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I giovani sono in crisi: «Adulti terrorizzati passano le paure ai figli»

Molti di loro scambiano il giorno per la notte, e dopo ore di dad c’è anche chi ammette di non avere alcuna voglia di mettersi online per stare con gli amici o giocare con loro

I giovani sono in crisi: «Adulti terrorizzati passano le paure ai figli»
Cronaca Firenze, 06 Febbraio 2021 ore 10:30

Gli studenti di oggi, e più in generale i giovani, bambini e adolescenti, sono in crisi. Si sono isolati, tra dad (didattica a distanza) e impossibilità di uscire e stare con i propri coetanei e questo mondo impazzito crea loro solo tante paure. Molti di loro scambiano il giorno per la notte, e dopo ore di dad c’è anche chi ammette di non avere alcuna voglia di mettersi online per stare con gli amici o giocare con loro.

A raccontare una parte del mondo che si è creato negli ultimi mesi, almeno per quello che ha potuto vedere e analizzare lui, è lo psichiatra e psicoterapeuta dell’età evolutiva Luciano Gheri, che lavora da anni con gli adolescenti delle scuole medie della Provincia di Prato per la prevenzione delle tossicodipendenze e del disagio giovanile.

Un disagio giovanile che la pandemia è riuscita a ingigantire all’ennesima potenza.

«Devo premettere – ha cominciato il dottor Gheri – che molte delle scuole con cui collaboravo negli anni scorsi, con il primo lockdown e poi anche dopo la ripresa di settembre, hanno preferito chiudere tutte le collaborazioni con l’esterno proprio per evitare ogni possibile contagio e quindi anche con me. Delle cinque-sei scuole con cui lavoravo solo un paio hanno continuato a farmi fare il lavoro con gli studenti, quindi per quanto riguarda la scuola il mio può essere un giudizio minimo, ma supportato ovviamente anche dall’esperienza della libera professione che continuo a esercitare con i ragazzi».

In un mondo che lo stesso dottore dichiara “impazzito” a essere più in confusione sono proprio i ragazzi.

«Molti di loro – ha spiegato – hanno iniziato a scambiar e il giorno con la notte. La stessa dad che li costringe davanti a un computer per ore e ore non fa che isolarli. Tra loro si sentono tramite social, ma non è la stessa cosa che il vivere in società. Molti di loro, anche se non lo mostrano perché all’esterno continuano ad avere comportamenti da adolescenti, perché non dimentichiamo che è questo che sono, hanno molta paura di essere contagiati. E come non capirli. Siamo bombardati dai numeri dei morti, dei contagi, di questo valore Rt e la mia stessa categoria, in particolare i medici epidemiologi e immunologi non stanno facendo devo dire una bella figura, contraddicendosi l’un l’altro in continuazione».

Ed è anche tutta questa incertezza, unita al fatto che manca totalmente la socialità in cui i ragazzi fino a un anno fa comunque continuavano a vivere, crescere, formarsi scambiandosi idee e opinioni, semplicemente vivendo insieme, a creare in loro forte apprensione e un grosso problema per il futuro.

«Per i più piccoli poi – ha continuato Gheri – c’è anche un altro problema che magari fino a ora non è mai o quasi esistito. Sono preoccupati da quello che sentono dire in famiglia. Penso a chi a soli 11 anni è venuto a chiedere a me come poteva aiutare il proprio genitore che aveva perso il lavoro a trovarne un altro. Una preoccupazione che poi ha passato a tutta la classe. Insomma cose che non dovrebbero nemmeno passare per la testa di un 11enne».

Per il dottor Gheri siamo in un caos totale e a risentirne maggiormente sono proprio i giovani.

«La forte contrazione dei rapporti sociali è il problema maggiore e da questo a cascata tutti gli altri. Per il futuro di questi ragazzi tutto dipende da noi adulti. Vedo però una società impazzita, un mondo di adulti terrorizzati che passano così la loro paura ovviamente ai figli, ai giovani. Penso invece che i ragazzi vadano fortemente sostenuti, con loro bisogna parlare e spiegare le cose proprio in maniera che queste loro paure e terrore passino».

Per questo il dottor Gheri aveva proposto, così come l’ordine degli psicologi, di creare uno sportello psicologico Covid nelle scuole.

«Per quello che ho potuto fare nelle scuole dove ho continuato a lavorare per quanto ho potuto per esempio ho spiegato ai ragazzi che le pandemie sono sempre esistite e ho fatto loro l’esempio della maschera che si vede al Carnevale di Venezia con quella specie di corvo, raccontando ai ragazzi appunto da dove viene e perché. Loro chiedono tanto, fanno tante domande, ma quello che dico io è chi li ha veramente sostenuti in questi mesi al di là delle sciocchezze, per non dire peggio, dei canti sui balconi e gli slogan stupidi? Con i ragazzi bisogna parlarci, tranquillizzarli, ma se la stessa società è in preda al panico e al terrore è difficile farlo e loro ne risento ovviamente».

In tutto ciò chi sta svolgendo un grosso lavoro è la scuola, secondo Gheri: «Gli insegnanti stanno svolgendo un lavoro encomiabile, il mondo della scuola si è dato tanto da fare. Il problema spesso è a casa. Genitori e ragazzi che non erano più abituati a una coabitazione forzata come quella che stanno vivendo da mesi, quasi un anno, si trovano in estrema difficoltà. La dad da una parte e lo smart-working dall’altra non fanno bene. Noi abbiamo bisogno di rapporti sociali veri ma oggi il mondo si è ristretto alla propria casa poco più. Abbiamo dovuto privare i giovani non solo degli amici ma spesso anche dei nonni, figure importantissime per loro. Tra gli adulti io ho pazienti depressi proprio a causa dello smart-working».

Questo perché l’essere umano è nato e ha da sempre bisogno della socializzazione che invece nell’ultimo anno si è ristretta tanto quasi ad annullarsi completamente.

«Si parla di una socialità disgraziata – ha concluso Gheri – quella in cui viviamo oggi, che non tampona le paure dei ragazzi. Un giovane nei giorni scorsi mi ha detto: “Sinceramente dopo ore e ore di dad oggi chi ha più voglia di mettersi a giocare online. Eppure è l’unico posto dove posso ritrovare gli amici, ma non ce la faccio proprio”. Una società martoriata che deve ricostruire tanto per questi giovani di oggi, ma soprattutto bisogna imparare ad ascoltarli e a tranquillizzarli, perché anche se non sembra sono terrorizzati».

Il caos genera terrore e la solitudine a cui oggi siamo costretti non va ad arginare quelle paure come succedeva prima.

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