SMACCO ALLO SPACCIO

Sgominata vasta organizzazione italo-albanese che operava anche su Firenze e Prato

Arresti e perquisizioni in numerose città del centro-nord Italia.

Sgominata vasta organizzazione italo-albanese che operava anche su Firenze e Prato
Prato, 10 Luglio 2020 ore 11:43

Vasta operazione antidroga, fin dalle prime luci dell’alba di venerdì 10 luglio, sta interessando la città di Pistoia per smantellare una organizzazione italo-albanese che aveva come base principale Montecatini Terme. Perquisizioni ed arresti in Toscana, Emilia, Veneto, Piemonte, Liguria e Lombardia.

Operazione antidroga dei Carabinieri a Pistoia

Oltre 150 militari dell’Arma dei Carabinieri, con il supporto di cinofili ed elicotteri, stanno eseguendo dalle prime luci dell’alba una serie di misure cautelari in merito ad una importante operazione antidroga disposte dalla Procura di Pistoia nei confronti di una pericolosa organizzazione italo-albanese che aveva il suo quartier generale in Montecatini e che operava principalmente in Pistoia e Prato ma anche nelle provincie di Firenze, Lucca, Forli’, Venezia, Alessandria, Genova, Pescara, Pavia e Modena.

Eseguite 17 ordinanze di custodia cautelare, 7 misure cautelari con obbligo di dimora e presentazione alla P.G., che si vanno ad aggiungere agli 8 arresti già eseguiti in flagranza di reato, oltre alla contemporanea esecuzione di 48 perquisizioni domiciliari e del sequestro di un ristorante e di due autoveicoli.

L’organizzazione, costituita principalmente da due ramificazioni apparentemente separate ma interconnesse tramite il vertice, si occupava dell’intera filiera dello spaccio. Dall’acquisizione dei grossi quantitativi, alla distribuzione ai rivenditori e finanche alla consegna a domicilio all’acquirente finale, trattando principalmente cocaina ma non disdegnando anche l’hashish.

Le indagini dei Carabinieri di Pistoia, protrattesi per quasi un anno, hanno portato ad accertare oltre 6.000 cessioni di stupefacente per un giro d’affari di circa mezzo milione di euro. Lo stupefacente, acquisito anche in Liguria e Piemonte, veniva distribuito a rivenditori locali che gestivano la consegna, spesso a domicilio, tramite un sistema basato su messaggistica istantanea e accordi pregressi, infatti tutti i clienti erano già da tempo fruitori dei servizi offerti.

La base organizzativa dell’organizzazione, i cui vertici erano legati da rapporti di consanguineità, era un ristorante gestito e di proprietà della famiglia albanese, che per questo è stato sottoposto a sequestro finalizzato alla confisca, come alcune vetture utilizzate per il trasporto dello stupefacente.

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