Paolo, 19 chilometri in bici tutte le mattine per andare al lavoro

Paolo abita a Cantagrillo in via Ambulanti. Per recarsi a lavorare nella lavanderia di Prato ogni giorno inforca la sua bici e parte.

Paolo, 19 chilometri  in bici tutte le mattine per andare al lavoro
25 Aprile 2019 ore 15:58

Paolo Dami, conosciuto anche come “Danilo”, è un vero personaggio, la sua vita

Paolo, 19 chilometri in bici tutte le mattine per andare al lavoro

 

La lavanderia industriale La Fonte che ha sede in via Vannucchi a Prato, per la precisione a Paperino, dista 19 chilometri da Cantagrillo, in auto si raggiunge in poco più di 20 minuti ma chi come Paolo Dami deve pedalare in bicicletta per raggiungerla in quanto luogo di lavoro, ci vuole più tempo e anche più fatica.
Ci vuole anche indifferenza alle condizioni meteorologiche perché quando questo tragitto deve essere fatto ogni giorno, oppure di notte, estate e inverno col bel tempo o con la pioggia, vento, gelo, nebbia o freddo, ogni chilometro da fare diventa una battaglia senza esclusione di colpi.
Paolo Dami, conosciuto anche come “Danilo”, è un vero personaggio, la sua vita è di quelle che i filosofi amano definire ricche di sapore poiché collegano il sapore alle vicissitudini, alle difficoltà di ogni giorno. Ma la filosofia ha poco spazio nella mente di chi deve lottare e anche pedalare perché non può permettersi un mezzo di trasporto più confortevole ma meno economico.
Lo abbiamo incontrato mentre stava partendo per la sua giornata lavorativa: ammettiamo la levataccia, per noi, ma la storia merita.

La storia

Nato nel mese di dicembre del 1960, Paolo abita a Cantagrillo in via Ambulanti. Per recarsi a lavorare nella lavanderia di Prato ogni giorno inforca la sua bici e parte, una settimana di giorno e una di notte.
Siamo andati a vedere se era vero e lo abbiamo visto arrivare nel buio, alle 4.15 sulla sua bici, per essere puntuale al lavoro. Vedere spuntare nella strada nera e deserta la flebile luce della sua bici è stato quasi irreale tanto che, poco prima, eravamo stati fermati persino dai Carabinieri durante la loro ronda notturna perché quasi sospetti con la macchina fotografica in mano. Dire che eravamo lì ad attendere un tipo che andava a lavorare in bici solo per fotografarlo è apparso un po' strano ma era la verità. E Paolo è arrivato, con lo zaino sulle spalle. «Buongiorno!» ha detto fermandosi ma il giorno doveva ancora arrivare.
Cosa c'è nello zaino?
«C'è il mio pranzo, l'acqua, e l'impermeabile casomai dovesse piovere. Oramai ci sono abituato - ha aggiunto “Danilo” - tanto che sono ventisette anni che faccio la spola sù e giù in bici da Cantagrillo a Prato per andare a lavorare».
Ci dica la verità: è sempre andato in bicicletta?
«No, per poco tempo ho avuto un motorino ma si ruppe. Non lo feci accomodare perché sarebbe costato troppo. Abito in una casa dei miei genitori insieme a un marocchino per fare fronte alle spese. Prima stavo con un rumeno che mandai via perché, per colpa sua, avevo sempre i carabinieri in casa. Con questo marocchino ci si aiuta, lui tiene la casa un po' in ordine».
Come si svolge la sua giornata?
«Vado a lavorare, faccio otto ore, poi torno, faccio un po' di spesa, il mio co-inquilino cucina oppure vado a mangiare qualcosa al bar. Lui lavora in un panificio, ci si vede di rado ma alla domenica si mangia insieme e sono momenti belli perché ci si fa compagnia. Poi accudisco il mio cane Fanti, gli do da mangiare una scatoletta, dell'acqua fresca e lo porto fuori a fare i suoi bisogni, è un bravo cane e mi vuole bene».
Si è mai ammalato?
«Sì, le solite cose tranne quando sono stato operato al cuore nel '96 alla valvola mitrale. Quando mi ammalo c'è il mio amico che mi aiuta».
Oltre al suo coinquilino avrà anche qualcun altro da frequentare?
«Sì, ho dei fratelli ma diciamo che non andiamo troppo d’accordo, anche se questa non è la sede opportuna per parlarne. Sono comunque preoccupato perché potrei non riavere la mia casa».
Addirittura. E se questo dovesse succedere, come si immagina la sua vita?
«Non avrei molte alternative se non andare sotto un ponte. Sono amareggiato perché ho sempre accudito i miei genitori e adesso mi ritrovo in questa situazione. Comunque, per ora, penso al mio lavoro ed alla mia bicicletta. Anzi, se non le dispiace, è arrivato il momento di partire sennò faccio tardi...»