IL BILANCIO

Firenze: ecco tutte le segnalazioni arrivate all’Arpat in un anno

Tra le segnalazioni le maggiori criticità si individuano nei comuni di Barberino Val d’Elsa, Calenzano, Figline Valdarno – Incisa, Firenze e Reggello

Firenze: ecco tutte le segnalazioni arrivate all’Arpat in un anno
Firenze, 19 Giugno 2020 ore 11:08

Dal sito del’Arpat arriva il bilancio di un anno (il 2019) di segnalazioni all’Agenzia da parte dei cittadini di Firenze e provincia.

Firenze: le segnalazioni dei cittadini

Delle 264 segnalazioni riguardanti la Provincia di Firenze, 155 provengono dal territorio dei 20 Comuni su cui il Dipartimento ARPAT di Firenze svolge la propria attività.

Come in tutta la Toscana anche su questo territorio nel 2019 sono i cattivi odori ad aver registrato il maggior numero di segnalazioni, in alcuni casi attribuite ad attività produttive mentre in altri a fonti non individuate.

Tra le segnalazioni di maleodoranze, alcune ricorrenti, attribuite a certe tipologie di attività produttive, le maggiori criticità si individuano nei comuni di Barberino Val d’Elsa, Calenzano, Figline Valdarno – Incisa, Firenze e Reggello.

Barberino Val d’Elsa

Due sono le attività produttive che a Barberino Val d’Elsa hanno ricevuto segnalazioni ricorrenti per cattivi odori: la fonderia e la distilleria.

Gli accertamenti e le valutazioni effettuate da ARPAT presso la fonderia sulle diverse matrici ambientali (acqua, rifiuti, aria, sorveglianza radiometrica, rumore) nell’ambito dell’ispezione AIA hanno evidenziato alcune non conformità ed irregolarità e la necessità di adottare azioni di miglioramento. Relativamente alle emissioni diffuse una delle cause è stata individuata nelle diverse aperture dei capannoni dove si svolge la produzione che favoriscono la fuoriuscita di polveri/odori sia durante la loro formazione sia con l’immissione di aria esterna che solleva le polveri presenti all’interno dell’edificio. Un’altra diffusione di polveri proviene dal piazzale esterno posto sul retro dello stabilimento dovuta al vento e/o al transito di veicoli.
Accertamenti e valutazioni tecniche sono state effettuate da ARPAT presso la distilleria di Barberino Val d’Elsa anche nell’ambito del procedimento autorizzativo per il rilascio dell’AUA alle emissioni in atmosfera.
Dalle verifiche sono emerse irregolarità sulla gestione dei rifiuti ed inosservanze alle prescrizioni autorizzative oltre alla necessità di intervenire sulle emissioni odorigene rilevate anche dai tecnici di ARPAT e tuttora persistenti come evidenziano le segnalazioni dei cittadini pervenute anche nei primi mesi del 2020.
Individuare l’origine dei cattivi odori non è facile né per i cittadini che li percepiscono né per gli organi di controllo. Spesso la percezione delle maleodoranze è soggettiva e variabile a seconda delle condizioni atmosferiche, delle oscillazioni dei sistemi produttivi nonché della sovrapposizione tra maleodoranze di diversa provenienza.

“In questo caso – afferma il responsabile del Dipartimento di Firenze di quel periodo, Alberto Tessa – la specifica tipologia di odore e l’osservazione diretta hanno reso possibile individuare la causa principale dei cattivi odori e polveri segnalate dagli abitanti di Barberino Val d’Elsa. Con gli accertamenti iniziati nel 2019 e conclusi in questi ultimi mesi i tecnici di ARPAT hanno individuato nelle emissioni della distilleria la principale causa dei cattivi odori e polveri segnalate dagli abitanti di Vico d’Elsa o di località Zambra.”

In particolare, nei giorni e nelle ore in cui si verifica l’inversione termica, i fumi, i cattivi odori e/o gli inquinanti e/o le polveri prodotti dalla distilleria invece di disperdersi in atmosfera si schiacciano verso terra e quindi possono essere particolarmente disturbanti per i cittadini che abitano nelle zone di ricaduta come ad esempio l’abitato di Vico d’Elsa o di località Zambra.
Sulla risoluzione delle problematiche odorigene di questo insediamento continuano gli approfondimenti in collaborazione tra l’ARPAT, il Comune e la Regione.

Calenzano

A Calenzano sono ricorrenti le segnalazioni attribuite all’attività di una fonderia per fumi e cattivi odori e per la presenza e diffusione di polveri ferrose scure e di particelle metalliche rugginose anche sulle auto in sosta. I risultati delle indagini di ARPAT condotte anche attraverso la caratterizzazione dei rifiuti non hanno dimostrato una correlazione univoca e certa tra le problematiche segnalate e la ditta controllata, le cui emissioni risultavano rispettare i limiti autorizzati.

