’ingegnere Vittorio Tognetti. Il maestoso edificio, liberamente ispirato “alla bella epoca del rinascimento fiorentino”, è caratterizzato dal rivestimento esterno in pietra forte locale, come i più illustri monumenti della città, e da interni impreziositi da marmi, stucchi, maioliche e vetrate artistiche. La decorazione dell’imponente velario della sala al pubblico si deve a Galileo Chini, uno dei massimi esponenti del Liberty in Italia.

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Palazzo Regie Poste Firenze: 104 anni di storia

Se il fascino neo-rinascimentale del maestoso Palazzo è noto, molto meno lo è la sua storia. Tra le complesse vicende legate alla sua costruzione, una spicca in particolare: la questione della pietra forte.

L’edificio viene inaugurato il 19 aprile 1917, nel pieno della Grande Guerra, ma la storia del Palazzo inizia nel 1903: sono infatti necessari ben quattordici anni, pieni di vicende edilizie e burocratiche, difficoltà reali di progetti e di esecuzioni, disformità di concepimenti teorici e di realtà pratiche, prima che la nuova sede apra le porte al pubblico.

Le parole sono del sindaco di Firenze, Osvaldo Bacci, pronunciate nel discorso inaugurale del 19 aprile 1917, conservato nella documentazione dell’Archivio Storico di Poste Italiane, insieme a quello del Ministro delle Poste e Telegrafi Luigi Fera.

La storia della sua nascita: un’opera prestigiosa

Approvato un primo progetto, affidato all’ingegner Vittorio Tognetti, capo dell’Ufficio Tecnico del Comune che aveva messo a disposizione gratuitamente i terreni e finanziato una parte dell’opera, iniziati i lavori nel 1906 e raggiunto con le opere murarie il piano terra, costruiti i sotterranei, dopo una visita ai lavori fatta dal ministro delle Poste Schanzer, si decise che fosse ampliato il Palazzo, che allora si limitava ad una sola parte della zona attualmente occupata, per fare spazio agli ambienti necessari anche ai servizi telefonici.

L’incarico è confermato a Vittorio Tognetti che viene affiancato da Rodolfo Sabatini, architetto dell’Ufficio Belle Arti e Antichità del Comune, e con il nuovo progetto i costi salgono a 2.100.000 delle vecchie lire.

Nel 1910 riprendono i lavori. È a questo punto della storia che entra in gioco il tema della pietra forte. Nel progetto, “inspirato alla bella epoca del rinascimento fiorentino” per contenere tempi e costi, i rivestimenti esterni sono previsti in travertino, una pietra che si presta ad essere modellata con facilità. Questa finitura tuttavia è contestata dagli ambienti accademici fiorentini che sostengono, per coerenza stilistica, l’utilizzo della pietra forte locale come avvenuto nei secoli per la città stessa e i suoi prestigiosi palazzi. La variante comporta una maggiorazione della spesa di ben 70.000 delle vecchie lire.

La questione della pietra

Tuttavia l’amministrazione comunale, guidata all’epoca dall’illuminato sindaco Francesco Sangiorgi, è decisa a salvaguardare la tradizione e il decoro della città e si assume l’onere della modifica.

La questione pietra forte mette allo scoperto le divergenze professionali tra Tognetti e Sabatini, improntate l’una al tecnicismo e l’altra alla creatività e al senso estetico; un’incompatibilità destinata a crescere nel corso dei lavori, alimentata da pesanti insinuazioni personali e sfociata, in una vera e propria vertenza per l’attribuzione dell’opera, riconosciuta alla fine a Sabatini.

“La scelta del travertino come materiale predominante del Palazzo, fu aspramente criticata dal mondo accademico fiorentino” – dichiara Geppa Mensitiere, responsabile Area Immobiliare Macro Area Centro Nord “perché a loro dire era incoerente rispetto al progetto stesso. A questa polemica non potè rimanere indifferente l’allora primo cittadino di Firenze Sangiorgi che, con una scelta che potremmo definire coraggiosa, decise di prendersi l’onere della modifica e si passò dal travertino alla pietra forte; solo successivamente si scoprì poi che tale scelta era dettata da ben altri significati che andavano aldilà dell’estetica e del decoro”.

Le motivazioni sono chiaramente illustrate da un vibrante passaggio del discorso tenuto dal Ministro delle Poste Luigi Fera, durante la cerimonia di inaugurazione: “…Fu bene che questa imponente costruzione si nutrisse nelle sue basi e nelle sue vertebre di pietra forte e tenace, a somiglianza di quanto faceva Firenze, nei periodi più gloriosi della sua vita municipale ed in quelli della Signori medicea, […] è la pietra forte che prevale nei momenti in cui Firenze esercita incontrastato il suo dominio nella politica e nelle arti; è invece la pietra dolce che prende il sopravvento quando la decadenza minaccia o si afferma.[…] abbiamo scelta la pietra forte perché siamo anche noi in un’epoca forte; l’oscuro moto interiore che guidò la nostra preferenza fu il presagio lontano dell’ora eroica che doveva venire e che è sopravvenuta. E come la qualità della pietra contrassegna nella storia di Firenze i vertici della sua maggior potenza, così essa contrassegnerà – è lecito sperare – nella storia, non più solo di Firenze ma d’Italia, il nuovo nostro cammino di gloria.”

