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L’affondo di Cgil Toscana nella pandemia: “Gli ospedali fiorentini sono al collasso”

La Cgil regionale della Toscana lancia un appello accorato alla politica per sbloccare le assunzioni e tutelare la sicurezza all'interno degli ospedali, soprattutto quelli fiorentini, che sono a "rischio collasso".

L’affondo di Cgil Toscana nella pandemia: “Gli ospedali fiorentini sono al collasso”
Firenze, 30 Ottobre 2020 ore 16:53

Riceviamo e pubblichiamo un duro messaggio di accusa da parte della Cgil regionale in merito alla situazione che attualmente si riscontra all’interno degli ospedali di Asl Toscana Centro e, nello specifico, della zona di Firenze.

“Ospedali fiorentini al collasso” l’affondo di Cgil Toscana

Da una settimana tutti i presidi ospedalieri della zona fiorentina e della USL Toscana Centro sono investiti in pieno dall’ondata di ricoveri covid che sta mettendo in ginocchio l’intero sistema ospedaliero. I reparti Covid sono pieni da giorni in tutti i presidi ospedalieri, l’apertura di nuovi posti letto (16 a Torregalli, 10 a Ponte a Niccheri) risulta impossibile a causa della mancanza di personale infermieristico e OSS. Chiediamo assunzioni subito.

Serve velocità da parte di Estar nel fornire i nomi dei vincitori delle graduatorie in essere, le lungaggini burocratiche nel reclutamento dei vincitori, fino a 30 giorni dopo la lettera di chiamata, rendono impossibile non solo l’apertura di nuovi posti letto, ma anche il mantenimento delle dotazioni minime ed essenziali nei reparti ospedalieri.

Serve che la Regione faccia un atto che obblighi le aziende private a rinunciare il preavviso e permettere ai lavoratori che vengono chiamati dal SSR di entrare in servizio immediatamente senza avere penalizzazioni che in alcuni casi ammontano anche a 2000 euro. Così come serve una programmazione per evitare di assegnare i neo assunti in altre province rispetto alla loro residenza.

Occorre fare sistema. Le Aziende della sanità privata e i gestori di RSA si devono adoperare immediatamente per reclutare il personale necessario per coprire le carenze, non è pensabile che in una situazione di difficoltà come quella che stiamo vivendo si assista a continue richieste di personale pubblico per coprire le carenze delle strutture private. Questo tipo di richieste, insieme al mantenimento delle attività ordinarie e all’alto numero di lavoratrici e lavoratori che si stanno contagiando tra le professioni sanitarie, più di 250 nella sola USL Toscana Centro, lascia i reparti ospedalieri in ginocchio.

Alle carenze di personale si aggiungono le difficoltà organizzative con l’aumento del rischio di contagio sia per i lavoratori e per gli utenti. La mancanza di posti letto Covid negli ospedali determina il rischio di tenere i pazienti Covid all’interno dei pronto soccorso aziendali troppo a lungo, con il pericolo che questo può comportare nella promiscuità con gli altri pazienti non covid.

Nel Presidio Ospedaliero di Ponte a Niccheri gli stessi operatori sono costretti, per mancanza di un’area pulita all’interno dei reparti, a togliersi le pesanti tute DPI nei terrazzi privi di copertura al freddo e sotto la pioggia, ed anche il semplice guasto di un ascensore può vanificare il rispetto dei percorsi separati tra pazienti Covid e non Covid (pulito/sporco).

Nel Presidio Ospedaliero di Torregalli ci scontriamo con impianti vetusti quando i locali individuati per incrementare i posti letto Covid necessitano di ossigeno e macchine a ventilazione assistita. Serve attenzione per garantire la sicurezza e la salute degli operatori sanitari, con test periodici, così come per i pazienti dei reparti Covid free che devono essere preservati dal contagio. Non sono tollerabili mancanze di forniture di DPI, deve essere garantito l’approvvigionamento in maniera costante nei prossimi mesi.

Ad oggi la Regione, colpevolmente incapace di percepire la drammatica situazione in atto, non ha attuato tutte le dovute misure straordinarie che da giorni chiedono le Organizzazioni sindacali, come ad esempio l’attivazione di misure straordinarie per assumere il personale in modo rapido o la rimodulazione delle attività ambulatoriali non urgenti e differibili. Il picco pandemico di questa nuova ondata è previsto fra alcune settimane, se non saranno prese immediate misure straordinarie le conseguenze per la nostra realtà saranno insostenibili.

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