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"Fu tentato stupro di gruppo"

Caso Martina Rossi, il pg chiede tre anni per Albertoni e Vanneschi

La giovane studentessa morì in Spagna precipitando dal sesto piano di un hotel. Presenti in aula i due aretini imputati.

Caso Martina Rossi, il pg chiede tre anni per Albertoni e Vanneschi
Cronaca Firenze, 08 Aprile 2021 ore 09:51

È una sfida contro il tempo o, per meglio dire, contro la prescrizione quella che si è svolta oggi nelle aule del Tribunale di Firenze durante il processo di appello bis per la morte di Martina Rossi. La giovane studentessa precipitò dal balcone di un hotel di Palma di Maiorca nel 2011, secondo l’accusa, fuggendo da un tentativo di stupro.
Il procuratore generale Luigi Bocciolini ha chiesto oggi 3 anni di reclusione per Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, entrambi trentenni, imputati per tentata violenza sessuale di gruppo ai danni della ragazza. Richiesta avanzata anche dai legali dei genitori i quali temono fortemente la prescrizione che dovrebbe scattare ad agosto. Una pena dimezzata dunque rispetto ai 6 anni chiesti nel processo di primo grado poiché sette mesi fa è stato prescritto il reato di morte come conseguenza di altro reato. Le autorità spagnole archiviarono il caso come suicidio ma in Italia, le procure di Genova e Firenze avviarono accertamenti sulla morte della ventenne. A fare molto discutere furono anche i post su Facebook dei due ragazzi nei giorni successivi la morte della ragazza come si legge nei documenti: “A Palma sono passati i fuoriclasse (..) delirio, terrore e ancora delirio (..) veramente un’avventura alla vallanzasca la nostra” . A pesare furono anche le intercettazioni del 2012 quando, nella stanza della procura, i due accennarono alla violenza sessuale e cercarono di mettersi d’accordo sulle dichiarazioni da fornire agli inquirenti. Fuori dal tribunale di Firenze, questa mattina, anche un presidio dell’associazione femminista “Non una di meno Firenze“.

La lunga lotta per la verità dei genitori

Presenti ma profondamente provati i genitori della ragazza Franca Murialdi e Bruno Rossi, da anni chiedono che venga fatta giustizia e che si stabilisca una verità processuale sulla morte della figlia. Alla tesi del suicidio non hanno mai creduto e lo hanno ribadito in questi anni, mano nella mano, nelle aule dei tribunali.

L’agitazione traspare dalla voce commossa di Bruno:

“Non si può essere soddisfatti, è l’inizio di un processo nel quale stiamo cercando di difendere questi tre anni che rimangono, il prezzo che devono pagare per aver fatto del male a Martina- ha riferito il padre di Martina- mia figlia non è caduta per sua volontà, spero in una condanna definitiva anche se pare evidente che chi ruba una mela al supermercato riceve una pena maggiore di questa. Pensavano di poter fare quello che volevano fare e invece la vita di Martina è finita così. Nonostante tutto abbiamo ancora fiducia nella giustizia”

Attorno al dolore dei familiari, in tutto questo tempo, si è riunita una lunga lista di gruppi associazioni e raccolte firme sui social affinché rimanesse alta l’attenzione sul caso.

Il presidio dell’associazione fiorentina “Non una di meno” davanti al tribunale di Firenze

La madre di Martina, Franca, all’uscita del processo ha dichiarato:

“Vorrei che non passasse il messaggio che chi ha fatto del male possa continuare ad essere così arrogante e salvarsi, in qualche maniera, dilazionando tutto. Chiediamo la certezza della pena, i due ragazzi non si sono mai fatti vedere ai processi presentandosi solo adesso, dopo 9 anni, dopo non averla nemmeno soccorsa nel momento del bisogno- ha raccontato- è meglio che non li incroci perché è dura e come la nostra storia ce ne sono tante. La parola fine la metterà il tempo”

Presenti in aula anche gli imputati Albertoni e Vanneschi

Si sono presentati al Tribunale di Firenze anche i due aretini accusati di aver tentato di violentare la giovane studentessa genovese quel tragico 3 agosto del 2011. Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, per nove anni, non sono mai apparsi nelle aule fino alla corte d’appello di Firenze il 17 febbraio 2020, dove hanno voluto rilasciare alcune dichiarazioni spontanee. La giovane ragazza si trovava in vacanza con le amiche quando conobbe il gruppo di aretini. Una volta rientrati in albergo alcuni di loro si erano appartati mentre Martina, per non restare da sola, aveva deciso di salire nella camera dei due ragazzi conosciuti poco prima. E poi il volo, dal sesto piano dell’hotel proprio dalla camera dei due. Attimi che la procura sta cercando di definire.

In primo piano l’avvocato Stefano Buricchi e il suo assistito Luca Vanneschi

Il legale di Vanneschi, Stefano Buricchi, ha risposto così alle domande dei giornalisti sui tempi del processo:

“Difensori e imputati non hanno mai puntato alla prescrizione, il processo si è sempre svolto secondo i tempi voluti dalla corte”

In primo grado i due vennero condannati dal tribunale di Arezzo a sei anni di reclusione ritenendo che Martina fosse precipitata dalla stanza d’albergo nel tentativo disperato di fuggire. Il 9 giugno scorso vennero assolti dall’accusa di tentata violenza sessuale mentre uno dei due capi di imputazione -la morte come conseguenza di altro reato- è finito in prescrizione. Nel gennaio del 2021 la Cassazione ha annullato la sentenza accettando il ricorso presentato dalla procura di Firenze disponendo un nuovo appello.

L’obiettivo del sostituto procuratore e dei legali della famiglia è di svolgere il processo di appello in tempi brevissimi. Oltre all’udienza di oggi, della quale si aspetta la sentenza, è già stato fissato l’appuntamento per il 14 aprile e successivamente una terza udienza in programma il 28 aprile.

 

 

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