“Una scelta dettata dunque da un richiamo alla solidità, in un momento in cui la necessità dovevano essere forza e resistenza” – racconta Giovanni Giulio Zunino, responsabile Area Territoriale Macro Area Centro Nord. “Così come in quel periodo storico di estrema difficoltà, questo edificio è stato un punto di riferimento importante per tutta la cittadinanza di Firenze ad oltre cento anni di distanza, in un periodo altrettanto difficile, abbiamo constatato che la popolazione fa ancora riferimento a questo Palazzo. Basti pensare che lo scorso anno durante il lockdown, l’ufficio postale di Firenze Centro collocato all’interno dell’edificio storico, non abbia mai chiuso e sia stato sempre un punto di fermo offrendo tutti i nostri servizi ai fiorentini. Elemento che ci è stato riconosciuto sia dalla cittadinanza che dalle istituzioni cittadine, ci auguriamo tutti che questa pandemia sia l’ultima grande prova che il Palazzo si trovi ad affrontare”.

Ma andiamo ora ad approfondire  i dettagli…

Tutti i dati

Ubicazione: via Pellicceria con affacci su via Porta Rossa 8, piazza de’ Davanzati 4, via de’ Sassetti 2, via degli Anselmi 1- 2- 3

Superficie: 3877 mq

1° progetto: convenzione tra Stato, Comune e Cassa di Risparmio di Firenze approvata con Legge 6 marzo 1904 n.84 per una spesa complessiva di L.800.000; progetto approvato dal Consiglio Superiore dei LL. PP. nella seduta del 15 maggio 1905

Progettisti: ing. Vittorio Tognetti, Capo Ufficio Tecnico Comunale, in collaborazione con arch. Eugenio Cioni, funzionario del medesimo ufficio, autore degli apparati decorativi

Impresa costruttrice: comm. cav. Giovanni Lazzeri (contratto d’appalto per un importo presunto di L.589.040)

Inizio lavori 1° progetto: 1906

Sospensione lavori

2° progetto (ampliamento) : approvato dal Consiglio Superiore dei LL.PP. il 15 dicembre 1909. Nuova convenzione tra Stato, Comune di Firenze e Cassa di Risparmio – per una spesa complessiva di L. 2.100.000 (incluse L. 100.000 del Comune di Firenze, e non tenuto conto del prezzo della nuova area occupata, ceduta gratuitamente dal Comune stesso) – approvata il 15 maggio 1910 con Legge n.244.

Direttore della parte architettonica e ornamentale: cav. arch. Rodolfo Sabatini

Direttore generale dei lavori: cav. uff. ing. Vittorio Tognetti

Ripresa lavori: 21 novembre 1910

Impresa costruttrice: comm. cav. Giovanni Lazzeri (nuovo contratto d’appalto per l’importo di L. 1.453.510)

Fine lavori: concluse nel 1914 le opere murarie, a causa degli eventi bellici e delle complesse opere di finitura e di impianti, il cantiere si protrasse fino al 1917

Inaugurazione: 19 aprile 1917 ore 10.30

Sculture, decorazioni, manufatti artistici: Giulio Passaglia, scultore; Manifattura Chini per i vetri artistici su disegno di Galileo Chini; Officine del Pignone per la copertura in ferro e vetro; ditta Cantagalli per i tondi della facciata e le maioliche della cupola del vestibolo; ditta Luigi Matteini di Firenze per i graffiti delle facciate; ditta Luigi Caldini di Firenze per l’esecuzione degli elementi in pietra artificiale

Costo complessivo: 2.695.000 lire

Intervenuti alla Cerimonia inaugurale: S.E. il Ministro Luigi Fera, S.E. il Sottosegretario di Stato delle Poste, on. Rossi Cesare, il Capo di Gabinetto, comm. Luigi Salerno, Direttore Gen. dei Vaglia e Risparmi, il comm. Santoni direttore superiore delle Poste e Telegrafi, il comm. Acconci direttore compartimentale dei telefoni, il cav. Domenico Tordi direttore locale, il cav. Francaldi segretario, il comm. Chelotti vice-direttore, il cav. Scini direttore dell’ufficio della Ferrovia, il cav. Baldacci direttore dei Telegrafi, il cav. Casini direttore dei Telefoni, il cav. Guarnieri, il cav. Riccardi dei Telefoni dell’Italia Centrale, il cav. Benvenuti ispettore delle Poste, e quasi tutti i capi-ufficio ed impiegati non in servizio.
Il Sindaco di Firenze, prof. Orazio Bacci; l’ing. cav. Tognetti, l’arch. Sabatini, il cav. comm.. Giovanni Lazzeri.

