cronaca

Morì in prigionia: la salma torna a casa dopo 76 anni

La giornalista Maria Serena Quercioli è riuscita a rintracciare la tomba di Bruno Corsi.

Morì in prigionia: la salma torna a casa dopo 76 anni
Piana Fiorentina, 12 Luglio 2020 ore 18:20

Morì in prigionia: la salma torna a casa dopo 76 anni

 

Alla fine ce l’ha fatta: dopo anni di ricerche la giornalista Maria Serena Quercioli è riuscita a rintracciare la tomba di Bruno Corsi, lo zio di cui aveva sempre sentito parlare e di cui si sapeva solo che era morto in Germania in un campo di lavoro durante la guerra. Adesso Maria Serena avvierà le pratiche per l’esumazione e per il suo ritorno in Italia, 76 anni dopo la sua scomparsa: «Mi piacerebbe seppellirlo a Carmignano, da lì si ammira il paesaggio della sua Firenze, la città che amava tanto».

La storia

Quella di Bruno Corsi, nato a Campi Bisenzio nel 1912, è la storia di uno di quelle migliaia di soldati italiani che dopo l’armistizio si rifiutarono di entrare nel nuovo esercito di Mussolini e vennero imprigionati dai tedeschi per essere avviati ai campi di lavoro in condizioni durissime. Un grande atto di resistenza che per anni è stato misconosciuto e che solo negli ultimi decenni è stato finalmente apprezzato: «Bruno Corsi fu appunto uno dei militari che rifiutò l’arruolamento con i tedeschi – spiega Maria Serena Quercioli – fu catturato e deportato. Bruno era un soldato del 3° Reggimento di Artiglieria Contraerea e fu fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte croato il 12 settembre 1943 ed internato prima a Sarajevo (campo di transito) e poi in Germania nello Stalag XI B di Fallingbostel (Bassa Sassonia). Gli viene dato il numero di matricola di prigionia 164481 e poi assegnato al comando di lavoro n° 6072 di Braunschweig e le condizioni di vita in quel campo furono dure. Il 17 settembre 1944 morì a causa di un attacco aereo e venne sepolto nel cimitero di Braunschweig (Hochstrasse Friedhof).

Le sue spoglie

Nella seconda metà degli anni Cinquanta le sue spoglie vennero esumate su ordine del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Ministero della Difesa) e traslate nel cimitero militare d’onore di Amburgo (Hauptfriedhof Ojendorf)». Da allora di Bruno Corsi è rimasto solo il ricordo e l’amore dei familiari, oltre che un oggetto molto particolare: «Di lui restò come ricordo solo il mandolino – racconta ancora Maria Serena Quercioli – Questo mandolino, passato attraverso tre generazioni, si vede che è vecchio, sarebbe da restaurare ma toccandolo è come guardare una fotografia: immagini un giovane militare con la divisa dell’epoca che a Firenze lo suonava sempre. La musica anche nei momenti più bui e tristi, come quelli del passaggio della guerra o negli stessi campi di sterminio, ha avuto il potere di fermare il tempo, di mettere tutto in pausa, di creare l’illusione – seppur per poco – che tutto presto sarebbe finito».

Grazie alle ricerche di Maria Serena Quercioli adesso sono note anche le tombe di altri internati militari campigiani: «Nei cimiteri militari italiani, situati fra Germania e Polonia, restano sepolti altri tre militari nati a Campi Bisenzio come Bruno Corsi – conclude la giornalista campigiana – Franchino Cecconi (nato il 9 aprile 1912) sepolto a Bieleny/Varsavia (Polonia), Brunetto Frati (nato il 7 settembre 1908) sepolto ad Amburgo e Paolino Scuffi (nato il 9 ottobre 1922) sepolto a Francoforte sul Meno.
Poi l’elenco si compone di tutti i fiorentini e dei comuni della provincia, un elencolunghissimo: nessuno di loro dovrebbe essere dimenticato».

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