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L’annuario Arpat sulla salute dei nostri territori: ci fa bene quello che respiriamo?

«Per quel che riguarda l’aria, la situazione è migliorata rispetto ad un decennio fa. Per quanto in alcune zone, partendo dalla centralina di Firenze–Gramsci - ha detto Marcello Mossa Verre, direttore di Arpat – si fatichi ancora a contenere i superamenti dei limiti, non si sono segnalate infrazioni sul piano normativo

L’annuario Arpat sulla salute dei nostri territori: ci fa bene quello che respiriamo?
Firenze, 15 Novembre 2020 ore 11:26

E’ aumentato il consumo di suolo, al pari della raccolta differenziata. Così come continuano a persistere valori da tenere d’occhio per quanto concerne la qualità dell’aria (tutte le componenti sono però rimaste al di sotto della norma, al pari delle emissioni degli inceneritori) e dell’acqua. Attenzione alla presenza di sostanze chimiche (metalli pesanti, pesticidi, inquinanti industriali) in mare, per quanto il quadro generale dei tratti balneabili sia eccellente.

L’analisi del direttore Marcello Mossa Verre

Sono i punti salienti dell’annuario 2020 presentato pochi giorni fa da Arpat e che riguarda tutta la Toscana. Un rapporto che presenta novantasei indicatori ambientali per le sei aree in cui è strutturato il volume (aria, acqua, mare, suolo, agenti fisici e sistemi produttivi).
«Per quel che riguarda l’aria, la situazione è migliorata rispetto ad un decennio fa. Per quanto in alcune zone, partendo dalla centralina di Firenze–Gramsci – ha detto Marcello Mossa Verre, direttore di Arpat – si fatichi ancora a contenere i superamenti dei limiti, non si sono segnalate infrazioni sul piano normativo. Il discorso cambia radicalmente se prendessimo come parametri quelli consigliati dall’Oms. Il rinnovo progressivo del parco macchine già in atto però, dovrebbe contribuire ad abbassare ulteriormente gli indici».
Per quel che riguarda le acque, il 54% dei fiumi monitorati raggiunge l’obbiettivo di qualità biologica buona/elevata, mentre il 73% dei corsi d’acqua presenta uno stato chimico buono. Per quanto concerne le acque marine, lo stato ecologico è buono nel 94% della costa, mentre quello chimico si mantene non buono.

Eccellente, tuttavia, la qualità delle acque di balneazione.

«Alla fine del 2019, il consumo di suolo si attestava al 6,15% con 180 nuovi procedimenti di bonifica – ha concluso Mossa Verre – mentre fra gli agenti chimici, il 59% delle strade controllate è risultate fuori norma».
Trapela nel complesso un moderato ottimismo. Per quanto il contrasto all’inquinamento esiga una lotta continua.

«Dobbiamo lanciare un “Green deal toscano”, come patto tra Regione, Europa ed enti locali, per contrastare i cambiamenti climatici e ridefinire i principi dell’economia attraverso un nuovo modello di sviluppo improntato alla circolarità. Lavoriamo anche a un grande “cantiere verde”, per la riconversione ambientale, la transizione energetica, la bonifica e la gestione sicura dei territori. Proteggere l’ambiente non significa tuttavia bloccare infrastrutture e investimenti – ha aggiunto l’assessore regionale all’ambiente Monia Monni – le risorse europee concesse rappresentano un’occasione, da sfruttare per gestire progetti, cantieri e dare assistenza ai Comuni».

I punti sui quali saranno concentrati i maggiori sforzi? «I rifiuti, spingendo il riciclo di materia e la riduzione della loro produzione, creando nuove filiere di valore. Poi la riduzione delle emissioni, la creazione di un piano regionale del verde, aumentando alberi e piante negli spazi urbani. Ed inoltre, il contrasto e l’adattamento ai cambiamenti climatici, potenziamento del ruolo strategico del volontariato nella Protezione civile regionale, la mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico, la tutela della biodiversità e del mare e la protezione sismica» ha concluso la neo assessora campigiana.

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