La storia

La gavetta rinvenuta in Russia, apparteneva a Carlo Boretti

La gioia della famiglia che ha ritrovato lo zio disperso

La gavetta rinvenuta in Russia, apparteneva a Carlo Boretti
Firenze, 08 Novembre 2020 ore 09:30

 Dopo oltre settanta anni è stata ritrovata la gavetta con inciso il nome di un soldato di Campi Bisenzio. Apparteneva a Carlo Boretti, classe 1910, deceduto in Siberia, il 3 ottobre 1945, ad una passo dalla libertà, nell’ospedale lager di Kirsanov.

Carlo era dato per disperso nella campagna di Russia ma la sua famiglia conservava anche la speranza che si fosse potuto rifare una famiglia sopravvivendo al fronte sovietico. A ricostruire la catena che ha portato a quella che sembra essere l’imminente consegna del cimelio ai familiari, è stata nei giorni scorsi Renza Martini, da anni appassionata di storia militare ed amministratrice del gruppo che tratta dei caduti e dispersi della campagna di Russia “Armir sulle tracce di un esercito perduto”. E stata lei a diffondere sul web il ritrovamento della gavetta chiedendo se vi fosse qualcuno della famiglia che potesse riconoscere il soldato.  «La foto della gavetta – ha spiegato Renza – che era il recipiente  metallico nel quale i soldati ricevevano e consumavano la propria razione di cibo, mi  è stata inviata da un amico russo che l’ha vista all’interno di un piccolo museo ad Orsk. Così mi sono subito messa all’opera e dopo aver ricercato, sul sito del ministero, a chi appartenesse, tramite il web ed i social ho cercato di trovare qualche parente. A rispondere, dopo appena pochi giorni, è stato Marcello Boretti, nipote del soldato deceduto». «Carlo – ha raccontato – era l’ultimo fratello minore di mio padre e da quanto ho sempre saputo era partito per la Russia, prima che io nascessi. Venne a salutare i miei genitori, mia sorella e mio fratello e piangendo disse che non si sarebbero più rivisti, immaginando che sarebbe andato incontro alla morte. Nel 1949, purtroppo, ad appena 41 anni, morì anche mio padre ed i rapporti con la sua famiglia d’origine iniziarono a deteriorarsi». E’ solo negli anni settanta quando Marcello svolgeva importanti incarichi nell’amministrazione comunale campigiana che i rapporti con la famiglia e gli altri parenti iniziarono a riallacciarsi diventando sempre più forte il desiderio e l’esigenza di sapere quale sorte avesse avuto Carlo.  «Per questo motivo – ha raccontato – mi rivolsi all’allora ministro della difesa Lelio Lagorio per chiedere se mi potesse aiutare nella ricerca ma dopo un po’ di tempo mi disse che le tracce di mio zio si perdevano sul Don». Insomma, nonostante le ricerche, la creazione di contatti e tutti gli sforzi profusi fino ad oggi non era stato possibile sapere nulla. Per questo quando Marcello ha letto l’avviso di Renza non ha potuto non piangere di gioia:  «la nostra famiglia – ha commentato – è finalmente riunita. E’ stata davvero una grande emozione – ha proseguito – ho pensato subito a mio padre e ai miei nonni. Ancora non sappiamo quale sia stato il percorso di Carlo sul fronte e speriamo di poter ricevere il fascicolo di prigionia che è già stato richiesto». Normalmente questi documenti, quando richiesti, vengono inoltrati alla famiglia, anche se dovranno essere tradotti dal cirillico. Da quanto finora appreso, tuttavia, il soldato campigiano fu sepolto in una fossa comune nel campo di prigionia. «Carlo è tornato a casa – ha detto ancora incredulo Marcello – mio zio non è più nell’anonimato, finalmente abbiamo ritrovato le sue tracce ed ora chiederò al Comune di poter installare una targa in sua memoria presso il cimitero». Il ritrovamento di un reperto storico ci riporta con la mente nel 1940, facendoci riflettere su cosa significhi combattere e morire per i propri ideali. «La nostra famiglia – ha concluso Marcello – ha pagato un prezzo salato a causa della guerra che rappresenta una vera assurdità». Se non ci saranno intoppi, la gavetta tornerà presto in Italia: il nome di Carlo Boretti, potrà essere rimosso dall’elenco dei dispersi e ricollocato tra i caduti per la Patria.

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