L’azienda ha comunque previsto l’esecuzione di opere di mitigazione delle emissioni di polveri ed odori quali l’installazione di sistemi di nebulizzazione di sostanze deodorizzanti e la dotazione di sistemi in continuo per la verifica delle polveri.

ARPAT ha evidenziato la necessità di richiedere alla fonderia di rivedere lo studio sulla diffusione e ricaduta al suolo di polveri sottili emesse dai propri impianti. Miglioramenti in termini ambientali sono prevedibili con la sostituzione dell’impianto di aspirazione già autorizzato dalla Regione, comprendente anche l’esecuzione di alcune opere di contenimento del rumore e delle polveri.

“Diversamente dalla distilleria, dagli accertamenti compiuti – commenta Tessa – sin dall’inizio non c’era la certezza che ci fosse un’unica fonte di maleodoranze, considerata la diffusa presenza di attività produttive in quella zona e la particolare vicinanza dell’autostrada”.

Per questo ARPAT ha proposto al Comune un progetto di raccolta, validazione ed elaborazione modellistica delle segnalazioni di emissioni odorigene avvertite dai cittadini in zona Settimello.

“La collaborazione tra Comune ed ARPAT – prosegue Tessa – ha nel tempo consentito di individuare anche altre potenziali sorgenti odorigene come ad esempio combustioni abusive di rifiuti su un cantiere e le emissioni in atmosfera di un’altra fonderia.”

Nello scorso mese di aprile inoltre, durante il periodo di chiusura della fonderia, il Comune ha ricevuto segnalazioni di maleodoranze in zona Settimello imputabili anche ad altre attività rimaste in funzione durante l’emergenza sanitaria.

Valdarno

Numerose sono le segnalazioni per le maleodoranze prodotte dall’impianto di conglomerati bituminosi posto a Figline Valdarno in località Draga a confine con il Comune di San Giovanni Valdarno.

ARPAT ha negli anni effettuato diversi accertamenti presso l’impianto anche per le numerose segnalazioni di odori molesti pervenute dai cittadini, rilevando difformità nelle autorizzazioni ed irregolarità sulla gestione di rifiuti e sulle emissioni in atmosfera, nonché la mancanza di un idoneo sistema di abbattimento degli odori provenienti dalle proprie lavorazioni, compresa la fase di riscaldamento del bitume.

In osservanza alla diffida regionale, l’azienda ha proposto di installare e rendere operativo uno strumento di registrazione e controllo in continuo delle ore lavorate, che monitori il corretto funzionamento dell’impianto, sul quale ARPAT ha evidenziato alcune criticità che la Regione ha chiesto alla ditta di superare.

Firenze

A Firenze sono molte e ricorrenti le segnalazioni di cattivi odori anche notturni percepiti in zona Via del Pesciolino ed attribuiti all’impianto di conglomerati bituminosi posto in località Argingrosso – Poderaccio.

Gli accertamenti compiuti da ARPAT e gli elementi acquisiti nelle ispezioni non hanno consentito di correlare con certezza a questo impianto le maleodoranze segnalate in orari notturni. Tuttavia, dal controllo dei documenti di trasporto è emerso che la ditta aveva effettivamente svolto in orari notturni la produzione di conglomerato bituminoso.

Durante i sopralluoghi presso l’insediamento i tecnici di ARPAT non hanno percepito cattivi odori pur essendo visibile il fumo di color bianco fuoriuscire dal camino dello stabilimento; nel contempo veniva rilevato il fumo nero ed il forte odore di plastica bruciata provenire da est, oltre la recinzione della ditta, da un’area sulla quale erano presenti alcune baracche ed un furgone.

ARPAT ha riferito agli enti gli esiti dei propri accertamenti ipotizzando che i cattivi odori ed i fumi di colore scuro molte volte segnalati dai cittadini potessero provenire da accampamenti abusivi vicini all’impianto in questione e che gli odori di plastica bruciata potessero essere riconducibili alla combustione di rifiuti/plastiche, pratiche irregolari vietate e sanzionate dall’art. 256 bis del D.Lgs 152/2006.

“Da ulteriori elementi acquisiti – precisa Tessa – è stato confermato che le maleodoranze segnalate dagli abitanti in zona Via del Pesciolino sono spesso effettivamente attribuibili ad attività irregolari di incendi ed abbruciamenti di rifiuti presso gli accampamenti abusivi adiacenti all’impianto di conglomerati bituminosi.”

Reggello

A Reggello sono ricorrenti le segnalazioni di problemi odorigeni attribuite allo stabilimento chimico – farmaceutico, un’azienda a rischio di incidente rilevante autorizzata con provvedimento AIA. Nelle ultime ispezioni e valutazioni di ARPAT sono state individuate alcune criticità sulla gestione delle emissioni in atmosfera che potrebbero rappresentare una causa delle numerose segnalazioni di cattivi odori e per questo è stato evidenziato agli enti l’opportunità di richiedere alla ditta una revisione organica quali-quantitativa del sistema e delle linee di captazione. Le criticità rilevate saranno comunque valutate in sede di riesame dell’AIA.

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