ARRESTATO

Furto all’interno di una concessionaria di auto a Prato

Si sentiva sicuro di non essere riconosciuto per il fatto di indossare la mascherina di prevenzione per il Covid e si muoveva indisturbato anche davanti alle telecamere di sorveglianza.

Furto all’interno di una concessionaria di auto a Prato
Prato, 28 Luglio 2020 ore 11:20

Indossando la mascherina preventiva del COVID il ladro si riteneva protetto dal rischio d’identificazione. Ugualmente riconosciuto nei filmati dai Carabinieri del Radiomobile è stato arrestato.

Furto all’interno di una concessionaria

Ieri i Carabinieri della Sezione Radiomobile di Prato hanno eseguito l’arresto di un cittadino georgiano di 34 anni -che da anni risiede in Italia- in esecuzione di un decreto di sospensione della detenzione domiciliare emesso dall’Ufficio di Sorveglianza di Firenze.

L’uomo infatti beneficiava di scontare nella sua casa di Prato una condanna ad 1 anno e due mesi di reclusione per un tentato furto commesso a Modena nell’ottobre del 2019.

Ciò nonostante non si preoccupava di allontanarsi dal suo luogo di detenzione domiciliare anche per commettere altri delitti. Si sentiva infatti sicuro di non essere riconosciuto per il fatto di indossare la mascherina di prevenzione per il Covid e pertanto aveva abbandonato ogni prudenza anche di fronte ad obiettivi protetti con sistemi di video sorveglianza; ma è stato tradito dalla sua sfrontata sicurezza.

Il 13 luglio scorso si era introdotto quale un normale cliente all’interno di una nota concessionaria di autoveicoli a Prato dalla quale aveva rubato un computer portatile da una delle scrivanie degli operatori alle vendite, prima accovacciandosi tra le auto in vendita poi allontanandosi dai locali con la refurtiva nascosta sotto la maglietta.

I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di Prato, visionando però il filmato estrapolato dalla registrazione delle telecamere di sorveglianza hanno ugualmente riconosciuto il ladro; non dal volto celato dalle mascherine, bensì da alcune specifiche particolarità delle sue movenze. La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di recuperare la refurtiva, denunciare il responsabile ed infine segnalarlo al Tribunale di Sorveglianza che ha così sostituto il regime di detenzione domiciliare con il carcere.

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