HA DECISO DI FARLA FINITA

Ristoratore fiorentino si suicida nel suo locale

Avrebbe dovuto iniziare a pagare le rate del mutuo del suo ristorante, ma la crisi legata all'epidemia aveva portato le casse del suo locale a essere vuote.

Ristoratore fiorentino si suicida nel suo locale
Firenze, 24 Agosto 2020 ore 13:47

Si è tolto la vita senza lasciare una vera spiegazione, ma sembra fosse tormentato dal fatto di non riuscire più a pagare il mutuo del suo ristorante. Il drammatico epilogo di una vita di 44 anni, un uomo, compagno e padre di due figli che insieme al fratello gestiva uno storico ristorante proprio in piazza Santa Croce a Firenze.

Ristoratore fiorentino si suicida nel suo locale

“Come presidente della Confcommercio fiorentina e della Fipe Toscana esprimo le mie più sentite condoglianze alla famiglia del ristoratore che si è tolto la vita. Quali che siano le ragioni che l’hanno portato al gesto estremo, sento profondamente che la sua morte rappresenta una sconfitta per tutti noi, nessuno escluso. Anche per la nostra categoria, che evidentemente non è riuscita a fare abbastanza per essere davvero vicina agli imprenditori del settore in questo momento di difficoltà”.

Lo scrive in una nota alla stampa Aldo Cursano, che prosegue ricordando:

“Abbiamo lottato in tutte le sedi opportune perché venisse riconosciuta la gravità della situazione economica, perché venissero approvate varie forme di sostegno che tutelassero le imprese e l’occupazione, sottolineando sempre il grande valore di un comparto che oltre ad esprimere numeri in termini di fatturato, posti di lavoro, imprese, è anche emblema della tradizione tutta italiana dell’accoglienza. Eppure, il nostro impegno non è bastato a salvare la vita del collega fiorentino”.

L’uomo non ha lasciato scritto niente, non si è detto una vittima del Coronavirus, ma le sue preoccupazioni nell’ultimo periodo sembra si fossero fatte sempre più grandi.

Tempo fa aveva deciso di acquistare con un mutuo il ristorante che gestiva insieme al fratello, in un luogo simbolo di Firenze, quella piazza Santa Croce dove da sempre vige lo sguardo di Dante a tutta la città. Una città, quella di Firenze, che in questi mesi ha dovuto fare i conti con il drammatico calo di turisti dovuto alla Pandemia.

“Mi si dirà – continua Cursano – che le ragioni economiche sono state solo una parte dei motivi celati dietro al suo gesto, che evidentemente nasce nel contesto di una vicenda umana privata e delicatissima. Mi si dirà che non è compito di un’associazione di categoria intercettare le fragilità psicologiche dei suoi operatori. Ma nulla mi convincerà a sentirmi meno responsabile di questa morte che, forse, poteva essere evitata. Magari solo con una parola in più, una telefonata, un gesto concreto di solidarietà e vicinanza. Ecco perché è una sconfitta per tutti. Sabato è stato un giorno davvero triste per il mondo della ristorazione e per l’intera città di Firenze”.

Gli fa eco il presidente dell’Associazione Ristoratori Fiorentini Marco Stabile: “quello del nostro collega è stato un gesto forte, di grande disagio. Mi stringo alla famiglia con dolore e preoccupazione. Dopo tanti anni di vita investiti per costruire la propria azienda e una posizione sociale, molti di noi ristoratori si ritrovano ad affrontare un azzeramento totale di quanto costruito e ulteriori debiti da affrontare (anche dovuti a tasse che non vengono nemmeno diminuite), senza poter contare su alcun miglioramento in vista. La città del resto è, e non sempre, frequentata da un turismo che non spende, se non nei musei. Ed è probabile che la situazione sarà purtroppo ancora peggiore dal prossimo autunno-inverno. Le istituzioni devono intervenire seriamente”

È quanto chiede anche il direttore della Confcommercio Toscana Franco Marinoni, “la vicenda impone una profonda riflessione su quanto si possa e si debba fare per sostenere il dramma sociale di migliaia di famiglie che hanno visto sparire dall’oggi al domani la propria fonte di sostentamento e che, questo è l’aspetto più grave, non vedono prospettive per l’immediato futuro. Non è un problema di alcuni, è il problema di una intera comunità”.

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