Le origini

La costruzione del nuovo palazzo delle Poste e Telegrafi ha origine dalle trattative che l’avv. Silvio Berti, Sindaco di Firenze, intraprende nel 1903 con il Ministro delle Poste di allora, l’on. Galimberti Tancredi, per ottenere che i servizi pubblici postali e telegrafici di quella città siano riuniti in un luogo decoroso e centrale.

Le trattative tra Municipio di Firenze e Stato

Il tema delle “trattative” e di quel che ne consegue – accordi, convenzioni, leggi, progetti, appalti, varianti, richieste, nuova convenzione, nuova legge, nuovo progetto, nuovo appalto – è un elemento ricorrente e centrale nella storia di questo edificio, tanto da essere sottolineato anche la mattina dell’inaugurazione, il 19 aprile 1917, dal Sindaco – e insigne letterato – prof. Orazio Bacci nel discorso tenuto davanti a S.E. il Ministro delle Poste on. Luigi Fera, a S.E. il Sottosegretario di Stato delle Poste, on. Rossi, e ai numerosi intervenuti alla cerimonia: autorità comunali e provinciali; alte personalità della politica, della scienza, dell’arte e delle lettere; ufficiali , magistrati, funzionari postali, telegrafici e telefonici e parecchi cittadini.

Estratto del discorso del Sindaco Bacci

Fin dalle prime battute, Bacci ironizza sui lunghi tempi di attuazione del progetto mettendo in luce, nel contempo, il ruolo del Comune di Firenze:

“[…] Sembra che una sorte curiosa e strana di indugi e dilazioni accompagni la costruzione di molti edifici di Stato; e sembrava che si preparasse all’arguzia del popolo fiorentino l’epigramma dei due palazzi “non finiti”; quello dal quale l’Amministrazione dei Telegrafi doveva escire e quello nel quale deve ora entrare. E l’opera che si è oggi mai compiuta, affrettandone cautamente i lavori, si inaugura proprio nel periodo più grave della guerra.

Ora tutto questo significa non solo curiosità di episodi e di vicende edilizie e burocratiche; difficoltà reali di progetti e di esecuzioni; disformità di concepimenti teorici e di realtà pratiche; ma anche, a Dio piacendo, tenace volontà, indomabile perseveranza; e perciò maggior soddisfazione, a cose finite, per lo Stato e per il Comune.

Il Comune, che dette all’opera giustamente reclamata dalla città cospicuo contributo con la prima cessione di favore, e poi con la seconda, del tutto gratuita, dell’area su cui il palazzo sorge, eseguì il mandato affidatogli della costruzione per mezzo del suo ufficio tecnico; il che importò anche altro non piccolo contributo finanziario.

E così la provvida iniziativa dello Stato ebbe, pur coll’intervento della nostra benemerita Cassa di Risparmio, ogni agevolezza di cooperazioni cittadine come risulta dalle convenzioni del 7 dicembre 1903 e del 19 aprile 1909. […]e furono superate in tal modo le molte difficoltà che inceppano inevitabilmente le cose che vanno in lungo.[…]”

Il senso profondo di queste dichiarazioni va ricercato nelle vicende che si susseguono a partire da quei primi passi mossi nel 1903.

La convenzione del 1903

L’area identificata come idonea è quella inclusa tra via Pellicceria, piazza Davanzati, via Porta Rossa e via degli Anselmi, già espropriata a fine ‘800 dal Comune nell’ambito del piano di “risanamento” del vecchio centro di Firenze. Mentre si eseguono le demolizioni delle case abbandonate e diroccate che ancora la ingombrano, vengono studiate le basi finanziarie e tecniche della nuova costruzione: il Comune avrebbe contribuito con una quota di L.100.000 a fondo perduto, rappresentato dal valore dell’area, e nell’assunzione diretta dello studio del progetto e della costruzione dell’edificio. La Cassa di Risparmio e Depositi di Firenze avrebbe anticipato le somme necessarie, da rimborsarsi dallo Stato in venti annualità, comprensive del capitale e dell’interesse, quest’ultimo in ragione del 2.75% soltanto.

La legge

Sulla base del progetto di massima predisposto dall’ing. Vittorio Tognetti, capo dell’Ufficio tecnico municipale, il 7 dicembre 1903 si stipula la convenzione fra lo Stato, il Comune e la Cassa di Risparmio di Firenze, approvata poi con legge 6 marzo 1904 n. 84. In virtù di tale convenzione, il palazzo doveva essere ultimato e consegnato allo Stato in perfette condizioni di abitabilità, entro il termine di tre anni dal giorno della definitiva approvazione del progetto esecutivo.