Prato

«Don Francesco era un docente serio e capace»

«Per me, aldilà della tonaca, è stato un bravo collega». E’ così che si è espressa a BisenzioSette la docente Giovanna Dascanio, 63 anni

«Don Francesco era un docente serio e capace»
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«Per me, aldilà della tonaca, è stato un bravo collega». E’ così che si è espressa a BisenzioSette la docente Giovanna Dascanio, 63 anni, che nella sua carriera professionale ha avuto modo di conoscere e collaborare don Francesco Spagnesi (nella foto). «Circa 15 anni fa – ha spiegato la docente – quando insegnavo trattamento testi e dati applicazione gestionale ho avuto modo di conoscere don Francesco che all’istituto Datini insegnava religione». La docente conserva un ricordo positivo: «Don Francesco era una brava persona, solare, un collega dalla battuta pronta, empatico, un docente che sapeva tenere la classe. Non faceva lezione da oratore ma era capace di suscitare l’interesse dei ragazzi. Per questo sono rimasta davvero sorpresa quando ho letto le notizie di cronaca e non riesco a capire cosa l’abbia portato nel baratro. Purtroppo – ha proseguito – quando si cede alla carne poi si avanti con tutto il resto». L’ex collega, ovviamente, come tutti, ha affermato di fare affidamento alla Magistratura per quelle che saranno le ulteriori risultanze dell’indagine ma ha ritenuto ingiusto che don Francesco sia stato sottoposto ad una sarabanda di accuse ed offese, soprattutto sui social e sul web. «Io non me la sento di puntare il dito – ha precisato – come fanno le persone a giudicare e commentare senza conoscere il vissuto di don Francesco? Nessuno nega che dovrà pagare per quello che ha fatto ma si è dato troppo valore all’abito che portava e non all’uomo che è». La docente ha poi rivelato di essere cattolica ma non troppo praticamente: «Mi piaceva molto come si esprimeva con i ragazzi, era una persona baldanzosa e goliardica. Anche la sua omosessualità all’epoca non era emersa, anzi, non l’avrei mai sospettata.  Insomma in questa brutta storia – ha proseguito – gli unici che dovrebbero parlare (come gli operatori del Sert) non parlano. Nessuno si può mettere sul piedistallo, un tempo anche nella scuola si facevano decine di incontri, si parlava molto di più dalla droga e dei suoi effetti, mentre oggi, nonostante l’Hiv stia aumentando, così come il consumo di sostanze stupefacenti, ci sono sempre meno progetti da affrontare insieme ai ragazzi nelle aule scolastiche. Non si promuove più l’educazione alla prevenzione e questo non è assolutamente un bene».

La testimonianza della docente non è l’unica: tante persone che hanno conosciuto don Francesco lo descrivono come una brava persona, attenta a tutto tanto da non riuscire  a pensarlo diversamente da come l’hanno conosciuto nonostante le tante parole ed offese che oggi sono state spese nei suoi confronti.

Toccanti anche le parole del vescovo di Prato Giovanni Nerbini  durante la messa alla Castellina: «Ma ancora oggi, conosciuta tutta la storia, io continuo a soffrire, a sperare ed a pregare per lui. Cercherò di fare quel poco, pochissimo, che ormai è in mio potere fare per aiutarlo ancora. Spero che un giorno, col cuore in mano, lui possa domandare perdono, non a me ma a voi e sarebbe un grande passo».

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