L'INTERVISTA

Sesso con minorenni per il “Diavolo” di Montemurlo: parla la presidente dell’Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici

La denuncia è scattata grazie della segnalazione da parte della madre di due ragazzi e dell’Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici.

Sesso con minorenni per il “Diavolo” di Montemurlo: parla la presidente dell’Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici
Prato, 14 Giugno 2020 ore 11:56

L’intervista a Patrizia Santovecchi, psicologa presidente dell’Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici, che insieme alla madre di una delle vittime ha segnalato un anno fa il 23enne montemurlese che, a capo di una setta, è accusato di violenza sessuale anche su minori.

Sesso con minorenni per il “Diavolo”

Si spacciava per un “Diavolo” assoggettando diverse persone, alcune delle quali anche minori, abusando della loro condizione di inferiorità psichica e approfittando di situazioni di vulnerabilità per compiere violenze sessuali.
Sono andate avanti per qualche mese le indagini su uno pseudo santone di appena 23 anni di Montemurlo.
Mercoledì mattina il giovane è stato sottoposto agli arresti domiciliari dalla Polizia di Stato.
Le indagini sono iniziate circa un anno fa, ad aprile 2019 a seguito della segnalazione da parte della madre di due ragazzi e dell’Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici, condotte dalla Squadra Mobile di Firenze, unitamente al Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine di Roma, e coordinate dalla Procura della Repubblica di Firenze.

Parla Patrizia Santovecchi

«Normalmente – ha spiegato Patrizia Santovecchi, psicologa presidente dell’Onap (Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici) – questi soggetti sono individui più adulti, magari fuoriusciti a loro volta da qualche altro gruppo similare. Questo, comunque, non toglie che alcuni, ‘guidati’ da qualche intimo, quanto inconfessabile desiderio si possano sperimentare in pratiche pseudo-magiche anche in età giovanile per poi arrivare a formare una propria conventicola. Ovviamente non entro in merito al caso specifico dove giuridicamente parlando è ancora tutto da appurare, mi limito quindi a fare un’analisi più generale su come operano di solito certi soggetti legati al mondo dell’occulto o più genericamente all’ambiente ‘settario’».

Grazie all’indagine è stato possibile ricostruire un contesto di soggezione continuata indotto mediante inganno, minacce e violenza, contraddistinto da una visione distorta della realtà nella quale il leader era, come già detto, considerato il “Diavolo”, con capacità e poteri sovrannaturali, e i suoi seguaci entità non umane che, al fine di acquisire più poteri, sarebbero stati costretti a rituali di ogni genere, anche di natura sessuale.

A tal proposito il giovane avrebbe fatto credere a tutti gli appartenenti al gruppo che erano persone prescelte, che nelle precedenti vite avevano avuto un’altra identità sovrannaturale (Amon, Atena, Banshee, Aracne, Eva, le Sette Furie, Ares, etc) e che la loro missione era quella di salvare il mondo.
L’indagato avrebbe così sottoposto i suoi adepti a una serie di domande su presenze estranee invisibili, quali vampiri e lupi mannari, al fine di convincerli a fare una specifica richiesta al diavolo mediante la stipulazione di un patto in ragione del quale gli dovevano essere fedeli e mantenere il segreto per evitare disgrazie e sofferenze a sé stessi e alle proprie famiglie.

Per dimostrare di essere immortale il 23enne si sarebbe addirittura fatto stringere il collo con le mani da un fidato appartenente al gruppo per poi cadere a terra fingendosi morto fino a quando non si sarebbe rialzato rimettendo a posto l’osso del collo e la trachea.

Il giovane a capo della setta avrebbe inoltre asserito che ogni persona che si avvicinava al gruppo e seguiva i suoi precetti poteva acquisire gli stessi suoi poteri sovrannaturali attraverso una serie di rituali consistiti nel: premere con forza il proprio indice sul loro occhio; dare morsi sulle braccia con fuoriuscita di sangue; afferrare la testa premendo forte sulle tempie; imporre di inalare incensi e cristalli; farsi inviare tramite Whatsapp immagini di corpi nudi facendo credere che le foto sarebbero state viste da un’entità cibernetica denominata “Hydra”; costringerli, infine, con violenza fisica e minacce di morte, rivolte anche ai loro familiari, a compiere e a subire, in diverse occasioni, rapporti sessuali di vario tipo.

Difficile sanzionare questi comportamenti

«La difficoltà – ha spiegato la dottoressa Santovecchi – nel sanzionare comportamenti manipolatori volti all’acquiescenza degli adepti va ricercata nel vuoto normativo lasciato, nel nostro ordinamento giuridico, dall’abrogazione nel 1981 del reato di plagio. Da allora manca una legge che possa rendere più agile alle Forze dell’Ordine aprire indagini su questi soggetti. Vuoto normativo che scoraggia molte vittime a farsi avanti nel denunciare i loro ‘carnefici’, lasciandoli così non solo impuniti riguardo alle loro azioni ma addirittura ‘abilitati’ nel proseguire nella loro condotta vessatoria. D’altra parte la difficoltà nel perseguire certe condotte sta proprio nel discrimine tra libertà di credo e culto abusante: dove finisce il legittimo sentimento religioso o spirituale e inizia il culto abusante? Rispondere a questo quesito non è cosa facile è vero, ma lasciare in sospeso la domanda senza un impegno responsabile da parte del legislatore rende l’Italia una nazione ‘ospitale’ per tanti santoni, guru o capi sette che dir si voglia. Intanto nella vacuatezza della norma le sette continuano a proliferare a danno non solo dei soggetti più vulnerabili ma dell’intera società».

In questo caso l’indagato è un ragazzo di 23 anni e considerata la sua giovane età è chiaro che il “bacino d’utenza” da cui attingeva erano persone più piccole o più o meno della sua età.

«I soggetti che aspirano a divenire leader di un gruppo – ha concluso la psicologa – di solito lo fanno per soddisfare i loro desiderio di potere: tramite la prevaricazione mentale possono arrivare a sfruttare, i soggetti fidelizzati, sia fisicamente che economicamente».

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