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Cioni (Cna): “ I termovalorizzatori? Non sono il male assoluto, anzi”

Per la Cna è necessario un piano regionale energetico che comprenda anche il trattamento dei rifiuti.

Cioni (Cna): “ I termovalorizzatori? Non sono il male assoluto, anzi”
Attualità Piana Fiorentina, 21 Marzo 2022 ore 12:57

Cioni (Cna): “ I termovalorizzatori? Non sono il male assoluto, anzi”

“Lo studio di fattibilità sulla riattivazione della centrale elettrica di Dicomano, gli interventi per potenziare quella di Marradi, pur tra stop and go, le pale eoliche del Mugello, il federalismo energetico proposto dall’Assessore Marras, la vendita diretta alle imprese toscane dell’energia del bacino geotermico di Amiata e Larderello, un parco eolico in mare: un fiorire di progettualità certamente doveroso con il prezzo dell’energia esploso del 112% solo nel primo trimestre dell’anno. Non possiamo che esprimere soddisfazione per ogni percorso in grado di portare alla produzione di energia locale da fonti green e rinnovabili (meglio se con impianti di nuova generazione e non con costosi interventi per riattivarne di vecchi e poco performanti), purché all’interno di un piano energetico varato dalla Regione Toscana, condiviso anche con le amministrazioni comunali e con le associazioni di categoria”.

Così Giacomo Cioni, presidente di CNA Firenze Metropolitana, sui progetti per la produzione di energia locale portati all’attenzione dell’opinione pubblica, nelle ultime settimane, da soggetti diversi.

Un piano energetico che CNA ritiene debba essere monitorato dagli addetti ai lavori e monitorabile da parte della cittadinanza, in modo che non finisca per essere solo un mero annuncio, ma una fase di una vera e propria transizione ecologica.

“Un piano pluriennale e innovativo, che includa anche la soluzione del problema dei rifiuti, con un auspicato cambio di paradigma che trasformi ciò che oggi è visto come un costo nell’opportunità offerta dalla termovalorizzazione, cui ricorrere al netto dei recuperi dell’economia circolare e di un’adeguata raccolta differenziata – prosegue Cioni – In breve, crediamo che la parte dei rifiuti non reintrodotti nell’economia circolare debba concludere il suo ciclo all’interno di termovalorizzatori innovativi così da produrre energia ed acqua calda da distribuire alla comunità circostante tramite il teleriscaldamento, cogliendo la doppia opportunità di ridurre la tassa sui rifiuti e di abbassare il costo energetico delle varie utenze”.

Una strada percorribile, come indicano i tanti esempi europei

Certo, grazie ai progressi degli ultimi anni nella raccolta differenziata, l’Italia è ora il sesto paese in Europa in termini di percentuale di riciclo e compostaggio. Tuttavia, ancora il 28% dei rifiuti urbani finisce in discarica, rispetto all’1 per cento dei paesi scandinavi e della Germania. Un caso emblematico è quello della Danimarca, il primo paese in Europa ad introdurre, con legge, il divieto di conferimento in discarica dei rifiuti ammissibili all’incenerimento, cioè in grado di produrre energia.

Utilizzare i fondi del Pnrr

“Utilizzare i fondi del PNRR per innovare e costruire nuovi impianti, piuttosto che riattivare con dubbi risultati quelli vecchi, siano essi termovalorizzatori che centrali idroelettriche, potrebbe andare in questa direzione. L’impossibilità di sostenere gli attuali costi energetici, tanto da parte delle famiglie che delle imprese, lo richiede” prosegue Cioni.

Il federalismo energetico proposto da Marras?

“Bene se attuato a livello regionale, se invece si pensa a distribuzioni locali il rischio è quello di innescare meccanismi che, favorendo certe imprese ma non altre, diano il là a fenomeni di concorrenza sleale” commenta Cioni.

“L’attuale crisi energetica non sarà breve e presenterà un prezzo elevato. Dobbiamo essere molto realisti, non possiamo escludere che gli spaventosi aumenti dell’energia possano avere effetti molto più pesanti rispetto alle restrizioni che abbiamo vissuto per fronteggiare la pandemia – conclude Cioni – Un problema ancor più pesante per le piccole imprese  che subiscono una distribuzione iniqua del sistema degli oneri generali, a cui contribuiscono per il 49%, e con i quali finanziano anche, paradossalmente, le agevolazioni per le aziende energivore alle quali non accedono. La distribuzione sperequata aggrava i ‘normali’ costi energetici di un ulteriore 35%, mettendo le piccole imprese ai margini di un mercato in cui le imprese industriali hanno il vantaggio competitivo di pagare l’energia quattro volte di meno. È quindi necessaria la riforma rapida e drastica della struttura della bolletta, che garantisca una distribuzione più equa degli oneri generali di sistema tra le diverse categorie di utenti e legata all’effettivo consumo. Il decreto energia di venerdì scorso, che non va in questa direzione, è deludente: un pannicello caldo”.

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